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Classifica del nepotismo in Ateneo: Messina è ottava su 84 università

Rosaria Brancato

Classifica del nepotismo in Ateneo: Messina è ottava su 84 università

venerdì 17 Gennaio 2014 - 11:28
Classifica del nepotismo in Ateneo: Messina è ottava su 84 università

Nella classifica degli Atenei nei quali è più diffuso il fenomeno del nepotismo Messina risulta all'ottavo posto. Un ricercatore italiano dell'Università di Chicago ha svolto lo studio basandosi sulla frequenza dello stesso cognome. E ha scoperto le facoltà più "gettonate" in famiglia e la geografia del nepotismo: più si va verso il Sud più il fenomeno aumenta.

L’Accademia delle parentele. Sono sotto il naso di tutti, ma ogni tanto ci viene rinfrescata la memoria dalle inchieste, o dalle classifiche su una qualità dell’offerta o della ricerca che disegnano Atenei non all’altezza. Adesso c’è anche chi sul nepotismo ha provato a fare statistiche e studi, come Stefano Allesina, dell’Università di Chicago (uno dei tanti cervelli con il cognome sbagliato, in fuga dall’Italia) che ha creato un programma per correlare in modo scientifico due dati: le docenze e i cognomi uguali nello stesso ateneo. Una ricerca finanziata dalla National Science Foundation ed è stata pubblicata sulla rivista scientifica PLoS ONE con il titolo Measuring Nepotism through Shared Last Names: The Case of Italian Academia. Per misurare la diffusione reale del nepotismo tra le università italiane il ricercatore ha utilizzato un database del Ministero dell’Istruzione contenente nomi e cognomi di oltre 61.000 professori e ricercatori occupati in 84 sedi universitarie, verificando poi la “frequenza” di alcuni cognomi rispetto ad altri. Più di 27.000 cognomi distinti ricorrono più spesso di altri nello stesso settore. Su questa base il professor Allesina ha creato un programma che esegue un milione di estrazioni casuali per scoprire la probabilità di ottenere la stessa frequenza riscontrata nel data base. La ricerca si è soffermata sia sulle singole università che sui diversi settori disciplinari e ad esempio la più alta percentuale di nepotismo è stata registrata in Legge, Medicina, Geografica, Pedagogia, Ingegneria industriale. assunzione nepotistiche. Lo studio è andato oltre, perché ha verificato anche il tasso di nepotismo tra Nord e Sud, con una percentuale più alta man mano che si va verso il Meridione.

Per chi avesse dubbi e non fossero bastate le inchieste giornalistiche, i servizi delle Jene e le indagini giudiziarie, l’Università di Messina è ottava per nepotismo su 84 Atenei.

La “palma d’oro” spetta alla Libera Università Mediterranea Jean Monnet Casamassima di Bari, seguita da quelle di Sassari, Cagliari e dalla Suor Orsola Benincasa di Napoli. Gli Atenei siciliani si piazzano subito dopo il podio, con Catania quinta e l’Uke di Enna sesta, segue l’università della Calabria e poi Messina.

Per trovare un ateneo del centro-nord dobbiamo arrivare al 15esimo posto di Modena e Reggio Emilia, mentre San Raffaele di Milano è al 25esimo.

In realtà questa ricerca ha un piccolo “neo”: si basa sulla frequenza dello stesso cognome, non potendo, per ovvi motivi, individuare la parentela in senso più ampio, perché ad esempio madre e figlio non hanno lo stesso cognome e neanche zio e nipote quando il nipote è figlio della sorella del docente. E per la verità non può naturalmente indicare nessuna forma di “parentela allargata” nella variopinta geografia del cuore e dell’amore umano. Ma già individuare un tasso di nepotismo basando sul criterio più evidente è un elemento che fa riflettere.

E’ chiaro che nessuno può mettere in dubbio “il genio” che si tramanda di padre in figlio, ma quando le forme di baronato avvengono nella stessa Università e attraverso canali di selezione pubblica in barba ad ogni meritocrazia e democrazia, si sconfina nell’intollerabile. La conseguenza peraltro la paga l’Università stessa, abbassando l’asticella della qualità verso il basso e soprattutto diventando poco appetibile per chi non ha il cognome giusto ma solo il cervello e il talento.

Non stupisce il fatto che questa classifica va di pari passo con un’altra: gli studenti del Sud scelgono le Università del Nord.

Nei feudi dei baroni andare a studiare in un ateneo dove la docenza viene scelta con altri criteri e dove il merito ha diritto di cittadinanza e la qualità dell’offerta è maggiore, diventa una strada obbligata.

La riforma Gelmini, per quanti aspetti negativi avesse, mirava ad incidere anche sui baronati.

L’ottavo posto dell’Università di Messina in questa classifica non ci fa onore, ma non è una sorpresa.

Rosaria Brancato

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14 commenti

  1. ahaha attendiamo la smentita dei soliti noti

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  2. Non è attendibile.. se aggiungiamo il personale amministrativo degli uffici arriviamo primi !

