Un velo da squarciare: intervista a Giuliana Sgrena

Un velo da squarciare: intervista a Giuliana Sgrena

Redazione

Un velo da squarciare: intervista a Giuliana Sgrena

lunedì 17 Marzo 2008 - 11:41

La giornalista del manifesto in Sicilia per presentare il suo nuovo libro: “Il prezzo del velo-

Protagonista ancora il rapporto tra l’Islam e le donne. Come nel primo lavoro editoriale della giornalista, “La schiavitù del velo-, datato 1995. La scorsa settimana in Sicilia per presentare “Il prezzo del velo-, Giuliana Sgrena (nella foto) ha spiegato il senso della sua indagine.

– Il velo è il filo rosso che percorre il libro, simbolo dell’oppressione della donna nel mondo musulmano e nei paesi d’immigrazione. Si devono, però, fare delle distinzioni tra paese e paese. Ci sono stati islamici oppressivi, come l’Arabia Saudita, l’Algeria, l’Egitto, e soprattutto i paesi reislamizzati, come la Bosnia, dove la religione è stata introdotta di recente con il corredo di usi profondamente patriarcali. Ma ci sono anche società più progressiste, come il Marocco. Poi ci sono le comunità islamiche nei paesi occidentali, Francia, Germania, Italia, che riproducono rigidamente i costumi della società di provenienza.

Forse per rimarcare la propria identità in una terra sentita come straniera.

– Sì, ma guarda caso sono sempre le donne che portano il peso di queste scelte identitarie. Anzi, per loro non è neanche una scelta, è un’imposizione. Ciò succede anche in Italia. Ultimamente ad Alessandria alcune donne velate mi hanno ringraziato perché per la prima volta avevano avuto l’opportunità di parlare in pubblico. Noi non dobbiamo lasciare sole queste donne, che sono totalmente dipendenti dagli uomini, e da un momento all’altro possono trovarsi sole, perché il marito prende un’altra moglie e le abbandona. Con buona pace della legge italiana.

Tredici anni dopo -La schiavitù del velo- cosa è cambiato nel rapporto tra l’Islam e le donne?

– Alcune situazioni sono rimaste uguali. Altre sono peggiorate, come la Bosnia. Altre migliorate, come il Marocco. Ma non è solo una questione esteriore. Il velo è il simbolo della condizione in cui vivono le donne nei paesi reislamizzati. Esso è solo un segno, che rimanda a tutta una serie di privazioni che le donne sopportano: non potere uscire di casa, non potere studiare, non potere avere una vita indipendente dall’uomo, che per giunta può abbandonarle in qualsiasi momento.

Particolarmente grave è la situazione nei paesi reislamizzati, dove il velo, con tutto quello che significa, è divenuto uno strumento politico.

– Nei paesi dove l’Islam si sta diffondendo l’oppressione della donna rappresenta una strategia di immagine per i gruppi estremistici. Il velo è la prova pubblica del controllo sociale che questi gruppi pretendono di esercitare. Per ottenerlo essi arrivano persino a pagare le donne perché indossino il velo.

Il processo di secolarizzazione dell’Islam passa anche attraverso l’emancipazione della donna, dal velo, ma soprattutto dalla condizione che il velo rappresenta.

– Nella storia alcuni movimenti femministi in paesi islamici hanno avuto un forte peso nel determinare il percorso evolutivo della società. In Algeria sono state le donne che hanno impedito l’instaurazione della teocrazia. la lotta delle donne, e per le donne, è una lotta per la pace e la democrazia.

Parlando di lei, ha mai pensato di entrare direttamente in politica?

– Penso che ognuno è più utile nel lavoro che sa fare meglio. Per me l’importante è raccontare esperienze. Vado a votare, e se me lo chiedono mi impegno anche nella campagna elettorale: non credo nell’antipolitica. Ma continuo a fare il mio mestiere.

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