La cerimonia in memoria dell'ex preside della Facoltà di Lettere si è svolta sabato mattina nell’ Aula magna del Rettorato
Per ricordare Gianvito Resta, il preside che ha retto per 30 anni la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Ateneo Peloritano scomparso nel gennaio di quest’anno, è stata scelta la data del 7 maggio, quando il professore avrebbe compiuto 90 anni. Un’Aula Magna gremita di docenti, dottorandi e studenti ha seguito per tutta la mattinata lo snodarsi di una cerimonia che non è stata solo commossa commemorazione da parte di allievi e colleghi del professore provenienti oltre che da Messina dalle Università di Bari, Catania, Palermo e Roma ‘La Sapienza’, ma anche intensa riflessione sul significato e sul ruolo dell’attività scientifica e della promozione culturale di un filologo ai vertici dell’accademia nella seconda metà del Novecento. Promotore e coordinatore dell’incontro è stato il Preside della Facoltà di Lettere di Messina, Vincenzo Fera, allievo del prof. Resta, che ha portato il saluto del Rettore e ha indugiato su alcuni aspetti della dinamica di ricerca del grande maestro inaugurata dal volume “L’epistolario del Panormita” (Messina 1954), definito la carta fondante della ricerca umanistica nel nostro Ateneo.
Giuseppe Giarrizzo ha tracciato le linee di un lucido quadro degli ultimi decenni dello scorso secolo nel quale la progettualità di Resta ha mirato a coniugare istanze storiche e filologiche, con notevoli ricadute sulla cultura del territorio; Francesco Tateo ha scandito con riflessioni critiche di alto profilo, tra filologia e letteratura, i momenti più salienti della biografia culturale dello studioso messinese, fin dal dopoguerra proiettato verso la tradizione rinascimentale; Rino Avesani ha delineato l’itinerario di Resta nell’ambito della Filologia medievale e umanistica, una disciplina entrata negli ordinamenti universitari nei primi anni Cinquanta; Mario Mazza ha ricostruito con fini testimonianze la figura del vecchio Preside, facendone vividamente risaltare l’intelligenza storico-culturale; Giovanni Ruffino ha illustrato l’incidenza di Resta nell’ambito del Centro di studi filologici e linguistici siciliani, del quale era Presidente onorario.
Giuseppe Amoroso infine, il primo allievo di Resta, ha con acuta sensibilità effettuato una incursione nel mondo del giovane professore, completando con pregnanti particolari il variegato affresco che la mattinata di studio ha disegnato. Caterina Resta, anche a nome della sorella Maria Letizia, ha suggellato l’incontro con ricordi familiari e parole di ringraziamento finali. Le relazioni, integrate coi testi di studiosi che non hanno potuto partecipare all’incontro, saranno raccolte in volume per cura del Centro interdipartimentale di studi umanistici dell’Università di Messina.