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  3. puzza di bruciato 17 Gennaio 2014 12:08

    C’è proprio da essere orgogliosi!!! Altro che verminaio… haano spolpato l’ateneo come dei piranà!!!!

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  4. Sono d’accordo, la ricerca è falsata.
    Per ovvi motivi non è stato rilevato il dato delle mogli, nuore e soprattutto amanti (uomini e donne) oltre a quelli dei generi, cugini e nipoti da parte di madre.
    Mi dispiace, ma il risultato al quale arriva il prof. Allesina è molto approssimativo….per difetto.
    E non c’è niente da ridere.

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  5. Quando si parla di ” figliolanze” nell’Universita’ di Messina,Medicina in testa,ecco che Messina scatta dagli ultimi posti del Sole24 ore per qualità della vita,ai primi posti in assoluto! Basterebbe consultare gli stati di famiglia dell’anagrafe. Con buona pace di chi dalle colonne di questo giornale si è risentito con me dicendo che i figli d’arte non hanno il posto nel reparto del padre ma devono fare ” grossi” sacrifici (sic!) accontentandosi di “sistemazioni fuori sede”….e si vede ,no?

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  6. allora hanno ulteriori margini di miglioramento …. forza non perdete tempo dovete recuperare sette posizioni !!!!

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  7. La grande differenza che noi emigrati osserviamo e’ non bel mondo academico ma anche del lavoro sucesso viene dal merito.

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  8. forza navarra e cuzzocrea, dite che non è vero

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  9. Assurdo!!!! Siamo scarsi anche in questo: solo ottavi in Italia!
    Poche persone, con assurdi comportamenti di serietà, assoluta incapacità e voglia di entrare in qualsivoglia Confraternita Religiosa cittadina di cui fanno parte le volenterose famiglie messinesi che contano, hanno vanificato anche questa possibilità: essere primi almeno in questa graduatoria.
    E invece NO. Ci hanno voluto togliere questa gioia per un puro capriccio, legati a questa morale capovolta che chiamano onestà, mentre in tantissimi brigavano, per il bene della città, sistemando chi i figli, chi le amanti, per non parlare delle prime e seconde mogli o delle fidanzate.
    Ma adesso basta. Dopo aver subito la supposta supremazia calcistica di catanesi e calabresi, oggi ci tocca sorbirci anche questa di “supposta”.
    Sperando che chi in città ha voce in capitolo ponga immediatamente giustizia a tale fatto , rimaniamo in attesa dei risultati di un prossimo, simile, lavoro, scientifico sicuri di non essere delusi.

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  10. in pochi anni hanno distrutto la reputazione che la nostra università si era guadagnata in un paio di secoli di attività

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  11. Direi che il criterio di questa indagine è STUPIDO.
    -Hanno considerato anche il cognome dei mariti e/o delle mogli?
    -Hanno considerato solo la presenza di primo grado, o anche la dispersione del “seme” presso altre università sotto forma di dottorati, borse di studio e/o incarichi di consulenza e altri scambi.. culturali tra i feudi?

    Non è credibile questa ricerca, Pisa ad esempio è messa peggio di noi eppure in classifica non compare, anche se devo ammettere che l’VIII° posto è una posizionamento eccessivamente ottimista per Messina.

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  12. Quale reputazione? Economia e Passeggio? Fiorispondenza? Letterine e Veline? Mendicina e Liturgia? Scemenze politiche? Pochi anni? bah!

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  13. Da osservatore esterno dico che i fatti avvenuti nell’università di Messina (tipici di un sistema che ritroviamo in tutto il paese da nord! a sud) non hanno fatto e non fanno bene. L’Italia e’ sostanzialmente un paese fondato sul malaffare e la corruzione. Questi fatti avvengono ovunque e in modo più eclatante (ciò non significa che devono essere tollerati o accettati). Lo stesso ministro Carrozza (ex rettore a Pisa) ha ben tre parenti molto stretti (padre, fratello, ecc.) all’interno della stessa università di Pisa. Tutti geni!!! E siamo a Pisa, ateneo virtuoso, esemplare. Ma fatemi il piacere!! La lista degli altri atenei con fenomeni di nepotismo sarebbe molto lunga, ma altrove si tollera, anzi si manda i propri figli a studiare. Chi ruba al centro-nord e’ più credibile e, soprattutto, passa quasi inosservato. Tuttavia, a Messina gli stessi messinesi, e certi pseudo giornalisti che riportano notizie ridicole riguardanti una scientifica (???) ancora più ridicola fatta da un cervello in fuga (se questo è il suo approccio alla ricerca e’ meglio che si sia dato alla fuga) hanno intrapreso una crociata demolitoria nei confronti di un’istituzione che, seppur martoriata dai problemi che conosciamo, rappresenta sempre un qualcosa che dovremmo cercare di difendere e di migliorare. Coraggio messinesi, continuate a distruggere quel poco che vi rimane!

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  14. Nascondiamoci dietro un dito così staremo meglio… La verità fa male, lo so!

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