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Via don Blasco. Espropriata la Rifotras, “guerra” col Comune di Messina

Marco Ipsale

Via don Blasco. Espropriata la Rifotras, “guerra” col Comune di Messina

venerdì 23 Ottobre 2020 - 10:28
Via don Blasco. Espropriata la Rifotras, “guerra” col Comune di Messina

Martedì lo sgombero, con la Polizia municipale che ha respinto molti carri attrezzi che volevano conferire autovetture

Il decreto di esproprio è esecutivo. La Rifotras, ditta di autodemolizioni, deve andare via dalla sua sede storica perché lì deve passare la nuova via don Blasco.

Ma il decreto, secondo gli avvocati della ditta, Antonio Andò, Ernesto Fiorillo, Fabio Mirenzio e Patrizia Silipigni, è stato “emesso in assenza di regolare procedimento”. Per questo la Rifotras ha fatto ricorso, ancora pendente, mentre “la Regione ha nel frattempo rinnovato l’autorizzazione all’esercizio dell’attività nel suo impianto, ma il Comune ha ignorato la circostanza, pur avendo proposto ricorso contro il rinnovo, preferendo la più comoda strada di violare il provvedimento di disciplina ambientale”.

Così scrivono alle ministre dell’Interno, Luciana Lamorgese, e del Lavoro, Nunzia Catalfo, alla prefetta di Messina, Maria Carmela Librizzi e al presidente della Regione, Nello Musumeci “perché intervengano in tutela dei diritti costituzionali dei lavoratori, dell’imprenditore e a garanzia della continuità dell’erogazione del pubblico servizio e di impedire il protrarsi di condizioni di danno ambientale”.

Quello della Rifotras, secondo i legali, sarebbe un “servizio di interesse pubblico” perché “l’unica a Messina che si occupa di prelievo di veicoli e relativa demolizione e trattazione smaltimento di particolari categorie di rifiuti pericolosi e speciali”. Il Comune avrebbe, quindi, “interrotto un servizio di interesse pubblico, impedendo l’accesso a 22 lavoratori”, che rischiano il posto. Martedì lo sgombero, con la Polizia municipale che ha respinto molti carri attrezzi che volevano conferire autovetture, “solo con disposizione verbale, alla presenza dell’assessora Musolino, in violazione delle competenze tra pubbliche amministrazioni e dei diritti del privato, visto che la ditta, non potendo accedere agli uffici, non può avvertire i clienti, neppure telefonicamente, e ritirare la propria documentazione amministrativa”.

“Da ieri non è più possibile il prelievo dei veicoli, disposto dalle forze dell’ordine e dalla Polizia municipale, cancellare e demolire veicoli rottamati e confiscati, ai cittadini è interdetto rottamare i veicoli e presentare nei termini di legge la richiesta per il contributo statale. Non è più possibile, quindi, nemmeno l’attività di prelievo, trattamento e recupero di rifiuti speciali, pericolosi e non. Per fare un esempio non potranno essere smaltiti i rifiuti provenienti da raccolte differenziate, carrozzerie, raccoglitori ambulanti, officine, elettrauto o provenienti da organi giudiziari e pubbliche amministrazioni”.

Secondo i quattro legali, la via don Blasco ha “macroscopici errori progettuali sia riferiti all’area Rifotras sia ad altre parti del tracciato vicino alle aree ferroviarie”. L’area Rifotras “è stracolma di rifiuti speciali, anche pericolosi che, per legge, devono essere trattati e conferiti entro 72 ore. La sospensione comporta l’impossibilità di messa in sicurezza dei veicoli già affidati alla ditta per la demolizione e che deve avvenire, per legge, entro le 24 ore, nonché quella di procedere, nel termine anch’esso di legge di 30 giorni, alla cancellazione dei veicoli dal Pubblico registro automobilistico. La sospensione del 20 ottobre ha impedito la messa in sicurezza di 40 veicoli e la bonifica di circa 200 autovetture, con conseguente rischio di danno ambientale ed obbligo per i privati proprietari del mezzo di continuare a pagare la tassa automobilistica nonché per loro e per le concessionarie la perdita del contributo statale da 5mila a 10mila euro. L’Agenzia del Demanio – filiale Sicilia -, da canto suo, paga a vuoto dal 20 ottobre alle depositerie giudiziarie la tariffa di deposito e custodia dei veicoli confiscati e non consegnati al demolitore e contestualmente perde gli introiti previsti per ogni veicolo ritirato e demolito (102,96 euro per ogni auto e 7,02 per ogni motorino)”.

Ma la Rifotras non può semplicemente trasferirsi? “Il Comune non ha offerto alla ditta soluzioni di delocalizzazione e non ha considerato tracciati vicini alternativi migliori”.

Se l’esproprio dovesse essere annullato, ci sarà “un danno di 20 o 25 milioni di euro, che non sarà risarcito dalla giunta De Luca ma dal Comune di Messina. La proprietà si sente, ed è, vittima, oltre che della ostinata superficialità dell’Amministrazione comunale di Messina, anche di una persecuzione che viene da lontano e le cui ragioni sono anch’esse da accertare. È curiosa la fretta dell’Amministrazione che non ha voluto attendere l’esito del ricorso” perché “pare rispondere al desiderio di immagine di fattività amministrativa”.

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