Pascale denuncia i limiti odierni della Sinistra e la mancanza di un leader, compreso Grillo
Antonio Pascale, giornalista e scrittore – già vincitore dei premi “Croce” e “Brancati” – dalle pagine di Questo è il paese che non amo – Trent’anni nell’Italia senza stile (Minimum Fax; pp. 188; €12) denuncia il baratro in cui è piombato il nostro paese, a causa di un imperante qualunquismo e due schieramenti politici che da anni usano lo stesso linguaggio: «Il risultato è che fra una sinistra reazionaria e la Lega, la gente ha scelto il modello originale e più veemente». Un libro che propone un viaggio a ritroso nel tempo partendo dal Live Aid dell’85 per capire come sia mutata la comunicazione a livello globale, che punta sempre più sul dolore per ricattare il pubblico e così Pascale richiama all’ordine gli intellettuali sottolineando le loro responsabilità per la corretta formazione delle idee e proponendo la figura dell’intellettuale di servizio. Sulla situazione odierna denuncia: «Ho il dubbio che la Sinistra non abbia un leader da proporre, sarebbe gravissimo» e sugli annunci contro il cancro di Berlusconi afferma: «Sono messaggi di una violenza mostruosa eppure sembrano funzionare».
A pagina 1 lei dichiara la sua preferenza per l’intellettuale “di servizio”. Ma chi è costui?
«Un intellettuale curioso, capace di accorgersi quando nell’informazione c’è qualcosa di strano, è un creativo delle fonti, lì dove serve è capace anche di correggerle».
Siamo lontani dal concetto classico di intellettuale sartriano…
«Non c’entra nulla. L’intellettuale che ho in mente non è al servizio di un partito o di un’ideologia. Piuttosto è un militante della metodologia corretta».
Dal “Live Aid” al “Live Earth” è cambiata la strategia dei media che punta sul terrorizzare le masse?
«La tendenza è quella di creare immagini facilmente comprensibili ma inevitabilmente ciò comporta una semplificazione eccessiva. Si innesca un ricatto emotivo che spinge a solidarizzare con il dolore altrui, pur non conoscendoli, è ciò avviene sempre più spesso giorno dopo giorno».
Illustrando il colorito e sgradevole alterco fra Berlusconi e Schultz al Parlamento Europeo, lei ricorre al pensiero di Macdonald. Ma come si dimostra che siamo un popolo civile nonostante tutto?
«Questo è un problema. Nel mio caso votando a sinistra non ho molta simpatia per gli avversari politici ma ciò che mi preoccupa è che nel contestare la destra, la sinistra usa i suoi stessi strumenti e viceversa. Questo crea grande confusione nell’elettorato e il dubbio che qual’ora la sinistra vincesse, non è detto che riesca ad esprimere un tipo di politica differente».
Recentemente sono stati proposti nuovi leader per la Sinistra. Spiccano i nomi di Mario Draghi e Luca Cordero Montezemolo, gli stessi che mesi fa erano stati proposti per il dopo Berlusconi. La cosa la preoccupa?
«Tantissimo. Sembra che si parli lo stesso linguaggio dell’avversario per questo non si notano le differenze. A questo punto o si tratta di una difficoltà legata al messaggio da mandare all’elettorato oppure il leader non c’è proprio e ciò sarebbe davvero inquietante, denunciando la propria incapacità a capire in che verso va il mondo».
Sempre a proposito di messaggio e comunicazione: Annunciare trionfalmente da un palco che in tre anni verrà sconfitto il cancro che senso ha?
«E’ una cosa molto violenta, mi sembra un messaggio mostruoso ma d’altra parte tutto ciò che viene annunciato in pompa magna sembra far breccia nel pubblico, finendo per alimentare speranza e nuova fiducia in questa persona».
Nel trionfo della Lega alle regionali lei vede anche la vittoria di un tipo di linguaggio politico alternativo?
«In questo caso specifico, credo che la colpa sia di una certa sinistra reazionaria che ha involontariamente favorito l’ascesa della Lega».
Come?
«Puntando su alcuni temi e argomenti che da quindici anni sono i cavalli di battaglia del carroccio. Non trovo molto differenza fra i temi toccati da Carlo Petrini di SlowFood per difendere tradizioni locali immaginarie, per tutelare il dialetto e il territorio dalla contaminazione altrui. Questi temi la Lega li tratta da molto più tempo e con più veemenza e per tale motivo la gente ha scelto il modello originale. Io non sono affatto spaventato da un buon uso delle contaminazioni, facendo tesoro del nostro passato, del nostro retaggio culturale».
Nei suoi corsi di scrittura creativa lei affronta il tema del male nella letteratura. Ma mette in guardia dal rischio di venirne contaminati…
«Secondo me possiamo non venirne contaminati tuttavia io mi chiedo se sia veramente giusto raccontare il dolore altrui senza conoscerlo a fondo. Il problema è che nella società contemporanea ci si occupa spesso e facilmente di cose molto lontane da noi e ciò comporta una semplificazione del fenomeno, puntando sull’aspetto empatico del problema. Ma evidentemente ciò non può essere sufficiente per una piena comprensione e se non riesco a comprendere davvero l’animo altrui anche il mio lavoro intellettuale sarà lacunoso».
Lei scrive che è necessario garantirsi il diritto all’inquietudine. Di cosa si tratta?
«Rappresenta quella curiosità che non viene mai appagata. Siamo un mondo moderno e per apprendere i nuovi fenomeni, le nuove tendenze bisogna essere curiosi, attenti e sempre in movimento. Preferisco l’inquietudine perché magari non ci rende felici ma almeno vivi».
Perché lei non ama questo paese?
«Non amo il fatto che delle volte gli intellettuali, coloro che aiutano il formarsi delle idee e delle opinioni, non si pongano il problema del loro agire, non tengano conto delle conseguenze. Un paese che non ci si pone questi problemi è destinato a piombare nella superficialità, nella banalità, nel qualunquismo…del resto Beppe Grillo viene da molti additato come una risorsa politica per il nostro paese e ciò mi preoccupa davvero».
Antonio Pascale, nato a Napoli nel 1966 ma cresciuto a Caserta, ha pubblicato La città distratta (l’ancora del mediterraneo 1999, Einaudi 2001), un affresco della vita nella città di Caserta, con cui ha vinto l’edizione 2000 del premio Sandro Onofri;La manutenzione degli affetti (Einaudi 2003), con cui ha vinto molti premi letterari e Passa la bellezza (Einaudi 2005). Ha curato l’edizione 2005 dell’antologiaBest Off, un’antologia dei migliori testi pubblicati su riviste letterarie italiane (minimum fax 2005). Il racconto -Io sarò stato- fa parte dell’antologiaLa qualità dell’aria (minimum fax 2004).
