Gioveni (III quartiere): «Questo riserbo sarà controproducente, si rischia di rendere più difficoltosa l’integrazione»
Silenzio. Mistero. La futura destinazione dei rom di Messina è top secret. Del resto il sindaco Giuseppe Buzzanca lo aveva detto: non diremo dove andranno a vivere fino all’ultimo minuto. Nemmeno le Circoscrizioni sanno qualcosa. Ma tutto ciò servirà alla causa? Secondo il consigliere del III quartiere Libero Gioveni no, anzi, «questo riserbo sarà di fatto controproducente». Gioveni sostiene che «il lungo e misterioso silenzio che il sindaco Buzzanca sta adottando in questi giorni sulla delicata questione della comunità Rom, seppur comprensibile per le ignobili ed inqualificabili azioni di protesta compiute da molti cittadini contro la decisione di Palazzo Zanca di trasferire alcune famiglie in delle ex scuole cittadine, non porterà senz’altro i frutti che tutti auspichiamo, ossia quelli dell’integrazione, della solidarietà e dell’accettazione. Perché, se è vero che inizialmente l’annuncio delle sedi aveva scatenato la senz’altro deplorevole reazione di chi purtroppo (è inutile negarlo) nutre dei forti pregiudizi verso questo popolo, la futura ed improvvisa decisione che intenderà prendere il Sindaco Buzzanca con conseguente trasferimento immediato dei Rom, qualunque essa sarà, produrrà senz’altro effetti e reazioni ancor più altisonanti».
«In questo difficile e delicato percorso, invece – sostiene Gioveni – sarebbe stato senz’altro basilare il proficuo apporto delle sei Circoscrizioni cittadine che invece, di fatto, sono state scandalosamente escluse da qualsiasi processo di concertazione con l’Amministrazione e di mediazione con la popolazione. Infatti: chi meglio dei Consigli Circoscrizionali conosce a fondo le problematiche del territorio e le esigenze della cittadinanza? Chi riesce meglio delle municipalità a rappresentare il fondamentale anello di congiunzione tra l’Amministrazione e i cittadini? Eppure, tutto questo non c’è stato. Palazzo Zanca ha snobbato e continua a snobbare le Circoscrizioni (come spesso gli capita di fare d’altronde per molte questioni cittadine, dimostrando poco rispetto per delle istituzioni democraticamente elette) e tale atteggiamento, specie in questa delicatissima vicenda, non può che essere controindicato. Far trovare, infatti, anche le Municipalità di fronte al fatto compiuto, non può che rivelarsi fatale e tardivo nell’auspicabile processo di integrazione sociale che purtroppo da non tutti è compreso. Insomma, mai forse come in questo caso, le decisioni prese unilateralmente si riveleranno inefficaci, perché – conclude Gioveni – checché se ne possa dire, il dialogo e il confronto hanno sempre rappresentato il “sale” della democrazia».
