La storia della piazza di Mili San Marco nelle parole dell’architetto Giuseppe Aveni, progettista e direttore dei lavori

La storia della piazza di Mili San Marco nelle parole dell’architetto Giuseppe Aveni, progettista e direttore dei lavori

La storia della piazza di Mili San Marco nelle parole dell’architetto Giuseppe Aveni, progettista e direttore dei lavori

domenica 14 Marzo 2010 - 12:31

Tra rabbia, tristezza e sconforto. I prospetti nella photogallery

Oggi è triste, sporca, infangata e irriconoscibile. Gli anziani del paese la osservano commossi perché, inaugurata pochi anni fa, era il fiore all’occhiello della frazione di Mili San Marco.

Per ricostruire la storia di questa graziosa piazzetta abbiamo contattato l’architetto progettista e direttore dei lavori, Giuseppe Aveni, che realizzò il progetto nel 1997. L’Amministrazione Comunale di Messina lo approvò il 30 settembre dello stesso anno, e i lavori furono appaltati all’Impresa Lorenzo Todaro il 28 lugio 1998.

L’architetto è scosso, anch’esso commosso e un po’ arrabbiato.

Perché è anche arrabbiato?

-Perché dalle fotografie di Dino Sturiale abbiamo tutti notato come molte auto occupavano abusivamente la piazzetta, creando ostacoli per il naturale deflusso delle acque. Le automobili hanno fatto da diga, rischiando di incastrare l’acqua e il fango a monte: a prescindere dalla piazzetta, in questo modo si rischia di far morire la gente nelle proprie case, senza che neanche si possano rendere conto di cosa accada e soprattutto senza che possano scappare perché le strade sono bloccate dalle autovetture: se a Mili non piangiamo il morto è perché c’è stato un miracolo-.

In alcune riviste specializzate di architettura, la piazzetta di Mili San Marco è stata definita ‘Il Campidoglio della zona Sud di Messina’: com’è nata l’idea del progetto?

-Il progetto faceva parte di un programma di riqualificazione predisposto dall’amministrazione comunale di Messina con lo scopo di rivalutare delle piazze più rappresentative della città e del suo hinterland. L’iniziativa nasceva dalla considerazione che l’arredo urbano deve assumere connotati peculiari in un paese come Mili dove gli unici spazi di facili accesso sono quasi tutti appannaggio degli autoveicoli. Il progetto elaborato tentava di superare una visione dell’arredo urbano visto come semplice dotazione di piccole attrezzature stradali per una più complessiva rivitalizzazione dello spazio pubblico attraverso idee pensate per accogliere nuove funzioni che determinano un nuovo modo di vivere gli spazi esterni da parte della gente, specie in una comunità chiusa e dove la gente si conosce da generazioni-.

E allora ci racconti com’è stata fatta questa piazzetta.

-La piazza è ubicata a Nord della strada provinciale che collega la SS.114 con Mili S. Pietro, attraversando anche il villaggio di Mili S. Marco nell’estremo lato sud adiacente il torrente; la sua forma di anfiteatro naturale formatosi con l’edificazione della case limitrofe ha come sfondo, a quota superiore, lato monte, la chiesa della Curia Arcivescovile che diventa parte integrante della stessa piazza; mentre lato mare confina con una stradina comunale di accesso alla parte edificata del paese, da cui è divisa da muretto di contenimento delle acque meteoriche provenienti dalla montagna retrostante. Sempre lato monte in zona sottomessa alla piazza della chiesa trova posto, il monumento ai caduti delle ultime guerre, tenuto nelle giuste considerazioni dai vecchi del villaggio in quanto memoria storica di un passato doloroso. La piazza di forma quadrangolare è caratterizzata dalla presenza ed arrivo di numerosi vicoli che da essa dipartono a raggiera per il retrostante paese-.

Al centro della piazza c’è una fontana.

-E’ una fontana di età ottocentesca, in pietra lavica lavorata a scalpello che serviva un tempo come abbeveratoio dei cavalli da traino. Il paese, di origini contadine, vanta infatti ancora la presenza di alcuni frantoi (oggi dismessi) per la macina delle olive. L’anzidetta fontana è stato il fulcro della progettazione in quanto salvaguardata e rivalutata come testimonianza di un recupero del passato. Infatti l’idea fondamentale del progetto e scaturita dal recupero di spazi esistenti nella realtà del luogo e l’integrazione di quelli mancanti. Non a caso da un certo punto di vista si è cercato di mantenere la sede viabilistica periferica alla piazza, eliminando il parcheggio interno che creava solo caos e restituire lo spazio alla collettività per sosta, giochi ed attività ecocompatibile idonee alla fruizione della piazza stessa, unitamente ad un uso idoneo per eventuali attività culturali all’aperto, sempre nel rispetto, dell’autonomia formale degli spazi. Si è anche voluto separare la piazza dalla strada con l’individuazione degli angoli secondari più appartati, più riposanti che nel loro insieme forniscono alla gente una vasta gamma di “luoghi diversi” fortemente caratterizzati da vivere nel completo rispetto della privacy. Nonostante le modeste dimensioni della piazza, il progetto si è articolato in diversi settori che costituiscono ancora oggi il modo razionale di suddivisione di spazi aperti-chiusi-.

Un progetto estremamente moderno e funzionale.

-Doveva servire per facilitare l’uso pedonale della piazza ed abolire quello carrabile che impediva alla gente di attraversare la piazza, infatti dopo lunghi mugugni degli abitanti c’è stata una concertazione con gli stessi che hanno accettato e condiviso la scelta di non fare entrare auto al’interno della piazza tant’è che e stato messo nella parte di accesso lato mare dei paletti in ghisa e catenella nella consapevolezza che in caso di forte piogge la piazza libera e sgombra di auto avrebbe facilitato il flusso delle acque piovane e fanghi consistenti, provenienti dalla montagna verso il torrente senza nessuna barriera-.

Ma evidentemente, nonostante l’allarme frane che da mesi caratterizza tutto il territorio, c’è chi non ha capito ancora la gravità della situazione e questo piacevole luogo di ritrovo è oggi simbolo di incuria, menefreghismo e inciviltà. Nella speranza che possa presto tornare accogliente e che sia curata con coscienza e amore per com’è stata concepita, in riferimento all’essere umano e non alle autovetture.

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