L'animale salvato nelle acque dello Stretto lo scorso aprile, diventato simbolo per tutti gli attivisti, è stato adottato da un'associazione di Arezzo ed è arrivato a casa. A rendere possibile la sua adozione è stato l'impegno dell'Enpa, intervenuto lì dove il Comune non ha voluto impegnarsi.
Il vitello Scilla, salvato nelle acque dello Stretto lo scorso 8 aprile, diventato un simbolo per tutti quelli che lottano per i diritti degli animali, ha trovato finalmente casa. L’animale finalmente è arrivato ad Arezzo, nell’azienda dell’associazione Agripunk, che già dalla scorsa estate aveva dato la propria disponibilità ad accoglierlo. Un’adozione che però è stata rallentata dai soliti rimpalli di responsabilità e scarica barile sui costi.
Alla fine a rendere possibile l’adozione di Scilla è stato l’impegno dei soli volontari, in particolare dell’Enpa. Il commissario straordinario messinese dell’Ente per la protezione animali, Alessandra Parrinelli, si è impegnata a coprire le spese sostenute dall’allevatore che lo ha ospitato per mesi, ed ha curato tutta la trafila dell’adozione.
Scilla, un bel vitello scuro in salute, era stato avvistato nuotare disperato nelle acque dello Stretto, in direzione della costa di Messina, dai passeggeri di una nave traghetto. Ancora oggi resta un mistero come sia finito in acqua, da dove sia fuggito. In poco tempo, però, la storia del suo recupero, operato dai Vigili Urbani della città, ha fatto il giro del web e per tutti Scilla è diventato il nome associato alla storia di un animale fuggito alla macellazione. La sua caparbietà ha colpito gli animalisti, che si sono mobilitati in suo favore.
Di là degli appelli in rete, però, ad occuparsi davvero di lui è stata la “solita” Alessandra Parrinelli, di fatto la madrina di Scilla, nonché di uno stuolo di randagi ed animali in pericolo, salvati da lei e da tante altre volontarie, pronte a muoversi a qualunque ora e sostenendo immani costi, pur di salvare le creature indifese a 4 zampe.
Dopo il recupero, Scilla è stato affidato dall’Asp ad un’azienda zootecnica di Mili. I mesi passavano e le richieste al Comune perché affidasse l’animale in via definitiva restavano inascoltate, così come sono rimaste inascoltate le richieste di rimborso dei costi, avanzate dall’allevatore che si era fatto carico del vitello. A luglio intanto l’associazione Agripunk ha fatto sapere di essere pronto ad accoglierlo. Ma al Comune si è posto il problema del risarcimento all’allevatore di Mili che lo aveva in custodia.
Palazzo Zanca non ha i soldi per coprire le spese, e scarica la responsabilità all’Asp, che aveva dato l’ok all’affidamento. Di contro, secondo l’Azienda sanitaria senza dubbio deve essere il Comune a pagare. Insomma, si arriva a metà ottobre e l’allevatore di Mili mette nero su bianco, inoltrandolo al Municipio, la richiesta di affido in via definita di Scilla e il risarcimento di 600 euro. Che l’Enpa si impegna a coprire. Soltanto a questo punto il Comune dice sì al trasferimento di Scilla in Toscana. Nessuno, lì, ne farà bistecca.
Alessandra Serio

lo hanno adottato Ciacci e Rossi 😀 😀
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