Il giornalista Pino Nazio racconta la storia di Giuseppe Di Matteo, -il bambino che sognava i cavalli-

Il giornalista Pino Nazio racconta la storia di Giuseppe Di Matteo, -il bambino che sognava i cavalli-

Il giornalista Pino Nazio racconta la storia di Giuseppe Di Matteo, -il bambino che sognava i cavalli-

mercoledì 20 Ottobre 2010 - 22:10

Una storia impossibile da dimenticare, assurta a simbolo della lotta contro la Mafia

Giuseppe Di Matteo era un bambino come gli altri, sorrideva speranzoso alla vita e amava i cavalli. Troppo piccolo per avere qualche colpa. Il suo unico peccato era quello di essere il figlio di Santino Di Matteo che, dopo le bombe che costarono la vita a Falcone e Borsellino, cominciò a collaborare con lo Stato.

Fu il primo collaboratore a rivelare i retroscena delle stragi. Le sue dichiarazioni provocarono una svolta, lo Stato messo all’angolo dagli omicidi dei suoi servitori cominciò a reagire portando duri colpi a Cosa Nostra e mettendo in carcere centinaia di mafiosi.

Fu una stagione memorabile che vide la gente in prima fila contro la mafia, a fianco delle istituzioni che infliggevano dure sconfitte all’organizzazione. La storia del bambino rapito dalla mafia la conoscono tutti, ma pochi sanno i fatti che stanno dietro questo terribile avvenimento. Si ricorda genericamente l’episodio, ma non si sa come è avvenuto, e soprattutto perché.

Il bambino che sognava i cavalli (Sovera editore, pp. 392, €19.50) in libreria dal 26 ottobre, racconta per la prima volta tutta la vicenda del piccolo Giuseppe Di Matteo, rimasto nelle mani dei mafiosi per più di due anni. La storia di Giuseppe, la sua tragica fine – ucciso e “cancellato” in una vasca di acido – quella della sua famiglia, i ricordi della madre, Franca, il racconto di suo padre, Santino, l’organigramma mafioso, i meccanismi che muovono l’esercito della mafia costituiscono i tasselli principali del lavoro di Pino Nazio, giornalista, autore del programma di Raitre Chi l’ha visto? .

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Il romanzo-verità di Pino Nazio, realizzato in oltre due anni, nasce non solo da una lunga serie di incontri con il pentito Santino Di Matteo, ma anche da colloqui con i magistrati che si sono occupati del caso, degli avvocati che sono stati a contatto con gli assassini, da minuziose ricerche tra carte processuali che sembravano dimenticate e che oggi rivelano nuovi indizi per ricostruire quel periodo e fare luce su aspetti misteriosi degli attentati di Capaci e via D’Amelio.

Giuseppe Di Matteo è il simbolo della fine della mafia stragista e più sanguinaria, che ha contribuito a infliggere agli uomini del disonore decine e decine di ergastoli, a rompere il fronte dell’omertà che proteggeva Cosa Nostra, a infondere nella gente rabbia, indignazione e voglia di spezzare antiche, invisibili, catene. Se la lotta per la legalità in Sicilia oggi è più incisiva, lo si deve al lavoro di coraggiosi magistrati e appartenenti alle forze dell’ordine, di giornalisti e testimoni, ma anche al piccolo Giuseppe Di Matteo, giustamente definito “il bambino che ha sconfitto la mafia”.

Pino Nazio (Roma, 1958) è sociologo, giornalista, ha diretto per 7 anni i canali satellitari di Unire Tv, attualmente firma il programma di Raitre “Chi l’ha visto?”, per il quale si è occupato – tra l’altro – del rapimento di Emanuela Orlandi, l’omicidio di via Poma e quello di Maurizio Gucci, la banda della Magliana, la strage di Ustica, la banda della Uno bianca . Ha ideato e realizzato per la tv oltre mille servizi, spot, documentari e reportage, in Italia e all’estero. Si è occupato di campagne di pubblicità sociale e di ricerche sul rapporto dei bambini con mafia, televisione, politica, alimentazione. Ha scritto diversi saggi sulla comunicazione: “Le parole della tv”, “Il manuale del giornalista televisivo”, “Chi è della tv”. Questo è il suo primo romanzo.

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