Parziali ammissioni del bracciante agricolo 52enne, che poi ha scelto di rimanere in silenzio. Al lavoro la Procura di Patti
PATTI – Ha fatto delle parziali ammissioni. Poi il silenzio. “Quella mattina ero lì e ho partecipato alla sparatoria”. Il 52enne bracciante agricolo, indagato per il giallo di Montagnareale, si è avvalso in seguito della facoltà di non rispondere. Ma qualcosa comincia a emergere in relazione alla morte nel Messinese dei tre cacciatori: i fratelli Davis e Giuseppe Pino e il pensionato Antonio Gatani.
Prima l’ammissione, da persona informata dei fatti, senza la presenza di un legale. E poi l’uomo, nel momento in cui è stato iscritto nel registro degli indagati, non ha più parlato. Nessun chiarimento nell’interrogatorio davanti al procuratore capo Angelo Cavallo (in procinto di dirigere la Procura di Termini Imerese) e alla sostituta Roberta Ampolo. Nel frattempo, si attendono una serie di esami balistici in corso da parte dei Ris e ci saranno nuovi interrogatori (fonte Adnkronos, articolo di Elvira Terranova).
Il 52enne è difeso dagli avvocati Tommaso Calderone e Filippo Barbera. Oltre all’autopsia, che ha rivelato come e con cosa sono state colpite le tre vittime (almeno quattro i colpi che hanno raggiunto i tre, tutti colpiti frontalmente), i consulenti della Procura hanno effettuato una perizia dattiloscopica. Una perizia per capire se i segni lasciati sui fucili trovati appartengono soltanto ai cacciatori. E stanno incrociando i dati offerti dalla tracciatura telefonica, per capire se è possibile ricostruire i movimenti delle tre vittime e individuare la presenza di altri soggetti.
In ogni caso, si attendono sviluppi dagli esami e dai nuovi confronti con l’indagato.
