Un fiocco bianco il simbolo della giornata che condanna soprusi e maltrattamenti nei confronti del popolo femminile. Sempre più dura la battaglia per salvare la vita di Sakineh, la donna iraniana condannata alla lapidazione. A Messina si “combatte” per superare le difficoltà economiche che mettono a rischio il futuro del Cedav
Si celebra oggi la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne indetta dall’Onu. Simbolo di una battaglia che ancora oggi fatica ad essere combattuta, un fiocco bianco: la scelta di individuare in esso il segno della lotta ai soprusi contro il gentil sesso, risale al 1991, a seguito di un sanguinosa fatto di cronaca avvenuto in Canada, a Montreal, dove 3 studentesse furono brutalmente trucidate per il solo fatto di essere donne ed aver scelto di iscriversi alla facoltà di ingegneria, regno del “sapere maschile”.
A distanza di vent’anni, di strada per affermare i diritti di madri, sorelle, figlie, ne è stata fatta, ma ancora tanti rimangono i muri da abbattere. Il pensiero non può non volare in una terra lontana, dove per cultura e tradizione la donna continua a non avere nè voce nè volto, quest’ultimo sempre coperto da un velo nero: siamo in Iran dove la giovane Sakineh (su approfondimento i passaggi della vicenda), condannata alla lapidazione per il presunto tradimento del marito, è diventata il simbolo della voglia di riscatto del mondo in rosa. Anche oggi a Messina, dopo la fotografia della ragazza appesa ai portici di Piazza Antonello per iniziativa degli universitari, si svolgerà un convegno in cui verrà discusso proprio il caso dell’iraniana condannata, balzato sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo ma che rappresenta solo la punta di un enorme iceberg.
Negli ultimi anni, sono aumentati esponenzialmente i centri che si occupano delle violenze perpetrate nei confronti delle donne, di soprusi e molestie che spesso non lasciano respiro. Un grosso passo in avanti in tal senso, lo si è riuscito a fare con la recente approvazione della legge anti-stalking. Purtroppo però nella città dello Stretto, la situazione si capovolge, perché proprio il “Cedav-Onlus” che dal 1989 opera sul territorio di Messina e Provincia, rischia di chiudere battenti. La denuncia è giunta qualche giorno fa proprio dalla presidente del Centro, l’avvocato Carmen Currò, che rivolgendosi direttamente alla cittadinanza, specialmente alla componente femminile, chiede un sostengo economico per scongiurare la definitiva scomparsa del centro. L’appello è stato lanciato attraverso una lettera, di cui in basso riporteremo il testo integrale, in cui il legale che ha assistito numerose donne vittime di stalking, violenze, maltrattementi di fidanzati o “mariti-padrone”, non nasconde le difficoltà legate persino al pagamento delle bollette telefoniche.
A mostrare solidarietà al Cedav il direttivo di Sinistra Ecologia e Libertà che per i prossimi giorni annuncia una mobilitazione di tutti i propri aderenti: «Siamo fiduciosi – scrivono il segretario provinciale Salvatore Chiofalo e il coordinatore del “Circolo Matteo Cucinotta” Daniele Ialacqua – che proprio per la straordinaria e indispensabile azione sociale del centro, nella nostra realtà, i messinesi sapranno cogliere l’invito e sostenere l’importante centro la cui esistenza assume, nei nostri giorni, un valore essenziale: ascolto, aiuto e guida ai tanti offesi nella dignità, Donne e Bambini. Oltretutto, l’associazione che mette a disposizione numerosi volontari tra i quali avvocati, pedagogiste, assistenti sociali, psicologhe da diversi decenni, è punto di riferimento costante di quanti sono indifesi e abbisognano di aiuto e ascolto»
Per aiutare il Cedav e soprattutto i silenziosi appelli di tante donne che ancora magari non hanno avuto il coraggio di comporre il numero telefonico del Centro Anti Violenza, è stata attivata una sottoscrizione libera, con richiesta di aiuto economico, da versare sul conto SANPAOLO 739 FILIALE DI MESSINA- VIA LUCIANO MANARA,8/16- IBAN IT 85 Q030 6916 500100000003396 . Per qualsiasi chiarimento, i cittadini che vogliono sostenere il Cedav potranno contattare l’associazione al numero di cellulare 345 2630913.
Di seguito la lettera dell’avvocato Camen Currò, presidente del Cedav
« Poche righe per ricordare che, dal 1989, il Cedav-onlus (Centro Donna Antiviolenza) offre un servizio di assistenza e sostegno alle donne vittime di violenza della città di Messina e non solo.
La nostra storia è sempre stata all’insegna del desiderio di poter offrire il meglio, con le forze e le risorse disponibili. Dopo ampie discussioni, in cui abbiamo ragionato sulla nostra situazione attuale ed il nostro incerto futuro, noi socie del Cedav-onlus abbiamo deciso che era doveroso rendere parte la città dei problemi ormai assillanti che siamo costrette ad affrontare giorno dopo giorno.
Con alti e bassi, negli anni, siamo riuscite ad avere una qualche collaborazione, ora col Comune di Messina, ora la Provincia Regionale, e specialmente con la Regione Sicilia e il Dipartimento dei Diritti e delle Pari Opportunita’, grazie all’approvazione di alcuni progetti in cui siamo stati partner insieme e ciò ci ha permesso di operare sfruttando al meglio le risorse umane e continuando ad avere quelle condizioni generali (sede e telefono) senza le quali non avremmo potuto fare nessun tipo d’intervento.
Con gli anni l’associazione è cresciuta nella stima della cittadinanza e considerazione dei referenti pubblici, oltre che privati, in specie delle donne, tanto da ricevere regolarmente segnalazioni di casi di violenza sia dai servizi sociali, dai servizi socio-sanitari, dalle agenzie scolastiche e formative che dalle forze dell’ordine.
Oggi ci troviamo a vivere un drammatico paradosso: le donne si rivolgono a noi per un aiuto, molte anche grazie alla campagna pubblicitaria del n° verde nazionale 15 22, con il quale siamo collegate; le forze dell’ordine sono sempre più sensibilizzate sulla nostra competenza in caso di maltrattamento e violenza sulle donne, ma noi NON SAPPIAMO PIU’ COME PAGARE L’AFFITTO E LE BOLLETTE DEL TELEFONO. Naturalmente, le prestazioni delle operatrici sono a titolo gratuito.
Per questi motivi abbiamo deciso di parlare direttamente alla cittadinanza tutta, alle donne specialmente, alle istituzioni, alle forze economiche e imprenditoriali, agli organi di stampa, perché si sappia che da sole non potremo farcela ancora per molto.
Abbiamo bisogno non solo di solidarietà morale ma anche di quella economica».
