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L’odissea sanitaria di una giovane messinese

Cesare Giorgianni

L’odissea sanitaria di una giovane messinese

martedì 22 Gennaio 2019 - 08:28
Viaggi della speranza
L’odissea sanitaria di una giovane messinese

“La ringrazio per avermi esposto questa interessante storia clinica. Desidero vedere personalmente le immagini sia della Tac che del transito intestinale che possono essermi inviate per corriere (c.d. immagino) al seguente indirizzo: prof… direttore  U.O.C. Chirurgia generale – Azienda ospedaliero universitaria, via Giustiniani 2 , Padova”.

La risposta alla documentazione sanitaria trasmessa dall’U.O.C. Medicina Interna del Policlinico universitario di Messina ai colleghi veneti non rappresenta che il momentaneo passaggio di un’autentica “Odissea” che sta purtroppo vivendo una 23enne messinese.

La ragazza, infatti, è affetta da una sindrome che la sta lentamente debilitando oltremisura. Già ricoverata anche nei mesi scorsi nella struttura sanitaria dell’Ateneo peloritano, la stessa “è stata dimessa – affermano i genitori – nonostante continui ad accusare dolori e malessere”.

 Il “caso”, in particolare, fino ad oggi ha interessato Medicina Interna e Chirurgia Generale a indirizzo oncologico dove la giovane era stata trasferita per competenza (così si legge nella relazione clinica della prima U.O.C. ndr) l’8 dicembre 2018 per proseguire l’iter terapeutico visto che la sua sintomatologia dolorosa addominale, accompagnata da vomito e diarrea, però, non era (e non lo è ancora) scomparsa.

In precedenza – come si evince dalla corposa documentazione rilasciata su richiesta dei familiari – la ragazza è stata sottoposta a numerosi esami strumentali e consulenze di ogni tipo. La conclusione diagnostica riportata sulla relazione clinica di Medicina Interna, prima del trasferimento nell’Unità di Chirurgia Generale a indirizzo oncologico parla di “sindrome del compasso aorto-mesenterico” (una patologia rara dovuta alla compressione duodenale esercitata da parte dell'arteria mesenterica superiore al passaggio tra la porzione duodenale orizzontale e quella ascendente). Una brutta “gatta da pelare”, insomma…

Succede, però, che dopo qualche giorno, la giovane viene dimessa (“Non suscettibile in atto di intervento chirurgico”) da quest’ultima Unità Operativa Complessa e lasciata andare a casa.

Bisogna sottolineare che la paziente era stata ricoverata e sottoposta a controlli in Chirurgia generale anche in precedenza: dal 22 al 23 ottobre 2018 (diagnosi di “Colica addominale e discinesia vie biliari”) e dal 25 ottobre al 6 novembre 2018 (“Colica addominale in paziente con dispepsia, nausea ed episodi di emesi. Sospetta infezione virale in corso”).

Dopo le ultime dimissioni, la preoccupazione di mamma e papà, che, malgrado le modeste condizioni economiche, tramite l’interessamento personale di una dottoressa di Medicina Interna (e dopo un’ulteriore conferma dei dati clinici compatibili con un quadro di “sindrome del compasso” anche da parte di uno studio polispecialistico privato cittadino), non hanno potuto fare altro che rivolgersi a Padova, dove pare abbiano trovato “braccia aperte” per affrontare adeguatamente la situazione. Anche se, ovviamente, prima di un già programmato intervento, sarà necessario eseguire ulteriori accurate analisi.

Ci chiediamo,  visto che la scelta dei medici peloritani sarà stata di certo soppesata e valutata accuratamente – ma raccogliendo l’accorato interrogativo e la preoccupazione della madre – perché nonostante la “possibile” grave patologia  la ragazza sia stata dimessa dal Policlinico, visto che, stando alle varie refertazioni, la stessa potrebbe correre gravi pericoli di salute se non tenuta sotto stretta osservazione.

Lo scorso 11 gennaio, tra l’altro, a causa di un ulteriore malore post-dimissioni, la giovane è stata ancora una volta accompagnata dai genitori al Pronto soccorso (Codice “giallo”) dove è stata sottoposta a terapie per alleviare il dolore e dimessa dopo oltre 4 ore con la seguente diagnosi descrittiva: “Risentimento renale sinistro e disidratazione in paziente affetta da sindrome del compasso aorto-mesenterico”.

Ci piacerebbe infine sapere – anche per dare una risposta all’appello di aiuto lanciato dei genitori – perché  è necessario che la ragazza debba essere trasferita a Padova per cercare di fare fronte al problema, affrontando così, giocoforza, un costoso e poco agevole “viaggio della speranza”…

Cesare Giorgianni

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