Lo straordinario ritorno dell'autore della trilogia -Queste oscure materie-
La notte in cui Maria partorì nella mangiatoia non nacque un solo figlio: «Il primo era forte e sano, il secondo, invece, piccolo, debole e malaticcio». Il primo era Gesù, il secondo Cristo. Erano gemelli.
Queste poche righe bastano a giustificare il clamore destato dal nuovo libro di Philip Pullman, Il buon Gesù e il cattivo Cristo (Ponte alle Grazie, traduz. di Maurizio Bartocci, pp. 168, € 14) balzato in cima alle classifiche britanniche (vendendo oltre 600mila copie) e capace di scatenare un feroce dibattito che ha trasformato l’autore in un bersaglio di attacchi violenti, ultimo in ordine cronologico quello de “L’Avvenire”.
Nonostante Pullman, divenuto celebre per la trilogia Queste oscure materie, abbia voluto che nel retrocopertina campeggiasse la scritta “QUESTA E’ UNA STORIA”, chiunque abbia letto libri come Il vangelo secondo Gesù Cristo di José Saramago, Inchiesta su Gesù di Corrado Augias e La rivolta degli angeli di Anatole France, sa bene come la storia del Messia sia un ottimo spunto per la penna dei grandi romanzieri, come Pullman. Per questo è bene chiarire subito che Il buon Gesù e il cattivo Cristo è scritto bene, con un linguaggio semplice ed immediato, brevi paragrafi che catturano subito il lettore grazie al tono affine a quello evangelico che permette di “rileggere” alcune fra le più note parabole.
Ritornando alla storia, Giuseppe accettò per volere di Dio che Maria, molto più giovane di lui, fosse la sua sposa e accettò persino la sua gravidanza ma infine venne premiato: Gesù divenne subito il suo prediletto. Al contrario Maria preferiva Cristo, cui riservava le cure più amorevoli. Gesù crebbe sano ed allegro, imparò il mestiere di falegname ma la sua esuberanza costrinse diverse volte Cristo – che cominciò ben presto a studiare le Sacre Scritture – a tirarlo fuori dai guai. Piccole cose che però unirono i fratelli, uguali eppure così diversi.
I due gemelli crebbero e Gesù, dopo essersi fatto battezzare da Giovanni, lasciò tutto per andare nel deserto, per ascoltare la parola di Dio. Cristo lo raggiunse, lo tentò prospettandogli l’idea della Chiesa e la necessità di ricorrere ai miracoli per avvicinare la gente ma Gesù era convinto fermamente che il Regno dei Cieli fosse prossimo e rifiutò sdegnato perché quelli per lui sarebbero solo trucchi: «Le tue parole sembrano l’opera di Satana. Dio farà venire il suo regno come vorrà e quando vorrà. Credi forse che, una volta qui, la tua potente organizzazione riconoscerebbe mai il Regno?»
Il punto di svolta dell’intera vicenda si ha con l’entrata in scena di un misterioso Straniero che affiancherà Cristo e lo indurrà a prendere nota di tutte le parole e le azioni di Gesù, il quale aveva cominciato a predicare e a guarire. Ma soprattutto lo Straniero chiede a Cristo di tenersi in disparte poiché il suo compito sarà quello di distinguere fra la Verità e la Storia, ossia ciò che verrà narrato ai posteri, promettendogli che alla fine sia Gesù che Cristo avrebbero ottenuto la gloria eterna.
Il buon Gesù e il cattivo Cristo (nel titolo originale l’appellativo di Cristo è lestofante/furfante) è un libro consigliato forse ancor più ai credenti perché riesce a rendere appieno la purezza e la genuinità di Gesù, talmente convinto che il Regno fosse prossimo da opporsi fermamente al potere temporale della Chiesa, a quell’esercito di fedeli che temeva di armare con la parola. Ma come non sentirlo affine quando si rivolge, in un toccante monologo, al suo Dio silenzioso e sordo dinanzi alle preghiere e al dolore nel bellissimo capitolo “Gesù nell’orto dei Getsemani”?
«Tu non mi ascolti. E’ tutta la vita che ti parlo e in risposta ho ricevuto soltanto dei silenzi. Dove sei? Sei lassù fra le stelle? E’ così? Impegnato a creare un altro mondo, forse, perché sei stufo di questo? Te ne sei andato, eh, ci hai abbandonati?»
Sarà Cristo, il quale nonostante il titolo non è affatto un personaggio malvagio ma fortemente combattuto, su indicazione dello straniero a consegnare il fratello tanto amato ai romani: «Ti avevo detto che sarebbe stato un compito difficile. La parte di Isacco è facile; difficile è quella di Abramo. Non sarai tu a morire».
A quel punto Cristo capisce che lo Straniero non era un angelo o forse non lo era più e che il suo compito non finirà lì perché senza la Storia non ci sarebbe stata alcuna Chiesa e senza la Chiesa persino Gesù e il suo sacrificio sarebbero stati dimenticati.

