Mentre il governo Meloni è scosso da addii clamorosi, il leader M5S auspica un passo indietro dei due esponenti a causa delle indagini giudiziarie. Interviene pure il Pd
“In Sicilia Galvagno, presidente dell’Ars, è indagato ed è stato chiesto il rinvio a giudizio per peculato e corruzione (ha chiesto il giudizio immediato, n.d.r.). Idem, per l’assessora regionale al Turismo, Elvira Amata, è stato chiesto il rinvio a giudizio per corruzione. Di fronte a questi casi che facciamo? Aspettiamo che ci sia un altro voto democratico?”. Queste le dichiarazioni del presidente del Movimento Cinquestelle, Giuseppe Conte, a Dimartedì su La 7, intervistato da Giovanni Floris.
E così il segretario regionale del Pd Sicilia, Anthony Barbagallo: “Tardivamente duri e puri a Roma ma in Sicilia tutto tace. La premier Giorgia Meloni, dopo la batosta del referendum, ha ottenuto le dimissioni del sottosegretario alla giustizia Delmastro, per le sue “leggerezze”. E, seppure a scoppio ritardato, anche la ministra Santachè di FdI ha lasciato il dicastero al Turismo, dopo la richiesta ufficiale formulata dalla presidente del Consiglio. La stessa fermezza però non si registra in Sicilia, governata da Renato Schifani con il centrodestra, e in cui i Fratelli d’Italia non possono dirsi estranei a una questione morale enorme, che imbarazza tutti tranne loro”.
I casi Galvagno e Amata e il principio della responsabilità politica
In sostanza, approfittando dei casi delle dimissioni Santanchè, Delmastro e Bartolozzi, con il terremoto nel governo Meloni post vittoria del no al referendum, il centrosinistra punta a mettere in difficoltà una maggioranza in Sicilia, con la Giunta Schifani nella tempesta, già in crisi da tempo.
Riguardo all’assessora messinese Amata (Fratelli d’Italia), il 21 aprile il giudice per l’udienza preliminare Walter Turturici deciderà se accettare o meno la richiesta della Procura, che ha chiesto per lei il rinvio a giudizio. A sua volta, il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Gaetano Galvagno (anche lui FdI), indagato dalla stessa Procura per corruzione, peculato e falso ideologico, ha chiesto di essere processato con il giudizio immediato “per chiarire la propria estraneneità” ai reati contestati. L’udienza in Tribunale a Palermo sarà il 4 maggio
In generale, il principio della responsabilità politica imporrebbe, in questi casi, un momentaneo passo indietro. Ragioni di opportunità e l’importanza di tenere al riparo le istituzioni dalle ombre in attesa che si faccia chiarezza. Il tutto sempre nel rispetto della presunzione d’innocenza e di ogni garanzia. Ma la vicenda del governo Meloni dimostra che solo la sconfitta al referendum ha provocato un cambio di passo radicale e soprattutto tardivo. Vedremo che cosa succederà a livello regionale nella già dilaniata Giunta Schifani.
