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La difesa è sempre legittima?

Pierluigi Siclari

La difesa è sempre legittima?

domenica 28 Ottobre 2018 - 05:51

Convincente il modo di affrontare un tema di attualità da parte dello spettacolo in scena al Clan Off

“Meglio un brutto processo che un bel funerale”, questa una delle certezze del personaggio interpretato da Francesco Natoli in Legittima difesa – di Laura Giacobbe, con la regia di Roberto Bonaventura, spettacolo di apertura della stagione teatrale del Clan Off – ma quando, circa un’ora dopo, le luci si spegneranno le sue convinzioni saranno profondamente mutate.

La rappresentazione è introdotta da un narratore che si esprime in un dialetto del nord-est, non tanto stretto da non poter essere compreso dal pubblico messinese, e il cui costume rosso ricorda la nobiltà veneziana, ma anche un diavoletto, o il “capote” usato dai matador per provocare i tori durante le corride.

Conclusa la sua disamina sulla natura umana e sui tempi che corrono, la maschera lascia in scena il personaggio interpretato proprio da Natoli. Si tratta di un uomo ossessionato dall’essere derubato, che per questo non esce di casa da ben sei giorni. Presto viene raggiunto sul palcoscenico – e, naturalmente, all’interno del proprio appartamento – da un ladro – Giuseppe Capodicasa – col volto coperto da un passamontagna. Il primo scontro tra i due, svoltosi a passi di flamenco, porta gli spettatori ad abbassare la guardia. Segue un dibattitto filosofico, sempre caratterizzato da un tono brillante, che gioca sulle differenze: qual è il confine che separa l’essere liberi dal non venire scoperti? E tra il chiedere per sapere e il chiedere per ottenere?

A cambiare il ritmo, ecco l’arrivo del complice del ladro: lo slavo – interpretato da Michelangelo Maria Zanghì – che, fingendosi un addetto alla consegna delle pizze a domicilio, arriva per spostare il vantaggio numerico a favore degli invasori. Mentre il padrone di casa diverrà sempre più nervoso, anche il primo ladro apparirà più deciso e meno riflessivo rispetto all’inizio.

Abbiamo anticipato del cambiamento proprio del padrone di casa: come si può immaginare, non sarà un percorso rapido. L’uomo è corroso dalla paura e dagli incitamenti esterni – ovvio pensare a certi personaggi pubblici e al popolo degli haters che prolifera sui social –, sostiene di aver studiato – poco – e commentato – tanto, sia pur con errori di ortografia – inneggiando al proprio diritto alla sicurezza. Se qualcuno perde la vita tentando di introdursi in casa sua, non è un problema che lo riguarda. Scoprirà, però, che premere il grilletto mentre si punta la pistola contro un altro essere umano non è un’azione semplice, né priva di conseguenze.

Concluso l’arco di trasformazione rimane la rivendicazione del diritto a non essere derubato, insieme però a un altro diritto: quello di non essere preso in giro. Che ognuno tragga autonomamente le proprie considerazioni, indagando coi propri occhi e la propria testa sulle persone, conosciute o meno, che ha accanto, e anche sulla propria vita e le proprie insicurezze.

Importante la presenza, nel centro della scena, di un pesce contenuto da una grande boccia di vetro. L’animale può rappresentare la tendenza a nutrirsi di ciò che arriva dall’alto, in assenza di domande su che cosa si sia ciò che si riceve, ma – caratteristica delle buone narrazioni – lo spettatore può vederci ogni allegoria preferisca, o a cui sia più inconsciamente legato. Per esempio, ci si potrebbe scorgere pure la speranza, l’attesa che per crescere piena di fiducia ha bisogno di essere alimentata con costanza. E l’augurio di una presa di consapevolezza collettiva dell’importanza dell’autodeterminazione è una bellissima speranza che ci viene trasmessa da Legittima difesa.

C’era grande attesa per lo spettacolo, tanto che gli spettatori hanno completamente riempito la sala di via Trento, e gli applausi che si sono prolungati per diversi minuti hanno dimostrato l’apprezzamento suscitato dalla performance.

Legittima difesa verrà replicato oggi pomeriggio (domenica 28 ottobre), alle ore 18:30, sempre al Teatro Clan Off.

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