«La scuola un’arma in più per combattere la dislessia». Una mamma racconta l'esperienza vissuta con la sua bambina

«La scuola un’arma in più per combattere la dislessia». Una mamma racconta l’esperienza vissuta con la sua bambina

«La scuola un’arma in più per combattere la dislessia». Una mamma racconta l’esperienza vissuta con la sua bambina

sabato 18 Luglio 2009 - 08:47

Qualche giorno fa la lettera di alcuni genitori: «La scuola interviene in questioni di carattere medico-psicologico che hanno poco a che fare con l’ambiente didattico». Oggi la replica di una mamma che sottolinea invece come sia proprio la didattica a poter dare un aiuto per affrontare questo tipo di problema

Qualche giorno fa un gruppo di genitori ha inviato alla nostra redazione una lettera per esprimere preoccupazione e perplessità rispetto all’attuale organizzazione del sistema scolastico che avrebbe perso la principale finalità:informare ed educare. Questa, riproponendovi uno stralcio della lettera che avrete modo di consultare cliccando in basso, la posizione sostenuta da genitori e docenti: « Con l’utilizzo di screening e progetti vari, l’attenzione è stata deviata dalla vera didattica per incanalarla verso problematiche di carattere medico-psicologico che nulla hanno a che fare con l’ambiente scolastico, nella ricerca e individuazione di presunti disturbi psichici negli studenti. Preoccupanti in particolare sono le iniziative anche a livello istituzionale in merito ai cosiddetti disturbi dell’apprendimento, come “dislessia”, “discalculia”, “disortografia”»

Oggi invece sulle pagine del nostro giornale diamo spazio alla “replica” di una mamma la cui figlia è affetta da dislessia e che, sulla base della propria esperienza, ha deciso di intervenire fornendo un giudizio in netta contrapposizione a quello manifestato dal gruppo di genitori. Di segutio la lettera.

Leggo con stupore e indignazione la lettera inviata l’8 luglio scorso al vostro giornale on line, da un gruppo di genitori ed insegnanti a proposito della dislessia e delle misure che il Governo intende adottare. Il problema dei disturbi dell’apprendimento è finalmente diventato oggetto di discussione e conseguente adozione di provvedimenti con anni di ritardo rispetto a qualunque paese avanzato. La comunità scientifica internazionale ha da tempo stabilito che si tratta di un disturbo neurologico e genetico incurabile ma largamente compensabile con metodi didattici adeguati. Il disturbo insorge in bambini normodotati ma che ancor oggi, nelle nostre scuole, vengono bollati come svogliati, distratti e non contestualizzati. Questo approccio, soprattutto da parte degli insegnanti ha favorito il generarsi in questi ragazzi di numerosi altri problemi correlati (ansia, disistima, fragilità emotica etc.) ma soprattutto ha precluso ai portatori del problema la possibilità di vivere il proprio percorso scolastico nel rispetto della loro diversità genetica e neurologica. Spesso gli insegnanti chiedono per loro il sostegno (che si ricorda può essere concesso solo in presenza di handicap e la dislessia certo un handicap non è) con conseguenze sul piano psicologico di immediata comprensione. Il mio intervento sul vostro giornale non vuole e non può avere il peso di una posizione scientifica perché scaturisce solo dalla mia esperienza di madre di una ragazza di 15 anni afflitta da questa difficoltà. Questo ha comportato e comporta da anni lunghi e costosi interventi riabilitativi (quelli del pur meritevole servizio pubblico a causa delle liste di attesa sono insufficienti), interi pomeriggi passati accanto a lei per svolgere i compiti puntualmente poi sviliti dall’insegnante, ore di esercizio e di fatica che mai porteranno mia figlia a qualsivoglia gratificazione. Si è arrivati anzi alla bocciatura del 1° superiore, pur in presenza di una certificazione che non voleva essere un alibi ma richiedeva, esclusivamente, l’applicazione di quelle misure che tanto hanno indispettito i firmatari di quella lettera. Voglio aggiungere che mia figlia ha un quoziente intellettivo di 120 (leggi: molto alto e dunque molto intelligente; certamente superiore alla media). Chiedere quindi e forse finalmente ottenere, in una nazione che vorremmo civile, delle misure che permettano ai nostri figli di poter seguire un percorso scolastico non necessariamente nelle scuole professionali, senza subire ulteriori umiliazioni che minano profondamente l’equilibrio dei ragazzi mi sembra possa essere paragonato alla legittima richiesta di un genitore con il figlio fortemente miope a cui possa essere assegnato il primo banco senza che questo susciti la reazione forte degli altri genitori. D’altro canto basterebbe fare un giro nei centri presenti in città per la diagnosi e la cura di questo disturbo, parlare con gli specialisti per capire quanta sofferenza, dolore, incertezza per il futuro questo problema causa ai ragazzi e allle loro famiglie. Tra l’altro mi chiedo come si possano confutare anni di studi scientifici realizzati da equipe che a questo problema lavorano e, cosa ancora più grave, come possano farlo tanti insegnanti firmatari di quella lettera! Insegnanti che, questo trapela, si vuole trasformare in burocrati del programmino, asettici tecnici dell’attività didattica scollati dalle peculiarità, differenze, attitudini dei ragazzi impegnati solo a travasare nozioni e “calcolare” il voto. O forse, ancora peggio, i nostri ragazzi disturbano gli altri, quelli cui basta una veloce lettura per rimediare una buona valutazione, quelli che con uno sguardo copiano la verifica, quelli che con un paio di giorni di studio recuperano l’intero anno? Perché ai ragazzi diligenti e seri i nostri non nuociono né rallentano il percorso anzi, mi permetto di dire, li arricchiscono con l’esperienza della molteplicità e unicità dell’essere umano; questa esperienza li aiuterà certamente a diventare adulti capaci di “sopportare” le differenze, di accogliere chi ha modalità e tempi diversi dai propri, chi nonostante un percorso di fatica lotta per costruirsi ma soprattutto li aiuterà a diventare adulti più sensibili, informati e consapevoli dei firmatari di quella incomprensibile lettera.

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