Foschi: «La scuola oggi deve fare i conti con i cambiamenti di tipo antropologico delle nuove generazioni»
“Una scuola che parla al futuro” è il titolo che diesse Messina ha scelto per discutere delle questioni calde legate alla riforma della scuola. Il convegno, che si è svolto presso l’Aula Magna dell’Istituto Magistrale -E. Ainis-, ha avuto come relatori il prof. Fabrizio Foschi, Presidente Nazionale Associazione Diesse, e il dott. Roberto Monteforte, Vicepresidente CdO Sicilia Orientale. I lavori sono stati coordinati dalla prof.ssa Serenella Scuto, responsabile diesse Sicilia.
Dopo il saluto iniziale del dirigente scolastico, prof. Elio Parisi, che ha detto di ritenere il «convegno un momento utile per rimettersi in gioco e di farlo assieme ai ragazzi allo scopo di costruire comunità vere di formazione dove ci si possa esprimere in modo plurale», ha preso la parola il prof. Foschi secondo il quale «la scuola e la società tutta oggi devono fare i conti con cambiamenti di tipo antropologico e di mutazione del modo di percepire la realtà, in particolare da parte delle giovani generazioni». Mutazione dovuta principalmente alla «separazione che si è venuta a creare tra affezione e razionalità, così che il governo di questi cambiamenti è il compito che una società evoluta non può disattendere se vuole continuare a evolversi in modo ordinato».
Il vero problema del futuro riguarda allora la «risposta alle domande di senso e di significato della vita che i giovani rivolgono instancabilmente agli adulti: è – continua Foschi – dalle risposte a tali domande che dipende il governo di un simile cambiamento». Se il problema riguarda le risposte che si danno ai giovani «il terreno comune tra società, scuola e mondo del lavoro non può non essere la persona e la sua educazione». Solo partendo da tale consapevolezza si possono affrontare i nodi che la riforma Gelmini pone a tutti gli attori sociali. Nodi che attengono alla «posizione che si assume di fronte a un cambiamento in atto, posizione che non può essere in alcun modo ideologica, al percorso attraverso il quale avviare alla scuola una nuova generazione di insegnati e a quale debba essere il ruolo effettivo dei docenti, se devono cioè considerarsi degli insegnanti, degli impiegati o dei professionisti».
Per il prof. Foschi «la riforma Gelmini ha sicuramente essenzializzato i percorsi formativi contribuendo a rendere più semplice la scelta delle famiglie e ha valorizzato molto il percorso liceale non tralasciando quello professionale». Certo «la questione degli organici e i tagli che ne sono conseguiti è sicuramente un punto dolente della riforma che si può risolvere ricorrendo all’autonomia e quindi attingendo a fondi esterni alla scuola». La riforma ha «rimodulato la formazione iniziale dei docenti, prevedendo un tirocinio sul campo, e ha introdotto la valutazione dei docenti cui corrisponde una premialità». E’ chiaro che la riforma Gelmini, come tutte le riforme, è perfettibile ma la «vera sfida per le scuole e soprattutto per gli insegnati è quella di non concepirsi come soggetto a sé ma di mettersi in rete per condividere informazioni e risorse».
Per il dott. Monteforte, imprenditore nel campo di apparecchiature biomedicali, «l’approccio innovativo di diesse al mondo della scuola sta nel fatto che essa mette in evidenza come non ci si possa arroccare sulle proprie posizioni, su posizioni di principio».La scuola e il mondo delle imprese devono «cominciare a parlarsi e a concepirsi come un’unica comunità tesa al raggiungimento del bene comune. L’istruzione e la formazione non possono prescindere da un rapporto stringente col territorio, infatti non vi può essere ricchezza del territorio senza ricchezza delle imprese e di conseguenza ricchezza per l’istruzione». Secondo Monteforte è «necessario far accostare i giovani alla vita reale facendo far loro degli stage presso le aziende, solo così sarà possibile superare il gap che separa scuola e mondo del lavoro».
Il convegno dei diesse, ancor prima di questioni tecniche, ha avuto il merito di affrontare il vero problema della scuola che è anche il problema della società tutta: l’educazione. E’ necessario puntare l’attenzione sulla persona e sulle domande di compimento che essa esprime. Solo partendo da questa consapevolezza la scuola potrà ritornare al suo compito primario che è quello di dare gli strumenti per affrontare in modo adeguato la realtà.
