Una soluzione innovativa (eppure tradizionale) nelle politiche per la famiglia
La carenza di asili nido pubblici è un problema storico a Messina. Ma se investire in strutture per la famiglia è troppo oneroso, la soluzione, ha suggerito la Cisl in una nota inviata al sindaco Giuseppe Buzzanca e agli assessori Pinella Aliberti (Politiche sociali) e Salvatore Magazzù (Politiche scolastiche), potrebbe venire dal Nord.
Si chiama tagesmutter, ed è una persona, adeguatamente formata, che offre educazione e cura a bambini di altri lavorando in casa propria ma in stabile collegamento con una Cooperativa che la sostiene e la supporta nel lavoro. Può accogliere fino ad un massimo di 5 bambini contemporaneamente, compresi i propri figli se presenti nell’orario di servizio. L’orario è altamente flessibile e concordato all’avvio del servizio tenendo conto delle esigenze della famiglia utente e delle disponibilità della tagesmutter stessa. La figura della bambinaia allargata è presente con successo da anni in Trentino-Alto Adige e in Calabria e si è dimostrata un valido modello di politica sociale a favore delle famiglie, per promuovere l’erogazione di servizi innovativi per l’infanzia in grado di integrare l’offerta pubblica e privata.
La Cisl ha proposto al Comune di Messina anche la stipula di una convenzione con le strutture private che rispondano a requisiti di qualità garantiti, individuandole con un bando pubblico, così come ha fatto la Regione Siciliana con il Progetto ALFA.
Attualmente gli asili pubblici a Messina (affidati tramite bando a cooperative) sono 1 e mezzo: solo 1, infatti, l’asilo di San Licandro, è autorizzato a ospitare bambini da 3 mesi a 3 anni, e dispone di circa 25 posti. L’altro, -L’angolo del cucciolo- di Giostra, invece, può accogliere bambini da 1 a 3 anni, fino ad un massimo di 48. Qualche anno fa, per giunta, il Comune di Messina non ha partecipato a un bando regionale e la Provincia regionale ha rispedito alla Regione il finanziamento per un nido aziendale.
Per tutte le altre famiglie, dunque, non rimane che il privato, una scelta obbligata che penalizza chi vuole avere figli. Gli asili nido, infatti, si legge nella nota della Cisl, devono poter essere una scelta per i genitori che lavorano, anche per avere i propri figli vicini durante la giornata: fornire più servizi alla prima infanzia consente contemporaneamente ai lavoratori e alle lavoratrici di poter lavorare con più serenità e di conciliare vita familiare e lavorativa.
L’Italia è molto lontana dal raggiungere gli obiettivi di Lisbona, che prevedono nel 2010 una copertura territoriale di asili nido pari al 33%, meta indispensabile anche per il raggiungimento dell’altro obiettivo di Lisbona: portare l’occupazione femminile al 60%.
