Vigili del fuoco. Il "caso Messina" e il paradosso dei "posti zero"

Vigili del fuoco. Il “caso Messina” e il paradosso dei “posti zero”

Redazione

Vigili del fuoco. Il “caso Messina” e il paradosso dei “posti zero”

martedì 21 Luglio 2026 - 11:00

Protesta contro i tagli alle piante organiche

La Segreteria Provinciale della FISI Vigili del Fuoco Messina lancia un grido d’allarme e di profonda protesta contro i vertici dell’Amministrazione centrale. L’emanazione della mobilità nazionale per i ruoli di Capo Squadra e Capo Reparto non specialisti (nota prot. n. 64916 del 17 luglio 2026) ha decretato l’assurdo: il Comando Provinciale di Messina risulta privo di posizioni carenti.

«Questo dato non è solo una svista burocratica, è un insulto alla realtà operativa vissuta quotidianamente sul territorio. Si tratta di una decisione in palese e grottesca contraddizione con i documenti ufficiali interni, nello specifico l’allegato alla Disposizione di Servizio n. 852 del 08/07/2026 pubblicato dallo stesso Comando peloritano, che fotografa invece una carenza organica drammatica e concreta».

Perché Messina non può essere considerata a “carenza zero”

«Lesione dei diritti del personale anziano: Questo blocco virtuale cancella le legittime aspettative del personale anziano originario del territorio, costretto da anni a prestare servizio lontano da casa, a cui viene negato il sacrosanto diritto al rientro e al ricongiungimento familiare.

Carichi di lavoro insostenibili: Il personale attualmente in forza è costretto a sopportare turnazioni massacranti per garantire la copertura del dispositivo minimo di soccorso pubblico, un problema ulteriormente tamponato dall’abuso del ricorso al personale in regime di Articolo 234 nel ruolo.

Vulnerabilità estrema del territorio: Messina gestisce un contesto geografico e logistico tra i più complessi d’Italia. Parliamo di un territorio esposto a un rischio idrogeologico e alluvionale storico (si ricordi la tragedia di Giampilieri), a rischi sismici elevati, a incendi boschivi e d’interfaccia devastanti sui Peloritani e sui Nebrodi, oltre alla complessa gestione logistica dei distaccamenti dell’arco eoliano (Stromboli e Vulcano).

Carenze logistiche storiche: Questa penalizzazione sul personale si innesta su deficit strutturali di risorse che la Sicilia sconta da anni rispetto al resto d’Italia. Ne è l’esempio storico il progetto pilota dell’UAMA (Unità Approvvigionamento Materiali e Attrezzature), nato nel post-terremoto dell’Aquila del 2009 per garantire l’autonomia logistica delle Colonne Mobili del Sud (con magazzini previsti proprio sull’asse Messina-Catania) e ridotto per anni a una “meteora” burocratica sottodimensionata.

La FISI Messina non intende accettare questo scempio e, supportata dalla struttura nazionale, è pronta ad attivare lo stato di agitazione e qualsiasi iniziativa per dare il giusto rispetto a un Comando di primo livello».

Gli altri comandi d’Italia tagliati fuori

«Il dramma di Messina non è isolato. La gestione della mobilità nazionale sta unendo i puntini di una mappa del dissenso che attraversa l’intera penisola, da Nord a Sud, dove la burocrazia ministeriale continua a ignorare le reali sofferenze dei comandi provinciali:

Palermo: Il comando capoluogo della regione subisce direttamente le decisioni della Direzione Regionale Sicilia. Essendo il fulcro logistico e operativo dell’isola per la gestione delle macro-emergenze e delle Colonne Mobili, il congelamento dei ruoli chiave di Capo Squadra e Capo Reparto mette a rischio la tempestività del soccorso in un’area metropolitana ad altissima densità e vulnerabilità.

Cosenza e Reggio Calabria: La Calabria si trova in una situazione speculare a quella siciliana. Comandi di prima linea come Cosenza (con un territorio immenso diviso tra due mari e la catena della Sila) e Reggio Calabria (esposta a fortissimi rischi sismici e incendi boschivi) vedono la propria catena di comando svuotata. Tagliare fuori queste sedi significa lasciare le squadre operative sul campo prive di guide stabili e qualificate.

La FISI Vigili del Fuoco esige l’avvio immediato di interlocuzioni tecniche con gli uffici competenti del Dipartimento: le piante organiche virtuali non spengono gli incendi e non salvano vite. Servono uomini, servono qualificati, serve la rettifica immediata della procedura di mobilità».

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