Un'eccellente orchestra ha concluso a Messina il Bellini International Context

Un’eccellente orchestra ha concluso a Messina il Bellini International Context

Giovanni Francio

Un’eccellente orchestra ha concluso a Messina il Bellini International Context

lunedì 29 Settembre 2025 - 06:00

Si tratta di giovani musicisti, diretti da Michele De Luca, che si sono esibiti al Vittorio Emanuele

Sabato scorso, nell’ambito della quinta edizione del Bellini International Context, i cui spettacoli si tengono nelle città di Catania e Messina, è andato in scena al Teatro Vittorio Emanuele di Messina l’ultimo evento programmato a Messina (l’ultimo si è tenuto domenica a Catania) intitolato “Frequency: la linea del canto romantico.

Protagonista la Massimo Youth Orchestra, diretta da Michele De Luca.

Il titolo del concerto vuole significare l’importanza della musica di Bellini, basata essenzialmente sul bel canto sulla melodia, sulla cantabilità, nel corso dei secoli, fino all’età contemporanea.

Infatti l’Orchestra ha eseguito prima due brani di Bellini, poi un brano del contemporaneo Antonino Blanco, per concludere con u brano della seconda metà dell’Ottocento, la celeberrima Sinfonia “Dal Nuovo Mondo” di Dvorak, brani che hanno tutti in comune l’accento posto sulla linea melodica.

Il concerto si è aperto con l’esecuzione della Sinfonia da “Il Pirata”, probabilmente la prima opera importante del compositore siciliano. Si tratta di un pezzo brillante, che dopo una vigorosa e maestosa introduzione si sviluppa intorno a temi cantabili, tipicamente belliniani, ma con degli efficaci “crescendo” che fanno pensare a Rossini.

È stata la volta della Sinfonia da “Norma” l’opera più celebre di Vincenzo Bellini. Anche la Sinfonia dell’opera è certamente la più conosciuta fra quelle composte a introduzione delle sue opere. Diversi sono i momenti di grande spessore artistico e ispirazione che hanno reso celebre questo brano sinfonico, a cominciare dal solenne e maestoso incipit, per proseguire in uno sviluppo ora drammatico, ora dolce e lirico, con un tema che verrà ripreso nel secondo atto dell’opera.

Ha fatto seguito, in prima esecuzione assoluta, un brano del compositore catanese contemporaneo Antonino Blanco, dal titolo “Catania 1801”, titolo che allude ovviamente al luogo e data di nascita di Bellini. Il brano, in tre movimenti, ha carattere mesto e quasi funebre nei primi due, intrisi di melodie cantabili ma di struttura per lo più classica. Più mosso il terzo movimento, a conclusione di una composizione sicuramente interessante e di pregio, della quale il pubblico messinese ha avuto il privilegio dell’ascolto in prima assoluta.

Infine la Sinfonia n. 9 in re minore op. 95 “Dal Nuovo Mondo” di Antonin Dvorak.

Come spesso è accaduto in questa edizione del Bellini International Context, la parte prevalente del concerto non è stata dedicata al compositore catanese, dal momento che la Sinfonia di Dvorak, estesa e impegnativa, rappresenta il massimo capolavoro sinfonico del musicista boemo.

Il titolo “Dal Nuovo Mondo” è dovuto al fatto che la sinfonia appartiene a quelle composizioni scritte da Dvorak durante la sua permanenza in America, luogo in cui videro la luce alcuni dei suoi più grandi capolavori, come il Quartetto Americano, la Suite Americana e il Concerto per violoncello. Questa musica nasce dall’incontro fra due civiltà, quella europea, di cui Dvorak intendeva portare testimonianza e trasmetterne i contenuti nel nuovo continente, e quella americana, e tale incontro ha dato vita a capolavori dai tratti inconfondibili e assai suggestivi dei quali la Sinfonia n. 9 rappresenta la massima espressione.

Il musicista soggiornò a lungo a Spillville, nello stato dell’Iowa, quindi nel cuore del nuovo mondo, ove gli capitò di ascoltare i canti degli indiani d’America, fonte di ispirazione di tutti i brani composti in America.

Il vero miracolo di questo capolavoro è che in nessun movimento sono utilizzati motivi popolari americani: tutti i temi sono frutto della fantasia di Dvorak, eppure riescono a creare magicamente l’atmosfera del nuovo continente.

La sinfonia si compone di quattro ampi movimenti.

Il primo movimento – Adagio – Allegro molto – assai esteso, imponente e trascinante, è fondamentale nel contesto di tutta la sinfonia, in quanto i suoi temi riecheggeranno anche negli altri movimenti.

Nel secondo movimento, “Largo”, intriso di lirismo, ci pare davvero di ascoltare i canti degli indiani americani, nelle distese praterie del nuovo continente.

Il terzo movimento, “Scherzo – Molto Vivace”, trova fonte di ispirazione nelle danze popolari, mentre il quarto “”Allegro con fuoco”, presenta il tema più noto di tutta la sinfonia, e contiene richiami ai temi ascoltati negli altri movimenti.

Davvero eccellente la prova dei giovani, ma bravissimi, orchestrali, che hanno affrontato i capolavori eseguiti con disciplina, carattere e immedesimazione. Ottima la direzione di Michele De Luca, dal gesto sobrio e misurato, che ha saputo dare equilibrio, nella sinfonia di Dvorak, certo di non facile esecuzione.

Fragorosi applausi del numeroso pubblico (alcuni purtroppo si sono lasciati andare agli applausi alla fine di ogni movimento, forse non avvezzi alla frequentazione dei concerti), applausi comunque meritatissimi.

L’esecuzione, nuovamente, della Sinfonia da “Norma”, è stato il bis che ha concluso la splendida serata.

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