328 specie diverse e un prestigio sancito dal 43esimo campo internazionale promosso da associazioni ambientaliste
MESSINA – “Già 57 mila i rapaci e le cicogne censite durante il 43° campo internazionale promosso da Man ed Ebn in collaborazione con Wwf Italia, Lipu e Legambiente Se c’è un luogo in Europa dove poter osservare specie anche rare di rapaci è lo Stretto di Messina. Rotta sconosciuta alla scienza fino a qualche decennio fa, ora è considerata a livello internazionale una delle rotte principali usate dai rapaci, grazie all’attività di contrasto al bracconaggio, portata avanti sin dal 1981”. Così le associazioni ambientaliste evidenziano l’importanza della rotta migratoria nello Stretto, con 328 specie.
Il controllo dei volontari internazionali sui Peloritani contro il bracconaggio
Prima “i migratori, principalmente rapaci e cicogne, venivano sistematicamente falcidiati, in periodo di caccia chiusa, nonostante fossero specie protette sin dal 1977, da appostamenti fissi vietati dalla legge. Dal 1984 volontari provenienti da ben 19 Paesi diversi, molti dei quali europei ma anche dal Giappone, Usa, Singapore, presidiano i Monti Peloritani in collaborazione con le forze dell’ordine, per reprimere e prevenire le attività illecite che un tempo erano tollerate nel nome della tradizione”.

Il viaggio pericoloso dei rapaci per raggiungere lo Stretto
Fanno sapere le associazioni: “Nel corso di questa stagione, dal 15 marzo ad oggi, sono stati censiti ben 57 mila rapaci, appartenenti a 23 specie diverse delle 38 ad oggi osservate, delle quali 50 mila Falchi pecchiaioli, 2.500 Falchi di palude, 1100 Nibbi bruni, ma anche diversi esemplari di specie minacciate di estinzione, come il Capovaccaio, l’Albanella pallida, o estremamente vulnerabili come il Grillaio, l’Aquila imperiale, le Aquile anatraie maggiore e minore. Il flusso migratorio che attraversa, prima il Canale di Sicilia e poi lo Stretto di Messina, è tra i più vulnerabili di mezzo pianeta: per giungere fino allo Stretto di Messina, tappa intermedia verso i siti di nidificazione nell’Europa dell’Est, del Nord e del centro, devono attraversare non meno di 2700 km di deserto (Sahara e Sahel), poi il Canale di Sicilia che, nel punto più breve è comunque una distesa di mare di 148 km. Sia il mare che il deserto sono ambienti ostili il cui superamento è, in caso di meteo avverso, spesso impossibile e letale per questi splendidi migratori. La tradizione della caccia primaverile che decimava gli individui che riuscivano a superare questi ambienti ostili, è diminuita nel tempo, grazie agli sforzi delle associazioni ambientaliste e all’indispensabile sforzo delle forze dell’ordine. Il pericolo, ridotto notevolmente, permane in aree nuove o fasce orarie particolari, quando i rapaci volano molto vicini al suolo o quando il vento li obbliga a percorsi su aree abitate. E’ innegabile, ad ogni modo che si è registrato, nel tempo, un cambiamento culturale e di sensibilità importante e, di conseguenza, un crescente rispetto verso questi coraggiosi migratori”.
Da 43 anni si studia lo Stretto di Messina come sito di migrazione
E ancora: “Lo Stretto di Messina è oggi il sito di migrazione con dati scientifici raccolti con continuità di ben 43 anni, e consente di poter affermare con certezza che la tutela del flusso migratorio, tutto, comprese le specie che migrano solo di notte è fondamentale per il mantenimento delle popolazioni europee ed extra europee che lo attraversano, ad oggi censite ben 328 specie diverse. È responsabilità di tutti rispettare questi splendidi migratori, e con essi le leggi e l’integrità del territorio che loro sorvolano, spesso nutrendosi o fermandosi per riposare, per poter proseguire il lungo e difficilissimo volo verso nord. Le associazioni ringraziano tutti coloro che si stanno impegnando per la prevenzione e repressione del bracconaggio anche in forme diverse, come l’uccellagione e l’utilizzo dei richiami notturni per uccidere le quaglie. E in particolare, si ringrazia la Soarda del raggruppamento Carabinieri Cites, la Cites di Catania, il Corpo forestale regionale, la Polizia metropolitana, la Polizia municipale, per la preziosissima attività a tutela della fauna dell’importantissimo Stretto di Messina”.
In evidenza foto di Alessandro Micalizzi, all’interno foto di Davide Lupica
