Vent’anni fa nasceva la prima associazione antiracket italiana. Cresce il coraggio di denunciare ma rimane la paura

Vent’anni fa nasceva la prima associazione antiracket italiana. Cresce il coraggio di denunciare ma rimane la paura

Vent’anni fa nasceva la prima associazione antiracket italiana. Cresce il coraggio di denunciare ma rimane la paura

sabato 11 Dicembre 2010 - 00:23

Il presidente onorario della Fai Tano Grasso: «Siamo soddisfatti per i risultati ottenuti in questi anni ma ancora tanto rimane da fare: per una persona che denuncia cento preferiscono rimanere in silenzio». All’incontro presente anche il Ministro Alfano che annuncia l'ampliamento di organico per Tribunale e Corte d'Appello di Messina

«Oggi sono molti di più coloro che trovano il coraggio di denunciare i propri estorsori, ma ancora tanto dev’essere fatto, perché per una persona che denuncia, cento preferiscono restare in silenzio». Questa l’analisi concreta fatta dal presidente onorario della Fai, la Federazione Antiracket italiana, Tanno Grasso, in occasione dei vent’anni dalla costituzione della prima associazione antiracket, quella di Capo d’Orlando. Un appuntamento a cui hanno preso parte, in rappresentanza del governo centrale, anche il ministro della Giustizia Angelino Alfano e il sottosegretario di Stato al Ministero dell’Interno Alfredo Mantovano. Evidenti i risultati raggiunti nel corso degli anni sul fronte della lotta al pizzo, non solo in Sicilia, ma anche in altre regioni del sud Italia come Campania, Puglia, Calabria: ciò grazie all’aiuto e all’assistenza fornita dagli operatori di giustizia e forze dell’ordine a quanti trovano il coraggio di denunciare e che non vanno abbandonati. A sottolineare il ruolo fondamentale svolto da queste realtà sul territorio, anche il Presidente della FAI Giuseppe Scandurra, dell’Acio Enzo Mammana e il sindaco di Messina Giuseppe Buzzanca.

Grasso ha ripercorso le tappe più salienti degli ultimi vent’anni, non dimenticando di rivolgere un saluto a quanti, oggi e ieri, hanno contribuito a rendere solido e duraturo l’operato svolto dai rappresentanti delle associazioni antiracket. A detta di Grasso, infatti, il 1990 ha rappresentato un vero e proprio spartiacque nella lotta al fenomeno estorsivo, perché da quel momento in poi sono nate e si sono affermate sul territorio realtà dedite alla guerra al pizzo e che hanno rappresentato un vero e proprio punto di riferimento per quanti, nonostante la paura, hanno deciso di denunciare. Una sorta di seconda famiglia, come spiegato anche dall’imprenditore Mariano Nicotra, oggi presidente dell’associazione antiracket di Messina, intervenuto nel corso del convegno: «Per ben due volte sono finito nel mirino degli estorsori, nel 1995 e nel 2008, in entrambi i casi ho avuto il coraggio di alzare la testa e dire no perché ho trovato il sostengo e il supporto di associazioni come la Federazione antiracket».

Ma, come spiegato dal presidente Grasso, ancora tanto rimane da fare, perché il silente sottobosco fatto di minacce e intimidazioni, continua ad alimentarsi delle paure e dei timori di chi non trova il coraggio di venire alla luce. «Ecco perché – afferma il presidente onorario della Fai rivolgendosi proprio ad Alfano – è necessario non delegittimare il sistema giustizia, cercando di mantenerne intatto ed indipendente il ruolo ed il compito». Una posizione assolutamente condivisa dal Guardasigilli, che dopo aver ringraziato quanti sono costantemente e quotidianamente impegnati sul territorio nella battaglia contro la mafia delle estorsioni, ribadisce come l’intenzione del governo non sia certamente quella di mettere in discussione il lavoro degli operatori della giustizia, sottolineando anzi quanto finora fatto dal governo rispetto al problema.

Tra i temi toccati anche la necessità di un aumento dell’organico per il Tribunale di Messina e per la Corte d’Appello: «L’ok è arrivato proprio oggi (ieri ndr) dal Csm».

Non sono mancati i riferimenti all’attuale sul futuro della legislatura Berlusconi,vista del foto di fiducia del 14 dicembreo: «Pensiamo che ci sia un solo modo per cambiare in peggio la politica: mettere indietro le lancette dell’orologio – ha affermato Alfano – mettere sotto i tacchi la sovranita’ popolare, il consenso della gente tutto diretto a Berlusconi presidente, metterlo sotto i tacchi e tornare ai giochi di palazzo. Viceversa auspichiamo, pensiamo e pronostichiamo che possa andar bene: cioe’ che il governo possa continuare a rimanere in carica a continuare a lavorare altri due anni e mezzo, a beneficio dell’Italia e degli italiani mantenendo questa grande credibilita’ internazionale e la capacita’ che ha avuto di tenere conti in ordine e di fare le riforme che sono utili agli italiani. Nella settantina di cambi di casacca che ci sono stati finora, l’unico ad aver perso è stato il Pdl».

(foto Sturiale)

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