I ricercatori si mobilitano contro il DDL Gelmini: “il testo non riconosce loro lo status di fatto di professori di terza fascia-

I ricercatori si mobilitano contro il DDL Gelmini: “il testo non riconosce loro lo status di fatto di professori di terza fascia-

I ricercatori si mobilitano contro il DDL Gelmini: “il testo non riconosce loro lo status di fatto di professori di terza fascia-

giovedì 06 Maggio 2010 - 13:45

Gli studiosi accetteranno, quindi, solo incarichi di insegnamento previsti dalle leggi vigenti per l’anno accademico 2010/2011

I ricercatori delle Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali, Ingegneria, Medicina Veterinaria, Lettere e Filosofia, Farmacia e Scienze Politiche dell’Università di Messina si associano alla protesta dei colleghi di altri Atenei italiani.

In un documento, dicono di condividere le ragioni e le forme della protesta che sta coinvolgendo numerose realtà accademiche contro il Disegno di Legge del Governo “in materia di organizzazione e qualità del sistema universitario, di personale accademico e di diritto allo studio” (DDL Gelmini, ad oggi al Senato della Repubblica, Atto n◦ 1905).

I ricercatori messinesi hanno, quindi deciso, a larga maggioranza, di dichiararsi indisponibili ad assumere incarichi di insegnamento che non rientrino in quelli previsti dalle leggi e dalle normative vigenti per l’anno accademico 2010/2011. Gli studiosi valutano negativamente il complesso del DDL considerandolo del tutto inadeguato al miglioramento della qualità della ricerca e della formazione universitaria nel nostro Paese. “Il DDL – scrivono- prefigura un consistente indebolimento del sistema dell’universitario e della ricerca pubblica, disponendo una riforma a costo zero e non instaurando un sistema premiale per docenti e studenti”.

“Il DDL- secondo i ricercatori -indebolisce fortemente i meccanismi di rappresentanza democratica all’interno dell’Università, imponendo una struttura decisionale marcatamente verticale e centralistica. Il DDL prevede la nuova figura del Ricercatore a Tempo Determinato che ― assieme alla messa a esaurimento dell’attuale ruolo dei ricercatori e al mantenimento delle selva di figure precarie (borsisti post-dottorandi, titolari di assegni di ricerca) ― porterebbe ad un ulteriore aumento del numero dei precari e ad una loro più generale instabilità lavorativa ed esistenziale”.

“Il DDL – continuano- risulta in particolare palesemente lesivo e discriminatorio nei confronti dei ricercatori universitari. Esso disattende ogni possibile soluzione all’assenza di uno stato giuridico dei ricercatori e anzi persegue una strategia di disconoscimento delle funzioni svolte e delle competenze didattiche acquisite, riservando ai ricercatori stessi un ruolo marginale e ad esaurimento”.

“ Il testo- si legge nel documento- – ignora completamente il contributo dei ricercatori all’attività didattica effettiva e non integrativa, imponendo l’obbligo alla didattica senza alcun riconoscimento dello status di fatto di professori di terza fascia. Le procedure proposte dal DDL sono del tutto insufficienti a garantire, alcuna progressione di carriera dei ricercatori che hanno maturato titoli didattici e scientifici congrui con l’avanzamento di ruolo I ricercatori auspicano che le colleghe ed i colleghi delle altre Facoltà e più in generale tutte le componenti accademiche (studenti, docenti, precari della conoscenza) condividano il dissenso e partecipino alla protesta contro il disegno di legge governativo”.

I ricercatori si dicono, infine, “pronti a recedere in qualsiasi momento dalla protesta nel caso in cui vengano emanati dai competenti organi istituzionali provvedimenti concreti, che contengano radicali modifiche all’attuale disegno di legge e che tengano conto delle loro legittime aspettative”.

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