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Suor Francesca, la nuova beata di Messina. Nacque e visse a Camaro superiore

Carmelo Caspanello

Suor Francesca, la nuova beata di Messina. Nacque e visse a Camaro superiore

venerdì 27 Novembre 2020 - 10:36
Suor Francesca, la nuova beata di Messina. Nacque e visse a Camaro superiore

Promulgato da papa Francesco il decreto che riconosce le sue "virtù eroiche". Presto la beatificazione

MESSINA – Una vita breve, intensa e vissuta all’insegna della santità. Tanto che già nell’udienza dello scorso 23 novembre, papa Francesco ha autorizzato la congregazione delle cause dei santi a promulgare il decreto inerente le virtù eroiche di suor Francesca Giannetto, al secolo Carmela, e riconoscerla venerabile.

Messina avrà così presto una nuova beata, una giovane suora nata a Camaro superiore il 30 aprile del 1902 e morta il 16 febbraio del 1930.

Faceva parte della grande famiglia delle “Figlie di Maria Immacolata”, un istituto religioso femminile di diritto canonico fondato da suor Brigida Postorino, calabrese di Catona. La sua vita terrena si concluse a 28 anni e fu stroncata dalla tubercolosi. Fu il culmine di una serie di sofferenze alle quali andò incontro nel corso della sua breve esistenza.

Presto orfana di padre (era la quarta figlia di Vincenza e Maria Fleri), la mamma dovette prendersi cura dei sei figli ai quali assicurare sostentamento assumendosi l’onere del lavoro del marito.

La prima comunione Carmela la fece la Pasqua successiva al terremoto del 1908 che rase al suolo la città. Nel 1916, morì la sorella Nunzia ad appena 18 anni. Per Carmela fu un trauma. Si isolò da tutto. Lasciò gli studi e frequentò solo la catechesi allo scopo di amare Dio e meditare la morte. Frequentò la chiesa di Pompei seguita dal padre spirituale Mariano da Valledolmo ed abbracciò l’idea di farsi suora, contro il volere della madre. Carmela abbandonò la casa paterna e fece ingresso nell’Istituto delle figlie di Maria Immacolata di Messina. Era il 7 ottobre del 1922 quando iniziò il noviziato. Nel 1925 emise i primi voti religiosi. Cinque anni dopo morì. Ad 11 mesi di distanza dal decesso il suo corpo era incorrotto ed il giglio che aveva tra le mani, donato da una donna misteriosa, sembrava ancora fresco. Il suo corpo, 59 anni dopo la morte, venne trasferito dal cimitero monumentale all’Istituto religioso delle figlie di Maria Immacolata. Il lungo percorso di canonizzazione venne avviato dall’arcivescovo Cannavò.

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