La vicenda nel messinese, imputati il carabiniere e due cacciatori per una presunta mancata sanzione
Messina – Era accusato di corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio il vice brigadiere dell’Arma di 47 anni indagato per una vicenda avvenuta nel settembre 2022 in un comune della riviera jonica messinese. La giudice Arianna Raffa alla fine dell’udienza preliminare lo ha prosciolto, adottando la stessa decisione per i due co imputati, due cacciatori incappati nel controllo di una pattuglia della stazione diretta dal vice brigadiere.
Le cimici e il cinghiale
La denuncia era scattata nell’ambito di un’altra inchiesta. I due cacciatori, uno di Monforte San Giorgio e l’altro di Fiumedinisi, di 26 e 47 anni, erano intercettati per altre vicende e le cimici degli investigatori registrarono anche le conversazioni di un pomeriggio di fine settembre. Di ritorno da una battuta di caccia, i due si fermarono all’alt di una pattuglia. Consegnarono i documenti e attesero l’esito dei controlli dei due carabinieri. Controlli che andavano però per le lunghe. I due telefonarono perciò al vice brigadiere, loro conoscente, preoccupati perché in auto avevano la carcassa di un cinghiale appena abbattuto e la stagione della caccia era chiusa.
La corruzione in buste di carne
Malgrado la carcassa, uno stop e un faro dell’auto rotta, i due furono congedati senza sanzioni. Successivamente avrebbero regalato al vice brigadiere una busta piena di pezzi di carne. Per l’Accusa il mancato verbale si deve all’intervento del vice brigadiere, ripagato poi con i generi alimentari.
In udienza la difesa del carabiniere e dei due cacciatori, rispettivamente l’avvocato Pietro Fusca e l’avvocato Alessandro Pruiti, avevano chiesto di sentire i due militari di pattuglia per illustrare i contenuti della conversazione col vice brigadiere. Ma la giudice, ascoltate le parti, lo ha ritenuto superfluo e ha prosciolto tutti gli imputati.

Povera Italia e povera giustizia…….