Nella polemica interviene anche il pittore Cannaò, presidente del Museo del Fango: «Invece di incoraggiare le attività culturali i saccenti le boicottano»
Non si arrendono gli studenti del comitato “Unime in Protesta” e nonostante le porte letteralmente in faccia dai vertici dell’Ateneo peloritano, continuano con l’attività seminariale programmata nelle settimane scorse. Impossibilitati ad accedere all’aula ex Chimica, ieri pomeriggio, gli universitari hanno tenuto il seminario dentro l’androne del Rettorato: alla presenza di circa 70 persone il ricercatore Pierandrea Amato ha paralato della sua tesi di ricerca proposta nel suo ultimo libro, intitolato, non a caso, -La Rivolta-.
«Come sempre – scrivono in un comunicato gli studenti- a trovarci è venuta anche la Digos, ospite fisso di tutti i nostri appuntamenti, ma ovviamente il ruolo delle forze dell’ordine in questi casi può limitarsi solo all’osservazione».
Per tentare di chiarire la situazione, il Comitato “Unime in Protesta” continua a chiedere al «Rettore di investire qualche ora del proprio tempo e affrontare la questione con un confronto pubblico».
Intanto, a proposito dell’atteggiamento ostile di Tomasello e di tutti i vertici dell’Università di Messina nei confronti degli studenti, riceviamo lo sfogo del direttore del “Museo del Fango”, il pittore Michele Cannaò, ospite insieme all’ing. Capo del Genio civile di Messina Gateano Sciacca al seminario “all’aperto” di lunedì pomeriggio.
«Invece di incoraggiare – scrive Cannaò – le attività culturali e, perché no, partecipare in prima persona alle iniziative dei migliori studenti (e ne sono perfettamente consapevoli che sono i migliori) loro, i “docenti”, i saccenti, le boicottano. E perché meravigliarsene? Se tutti sappiamo che in questo nostro “Belpaese” non è mai stato il merito a far ricoprire cariche pubbliche come potrebbe essere proprio Messina, e la sua Università, a costituire eccezione?».
Insomma la polemica continua…
