Straordinaria prestazione del ciclista messinese, che sprinta dopo la salita del Monte Grappa e conclude la tappa a 23” da Evans, Scarponi e dal capitano Basso. La maglia rosa passa ad Arroyo, per il siciliano e la Liquigas non è finita
Ancora una grande impresa per il ciclista messinese Vincenzo Nibali, che vince la 14esima tappa del Giro D’Italia al termine di una prova da vero campione, arrivando da solo al traguardo di Asolo, a 23” secondi dal terzetto composto da Evans, Scarponi e dal suo capitano Ivan Basso.
Una tappa vera, da Ferrara al cuore del Veneto. Lunga 205 chilometri con salita sul Monte Grappa, a 40 km dall’arrivo, e una discesa con pendenze fino al 14% nella quale il corridore siciliano ha fatto vedere di che pasta è fatto. La corsa esplode proprio sul Monte Grappa con il quartetto composto da Basso, Nibali,Scarponi ed Evans che scappa. Subito distanziato Vinokourov che riuscirà poi a recuperare. Il Gran Premio della Montagna è tricolore, con Basso che passa per primo precedendo Scarponi e Nibali. Arriva la discesa e come detto lo Squalo si scatena: aumenta la velocità sulla strada resa viscida dalla pioggia, mentre gli altri non riescono a stargli dietro. A -25 chilometri dall’arrivo ha 32- su Basso, Scarponi ed Evans. I primi due si alternano provando a riavvicinarsi, mentre il capitano della Liquigas segue a ruota e prova a giocarsi il secondo posto, utile soprattutto per gli abbuoni. Gli ultimi 15 km sono praticamente una cronometro, con Nibali da solo, stanco ma motivato dal traguardo e gli altri ad inseguire. Perde qualche secondo man mano che si avvicina il telone a scacchi dell’arrivo, ma alla fine l’impresa giornata è sua. E che impresa…
Alle sue spalle la volata viene vinta da Ivan Basso, per una giornata fortemente targata Liquigas.
In classifica generale è David Arroyo il nuovo leader della corsa, con 39” su Porte, 2’12” su Tondo. A seguire Sastre, Nibali (a 6’51”) e Basso (7’43”). «Ho fatto una fatica bestia – ha commentato Nibali ai microfoni di RaiSport -, ma sono contento. Questo posto mi porta anche fortuna, visto che qui sono diventato Campione italiano allievi nel 2002. Una tappa lunga e faticosa, ma è andata bene».
Comunque vada sarà un giro da ricordare per l’atleta peloritano. La chiamata “a sorpresa”, la prima in maglia rosa indossata per tre giorni. Poi la caduta che gli fa perdere contatto con le prime posizioni. Lo Squalo non molla, riesce a metterci una pezza e con la vittoria di oggi, la prima di tappa nel Giro, dimostra di avere i numeri per puntare in alto. «Sono arrivato qui senza particolari ambizioni – ha affermato – ma ogni giorno che passa sto sempre bene e dunque me la gioco». Domani altra tappa tosta, Mestre-Monte Zoncolan, 222 Km con tre GPM e arrivo in salita. E chissà che qualcosa non possa ancora accadere. (Correlati in basso articoli su Nibali al Giro, con l’intervista al padre)
