"Fiato di madre". Lo spettacolo di Sergio Vespertino delizia il pubblico di Tindari

“Fiato di madre”. Lo spettacolo di Sergio Vespertino delizia il pubblico di Tindari

“Fiato di madre”. Lo spettacolo di Sergio Vespertino delizia il pubblico di Tindari

sabato 25 Agosto 2012 - 09:33

Un tuffo nel passato, a rievocare apprensioni ed ansie materne. “Fiato di madre”, andato in scena sabato scorso a Tindari, è uno spettacolo agile, colmo d’ironia e di spunti intelligenti, in grado di far rivivere ad ognuno dei presenti quei “microtraumi” innescati dalle avvilenti e paradossali raccomandazioni tipiche di tutte le madri.

Luci soffuse su tutto il teatro. Nella penombra il maestro Giovanni Mattaliano dà fiato al clarinetto: una melodia allegra e spensierata che accompagna l’ingresso in scena di Sergio Vespertino. Qualche attimo di silenzio, poi l’omaggio a Tindari: «… mite ti so fra larghi colli pensile sull’acque dell’isole dolci del Dio, oggi m’assali e ti chini in cuore …». Un piccolo cammeo: il suo modo di celebrare uno dei luoghi quasimodiani più suggestivi in assoluto. Ma di “Vento a Tindari” si concede solo la prima e l’ultima strofa: «le uniche due che mi recitava mio padre, originario della vicina San Piero Patti, quando venivamo a far visita alla Madonna Nera. Quelle di mezzo me le risparmiava: troppo “scuruse”» scherza Sergio, spiegando l’indole tutt’altro che ermetica e introspettiva della famiglia Vespertino. Un pretesto per dare finalmente sfogo ad una comicità fresca, spontanea, esilarante, che attinge continuamente a situazioni familiari custodite nei ricordi strampalati dell’infanzia e della giovinezza. Un vero e proprio amarcord che pone al centro della narrazione Lei, l’angelo del focolare, l’ansiosa e apprensiva mamma di Sergio, simbolo di tutte le mamme siciliane, icona dentro il cui riflesso ogni singolo spettatore ha piacevolmente rivisto la propria o, in qualche caso … se stessa. “Fiato di madre”, andato in scena sabato scorso a Tindari, è uno spettacolo agile, colmo d’ironia e di spunti intelligenti, in grado di far rivivere ad ognuno dei presenti quei “microtraumi” innescati dalle avvilenti e paradossali raccomandazioni tipiche di tutte le madri: «Mamma posso andare a giocare a pallone? Si, ma mi raccomando … non sudare!». O ancora, prima di un viaggio in aereo: «mi raccomando Sergio … vai piano!». E poi tutte le classiche situazioni che ogni coppia madre/figlio ha certamente condiviso per più di una volta nella vita, come le interminabili sceneggiate per un rientro a casa in ritardo o le rocambolesche corse intorno al tavolo per evitare le bacchettate sulla schiena con la mitica paletta di legno da cucina. “Fiato di madre” è un tuffo nel passato, un viaggio a ritroso nei ricordi e nelle atmosfere piacevoli dell’infanzia, dove la mamma – con tutte le sue contraddizioni, le ansie, i rimproveri – rimane pur sempre la mamma: quel dolce angelo che vorrebbe tenerci per sempre, anche un po’ egoisticamente, sotto le sue grandi ali materne. «Mi piace “stirare” le situazioni fino al surreale, tirare fuori dei piccoli pensieri, magari quelli di un bambino, e traghettarli fino alle contraddizioni tipiche di un adulto. Mi piace tirare fuori la poesia dalla comicità e poter stare in scena con la musica di artisti che riescono a darmi il fiato, il respiro, la metrica di ciò che sto rappresentando», spiega un Sergio Vespertino ancora adrenalinico per lo spettacolo appena finito. «In questo lavoro – racconta – si parla di mamme siciliane ma non solo. Le protagoniste sono tutte le donne. Sono loro il filo conduttore dell’intero spettacolo». L’attore palermitano non è nuovo a Tindari: «c’ero già stato con Pippo Pattavina a fare l’ulularia di Plauto e poi sono tornato per il Pluto di Aristofane con Riccardo Garrone. Ma è la prima volta che ci vengo da solo, per cui la gioia è doppia, e di questo ringrazio Mauro Lo Monaco e Filippo Amoroso che hanno creduto in me e hanno fortemente voluto che calcassi questo meraviglioso palco». Quattro anni allo stabile di Catania, al fianco di giganti del calibro di Turi Ferro e Tuccio Musumeci, e ancor prima la gavetta con Pippo Spicuzza, attore e regista palermitano che «mi ha forgiato da bestia di palcoscenico qual’ero, dandomi quei rudimenti necessari ad intraprendere questo mestiere con professionalità». Da qui la strada verso una comicità intessuta di quotidianità, imbevuta delle storie e degli accadimenti di tutti i giorni: un modo per fare autocritica e per ironizzare su ciò che siamo. «Sergio lo conosciamo bene e riteniamo sia un personaggio straordinario che non abbia nulla da invidiare ai più grandi cabarettisti italiani», afferma il direttore del “Teatro dei Due Mari” Mauro Lo Monaco. «E poi – aggiunge – crediamo molto anche in Tindari, dove continuiamo a spendere molto del nostro tempo e del nostro lavoro, nella convinzione che questa sia una realtà che merita di crescere sempre più. Per questo abbiamo pensato a Sergio anche per l’anno prossimo, magari studiando la possibilità di portare in scena un’”Alba a Tindari” in chiave comica».

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