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Ambra Angiolini: “Folgorata da Antigone”

Domenico Colosi

Ambra Angiolini: “Folgorata da Antigone”

domenica 14 Gennaio 2018 - 09:04

Incontro alla Sala Sinopoli del Vittorio Emanuele con i protagonisti dello spettacolo La guerra dei Roses

“Quando avevo 15 anni una direttrice casting di Mediaset mi suggerì la lettura di Antigone: la mia prima porta sul teatro, un impatto così vivido che mi torna spesso alla memoria nella mia nuova avventura sul palcoscenico”. Ambra Angiolini si rifiuta categoricamente di parlare dell’esperienza di Non è la Rai: interrogata in proposito dalla professoressa Antonella Cava in un incontro pubblico con gli studenti universitari organizzata nella Sala Sinopoli del Vittorio Emanuele, l’attrice preferisce dedicare interamente la propria attenzione alla Guerra dei Roses, lo spettacolo che la vede in scena nel ruolo che fu di Kathleen Turner nel famoso adattamento cinematografico del romanzo di Warren Adler.

“Non abbiamo mai preso in considerazione la possibilità di ispirarci al film di Danny DeVito – ha raccontato l’attrice -. Sono un’altra Barbara Rose, declinata in una variante moderna rispetto alle sensazioni e alle istanze degli anni ’80. Siamo già alla settantesima replica di una produzione che ci vede immersi ogni sera in una lunga progressione verso il disfacimento emotivo e materiale. Le scene firmate da Laura Benzi, in questo senso, non fanno che accrescere questo disagio, con il palco in salita e le pareti convergenti che suggeriscono allo spettatore un evidente senso di precarietà diffusa. Il pubblico mi conosce per meriti televisivi? Ho tutto da imparare in teatro e mi dispiacerebbe far splendere di luce riflessa ottimi professionisti come Matteo Cremon, Massimo Cagnina ed Emanuela Guaiana. Oggi ho 40 anni, a chi mi vede ancora come la ragazzina di Non è la Rai posso solo suggerire una visita dall’analista”.

Reduce dal successo della Bisbetica domata firmata da Cristina Pezzoli, Matteo Cremon (noto anche per le fiction Faccia d’angelo, Un passo dal cielo e Una casa nel cuore) racconta il suo approccio al nuovo spettacolo: “Con il mio Pietruccio ero un moderno toy boy legato sentimentalmente a Nancy Brilli. Nella Guerra dei Roses sono invece un avvocato di successo sempre convinto della bontà delle proprie azioni. La separazione giunge inaspettata, come spesso può capitare in questi casi alla componente maschile della coppia”. Presenti all’incontro anche i due “avvocati” Massimo Cagnina ed Emanuela Guaiana, che hanno esaltato il valore del teatro in risposta alle sollecitazioni dei nuovi mezzi di comunicazione. “Sarebbe impossibile applicare il metodo Stanislavskij ad uno spettacolo del genere – ha chiosato con il sorriso Cagnina – l’unico obiettivo di ogni personaggio in scena è la distruzione di ogni parvenza di civiltà”.

Domenico Colosi

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