Se pensavate che Elena fosse una zoccola, una donna che non vedeva l’ora di farsi rapire da Paride per fare cornuto il marito Menelao, il quale per riprendersela a Troia ha fatto nientemeno una guerra che è durata dieci anni, dovete completamente ricredervi. Perché secondo il racconto scritto da Stesicoro nella sua “Palinodia”, ripreso poi da Euripide nella sua “Elena”, sempre con accenti assolutori, era la falsa Elena a trescare con Paride e causare la guerra di Troia, mentre la vera Elena era una donna fedele, innamoratissima del marito, col pensiero volto a ricongiungersi con lui, dopo che Ermes, con l’avallo di Era, aveva trasportato questa specie di Marilyn Monroe ante litteram, nella città di Faro in Egitto nel regno di Proteo. Alvaro Piccardi regista, utilizzando l’arma dell’ironia, ne fa una commedia gustosa, divertente, ben recitata da tutto il cast, grazie pure alla brillante traduzione di Giusi Saija e alla snella drammaturgia di Giuseppe Rocca. Marianella Bargilli di bianco vestita come una sposa di oggi, nel ruolo del titolo sembra una figurina botticelliana che splende di luce propria ed emana, oltre alla sua bravura, un allure e un glamour che è raro vedere in un teatro all’aperto come quello di Tindari che alla “prima” per via d’una fitta foschia nascondeva all’orizzonte le isole Eolie e la penisola di Milazzo e cielo e mare sembravano lontani un’unica parete opalescente grigiastra. Adesso Elena è sulla tomba di Proteo ( una scultura liscia, rotonda in simil-marmo-nero, con incavo nella parte superiore con a lato un piccolo cubo è la scena architettata da Michele Ciacciofera, mentre i costumi sono di Sabrina Chiocchio e le musiche di Giovanni Piccardi) in attesa solo che Menelao ( vestito da un pimpante ironico e ilare Luciano Virgilio) se la porti via per sfuggire alle grinfie di Teoclimemo ( Massimiliano Vado) figlio del re defunto, che vuole sposarla ad ogni costo. Ma male gliene incoglierà, perché quest’ultimo verrà beffato dalla riunita e innamorata coppia che intanto ha architettato un piano per allontanarsi definitivamente su una nave, fuggendo infine lei in shorts e stivali neri, toppino bianco e frusta schioccante in mano, lui in abito bianco, col beneplacito dell’indovina Teonoe (carismatica sempre la presenza di Paola Gassman) e degli dei dispettosi. Uno spettacolo gradevole, molto applaudito, pure per gli indovinati e intonati interventi del Coro (Laura Balbo, Mariangela Caruso, Giulia Grandinetti) e la presenza di Antonio Silvia nei panni di Teucro, di Renato Campese nel duplice ruolo della vecchia e dell’egizio e dei due gustosi dioscuri in chiusura con abito e alucce bianche (Ruggero Cecchi e Stefano Patti). Successo per il Teatro dei due Mari e repliche a Tindari sino al 4 giugno e poi a Giardini Naxos solo l’8 il 10 e il 12 giugno.- Gigi Giacobbe
