Grande entusiasmo per Toni Servillo alla prima del “Vittorio Emanuele”

Grande entusiasmo per Toni Servillo alla prima del “Vittorio Emanuele”

Domenico Colosi

Grande entusiasmo per Toni Servillo alla prima del “Vittorio Emanuele”

venerdì 17 Ottobre 2014 - 13:58

L’attore e regista napoletano compie nel suo spettacolo un viaggio personale nei meandri della poesia partenopea scegliendo il tema dell’aldilà come filo conduttore. Nessuna protesta da parte delle maestranze del teatro.

Regna la calma alla prima del “Vittorio Emanuele”: nessuna protesta da parte delle maestranze e grande entusiasmo per uno spettacolo, quello di Toni Servillo con il suo viaggio all’interno della poesia napoletana, di straordinaria intensità, soave nella sua spregiudicatezza e brillante nei toni e nel colore. Reduce dai numerosi successi cinematografici che lo hanno portato ad essere conosciuto ed apprezzato anche oltreoceano, Servillo torna infatti sul palcoscenico con un percorso nel suggestivo incanto della lingua partenopea: ribaltando il poema dantesco, il protagonista de “La grande bellezza” compie un immaginario viaggio nell’aldilà partendo dalle giocose peripezie dei beati per concluderlo in un crescendo sempre più vorticoso e aspro tra emarginati e dannati.

Si inizia, dunque, con il poemetto “Lassammo fa’ a Dio” (noto anche come “A mappata”) di Salvatore Di Giacomo, con l’approdo del Signore e San Pietro in una Napoli esuberante ed afflitta dai suoi tradizionali travagli, ma è “De Pretore Vincenzo” di Eduardo De Filippo a sorprendere il pubblico per la semplicità dell’intreccio e la vitalità del racconto: con questo testo del 1957 Servillo conquista la platea per le eccezionali doti recitative e per l’accurata caratterizzazione di ogni singolo personaggio; da qui in poi si crea un rapporto di stima incondizionata in un’esplorazione continua e appassionante nei meandri della musicalità dell’universo partenopeo che ammalia i presenti per vigore e autenticità. È il caso, ad esempio, dell’improvviso intermezzo costituito dalle varianti di bestemmia di Mimmo Borrelli, scrittore cumano che utilizza un dialetto sporco, terragno, o del purgatorio sincopato di Maurizio De Giovanni incentrato sul recupero della memoria come rivelazione della tragicità dell’esistenza umana. Particolare è anche il legame che Servillo intrattiene con la scrittura di Raffaele Viviani, citato più volte durante lo spettacolo come imprescindibile punto di riferimento per la sua stessa carriera di attore.

Nel finale c’è spazio anche per una personale rivisitazione della famosissima “Livella” di Totò (con il marchese divenuto uno spocchioso industrialotto settentrionale) e per le virulente apocalissi tratte dai contemporanei Enzo Moscato e Giuseppe Montesano. Le rime della struggente “A’ Casciaforte” concludono uno spettacolo destinato a raccogliere successi in tutta Italia per l’estrema abilità interpretativa e per l’affascinante macchina affabulatoria imbastita da quello che è probabilmente ad oggi il miglior attore italiano vivente.

Domenico Colosi

2 commenti

  1. E’ BRAVO, MA NON IL MIGLIORE ATTORE ITALIANO!!!

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  2. E’ BRAVO, MA NON IL MIGLIORE ATTORE ITALIANO!!!

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