Il sindacato studentesco annuncia la partecipazione alle iniziative indette per protestare contro il disegno di legge che ridisegna il sistema universitario italiano
Anche l’Udu (Unione degli universitari) scende in campo contro la riforma Gelmini.
Il sindacato studentesco, da qualche mese di nuovo operativo a Messina, sarà presente all’assemblea d’Ateneo indetta, per ogg, dai precari della ricerca assieme ai sindacati.
Cresce, quindi, anche tra gli studenti il livello di preoccupazione nei confronti del disegno di legge che mira a ridisegnare il sistema universitario italiano.
“I tagli ad una ricerca già poco incentivata (l’Italia con un investimento su ricerca e istruzione dello 0,8% è tra gli ultimi Paesi in Europa, avanti solo alla Bulgaria) – si legge in un comunicato dell’Udu – dimostrano il basso livello di attenzione che il Governo ha per i propri giovani e per il futuro del Paese. La fuga dei cervelli è uno degli aspetti più allarmanti delle politiche portate avanti da questo Governo poiché provoca una depauperazione delle risorse umane, la quale non contribuisce allo sviluppo del Paese e alla sua competitività”.
Per far sentire la propria voce l’UDU ha, quindi, deciso di aderire a tutte le iniziative indette a livello nazionale per protestare contro la Riforma Gelimini e “invita tutta la comunità studentesca ad unirsi alla propria battaglia”.
A Messina, alla settimana di mobilitazione – che si protrarrà sino a sabato – parteciperanno le sigle sindacali Cigl, Cisl e Uil comparto università, Confsal/Snals univ., Cisapuni Cisal Università e Cipur confsal e le associazioni docenti A.N.D.U., Firu e C.N.U, secondo le quali il DDL modifica la stessa natura dell’ Università in un tentativo di demolire definitivamente l’Università pubblica, autonoma, democratica, di qualità ed aperta a tutti”. Le organizzazioni sindacali e le associazioni di categoria contestano in particolare: l’’attacco’ del governo all’autonomia universitaria, con l’attribuzione del potere di valutare l’attività del singolo docente ad una agenzia nominata dal ministro; il conferimento di un maggiore potere ai rettori e ai Cda; l’incremento di differenza del trattamento economico previsto per i docenti ordinari rispetto agli associati; ed infine l’introduzione di un sistema costituito da pochi docenti di ruolo e da una ‘base’ amplissima di precari su cui comunque continueranno a gravare molte funzioni di docenza non riconosciute.
Per dire no alla riforma Gelmini, sigle sindacali e rappresentanti docenti hanno, quindi, deciso di proclamare lo stato di agitazione ed indire per domani “in contemporanea con analoghe manifestazioni in tutti gli Atenei italiani, una assemblea di tutte le componenti accademiche (professori, ricercatori, dottorandi, precari, tecnico-amministrativi, studenti)”.
L’assemblea, che si terrà nell’aula Cannizzaro a partire dalle 10.00, sarà seguita da una simbolica occupazione del Rettorato.
