Il fumettista, dopo il grande successo del fumetto dedicato a Peppino Impastato, ha realizzato le tavole del fumetto dedicato al -pirata- Marco Pantani
Di recente pubblicazione per i tipi della Rizzoli/Lizard, è disponibile in tutte le librerie il libro “Gli ultimi giorni di Marco Pantani”, versione ad immagini disegnate (chiamarle fumetti è riduttivo, e d’altronde il famoso autore Hugo Pratt definiva il fumetto “letteratura disegnata”) del libro/inchiesta “Vie et mort de Marco Pantani”, del giornalista francese (amico del grande campione) Philippe Brunel.
Marco Pantani è stato uno dei più grandi atleti nella storia del ciclismo italiano.
Il racconto parte dalla fine della sua vicenda, con il suo arrivo a Rimini e il ritrovamento, pochi giorni dopo, del suo cadavere nella stanza di un residence.
Ma come è veramente morto “il Pirata”? Si è trattato davvero di una overdose di cocaina, come riporta la versione ufficiale, oppure c’è qualcosa di più che , a distanza di sette anni da quel 14 febbraio 2004, ancora non sappiamo? E come ha passato il campione i suoi ultimi giorni di vita e , soprattutto, le sue ultime ore? Il volume, dopo un flashback sugli inizi della carriera di Pantani, ritorna a quella tragica sera, alle reazioni, nell’apprendere la notizia del decesso, di quanti gli erano più vicini (parenti, manager, ex fidanzate e finanche i suoi spacciatori) e, per ultimo, del giornalista Philippe Brunel, il quale parte immediatamente per l’Italia per cercare di capire cosa fosse veramente successo.
Da questo punto in poi l’opera prende la strada dell’indagine personale del giornalista, raccontata in prima persona. Tra interviste al medico legale, ai genitori e a personaggi, più o meno limpidi, che avevano conosciuto il ciclista, la sceneggiatura ci mostra, sempre in flashback, i momenti salienti della carriera sportiva di Pantani, fino a giungere al fatidico Giro d’Italia del 1999, quando Pantani fu trovato positivo all’anti-doping, evento che bloccò inesorabilmente la sua carriera, portandolo in un vortice di depressione, ad una vita dissoluta fatta di amicizie pericolose ed infine alla droga.
E l’inchiesta del giornalista instilla il dubbio nel lettore che, anche in quella occasione, non tutto si sia svolto in maniera chiara.
L’ultimo capitolo si sofferma su un’intervista del giornalista con il Sostituto Procuratore a cui fu assegnato il caso della morte di Pantani e sulle varie incongruenze che vennero fuori in dibattimento.
Le varie domande che si (e ci) pone su cosa sia veramente successo a Marco Pantani rimangono purtroppo senza risposta anche se, al termine della lettura, il dubbio che ci sia stato qualcosa di ambiguo certamente rimane.
L’opera vede il ritorno di Marco Rizzo (sceneggiatura) e Lelio Bonaccorso (disegni) che in coppia avevano già pubblicato il bellissimo libro Peppino Impastato, un giullare contro la mafia (edizioni BeccoGiallo), vincitore di numerosi premi e omaggiato a pag. 58 del presente volume.
Per quanto riguarda i testi, la sceneggiatura di Marco Rizzo ricalca fedelmente il libro originale di Brunel.
Certo è che si tratta di un lavoro notevole, che mi ha riportato alla mente due capisaldi della cinematografia modiale: Quarto Potere (Citizen Kane, Orson Welles, 1941) e Rashomon (Akira Kurosawa, 1950) (nel primo, in seguito alla morte di Charles Forster Kane, magnate della stampa statunitense, un giornalista inizia un’indagine, venendo a contatto con le persone più importanti della vita del grande capitalista. Il secondo racconta dell’uccisione di un samurai, avvenuta per mano di un brigante che avrebbe anche abusato della moglie di lui. La storia viene raccontata in flashback da quattro testimoni. Le versioni sono contrastanti e non si capisce bene quale sia la verità).
Il racconto è impreziosito dagli ottimi disegni di Lelio Bonaccorso.
Le sue tavole a mezza tinta ben si prestano a rappresentare una storia con più ombre che luci, la sua Rimini invernale è molto lontana dalle immagini di città solare alle quali siamo abituati, visualizzata invece, per dirla come l’autore, come una città “di un turismo dal doppio volto”.
I vari personaggi, dal protagonista all’ultima figura di contorno, sono tutti ottimamente caratterizzati, malgrado i loro tratti volutamente spigolosi.
In definitiva, si tratta di un’opera di alto valore culturale e artistico, adatta certamente non solo ad un pubblico di soli appassionati di “nuvole parlanti”, e che merita sicuramente una lettura.
Agostino La Torre
