La riflessione del professore Alberto Randazzo in occasione di una nuova Giornata nazionale nel segno dell'educazione a scuola. E della prevenzione
di Alberto Randazzo, presidente diocesano dell’Azione cattolica di Messina Lipari Santa Lucia del Mela e professore associato di Diritto costituzionale e pubblico presso l’Università degli Studi di Messina
presso l’Università degli Studi di Messina.
Oggi, la “Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti del personale scolastico”
Premessa
Ricorre, oggi, la II “Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti del personale scolastico”, istituita con la l. n. 25 del 2024. Come si evince dall’art. 3 della normativa ora richiamata, questa “Giornata” è “volta a sensibilizzare la popolazione promuovendo una cultura che condanni ogni forma di violenza contro il personale scolastico”.
Si tratta di una ricorrenza nuova che forse non tutti conoscono, ma che è opportuno valorizzare. Come tutte le giornate mondiali e nazionali (tra le quali, anche quelle dette “memoriali”), quella di oggi ha lo scopo di dare specifico rilievo ad un tema, considerato meritevole di particolare attenzione, sul quale è necessario sensibilizzare la collettività.
Nello specifico, infatti, questa Giornata, pur non essendo Festa nazionale, è comunque un’occasione preziosa per riflettere sulla dilagante piaga delle aggressioni subite, in particolare, dagli insegnanti da parte dei genitori degli alunni e da questi ultimi. Un grave problema sociale che, alla sua base, ha talune cause profonde alle quali, qui, si può solo accennare.
Qualche dato
I dati degli ultimi anni, rispetto al fenomeno in parola, sono particolarmente allarmanti. Essendo ancora presto per parlare del 2025, è possibile fare riferimento a periodi precedenti per dare la misura del problema.
Il 12 dicembre 2024, l’ANSA rilevava che, da settembre, vi erano già stati 19 casi di violenza nei confronti del personale scolastico (compresi i dirigenti). Dall’articolo emerge che tali gravi episodi sono pericolosamente aumentati negli anni: erano stati 36 nel 2022/23 e 68 nel 2023/24.
Il sito “La tecnica della scuola”, in un articolo del 27 maggio 2025, dava conto di un’aggressione agli insegnanti ogni due giorni. Si legge che, da gennaio 2023 a febbraio 2024, vi sono state 133 denunce in ospedale. Nel periodo compreso tra settembre 2023 e marzo 2024, si è registrata una impennata di casi pari al 111%.
Anche nella nostra città non sono mancati, purtroppo, gravi episodi di violenza contro il personale scolastico, dei quali questo giornale online si è occupato. In particolare, stando a tempi più recenti, si può richiamare una vicenda verificatasi nel gennaio 2024 in una nota scuola del nostro territorio.
Difficili rapporti e misure a contrasto
Chiaramente i dati riportati sono semplificativi al massimo e si riferiscono agli episodi più eclatanti, quelli che sono stati refertati o denunciati e che, com’è chiaro, rappresentano solo la punta di un iceberg. Sebbene non manchino, com’è ovvio, anche relazioni virtuose tra le due fondamentali agenzie educative, non si può fare a meno di rilevare che, per il resto, c’è un sommerso fatto di una quotidianità che manifesta rapporti difficili tra scuola e famiglia, connotati da violenza verbale, polemiche e poco rispetto (in alcuni casi, nullo) nei confronti degli insegnanti. Se, per un verso, questi ultimi esercitano una funzione pubblica che sono chiamati a svolgere con “disciplina e onore” (art. 54 Cost.), per altro verso, proprio per la particolare e rilevante posizione che rivestono, sono assistiti da particolari forme di tutela da parte dell’ordinamento.
A norma del I comma dell’art. 336 c.p., la violenza o la minaccia nei confronti dei pubblici ufficiali (tra i quali sono da annoverare anche gli insegnanti) sono punite con la reclusione da sei mesi a due anni. Con particolare riferimento a quanto si sta dicendo in questa sede, sembra importante ricordare che la l. n. 25 del 2024, che ha istituito la Giornata di oggi, ha predisposto anche ulteriori misure “per la tutela del personale scolastico”. Tra le altre, nell’art. 336 c.p., è stata introdotta una norma, divenuta il II comma di questo articolo, sulla base della quale “la pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso dal genitore esercente la responsabilità genitoriale o dal tutore dell’alunno nei confronti di un dirigente scolastico o di un membro del personale docente, educativo, amministrativo, tecnico o ausiliario della scuola”.
In aggiunta a quanto detto, la normativa del 2024 ha poi istituito un “Osservatorio nazionale sulla sicurezza del personale scolastico”, ha affidato al Ministro dell’istruzione e del merito il compito di “promuove[re] iniziative di informazione e di sensibilizzazione sull’importanza del rispetto del lavoro del personale scolastico”, è stata inserita una “aggravante comune” che consiste nell’“avere agito, nei delitti commessi con violenza o minaccia, in danno di un dirigente scolastico o di un membro del personale docente, educativo, amministrativo, tecnico o ausiliario della scuola, a causa o nell’esercizio delle loro funzioni”, è stata introdotta una norma che prevede che, nel caso di oltraggio a pubblico ufficiale, “la pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso dal genitore esercente la responsabilità genitoriale o dal tutore dell’alunno nei confronti di un dirigente scolastico o di un membro del personale docente, educativo o amministrativo della scuola”.
Un cenno alle cause di questo grave fenomeno e il cruciale ruolo della scuola
Le cause che stanno alla base del grave fenomeno della violenza nei confronti del personale scolastico sono diverse e lo spazio qui a disposizione non consente di indagarle. Ci si augura di poter tornare a riflettere su questo tema in un’altra occasione.
Una cosa, però, è possibile anticiparla: in linea di massima, purtroppo, gli insegnanti hanno perso autorevolezza, riconoscimento e fiducia agli occhi dei giovani, delle loro famiglie e, in generale, della società. Ciò è dovuto ad una serie di motivi e rappresenta un grave problema, considerando l’altissima rilevanza sociale che riveste l’insegnamento e l’importanza che, all’interno di un contesto ordinamentale e sociale, è da riconoscere alla scuola. Come tutti sanno, infatti, quest’ultima rappresenta un fondamentale presidio al servizio della democrazia, che – come mi piace dire sempre – si fonda, in particolare, sulla cultura e sulla partecipazione (almeno, dal mio punto di vista). Non sembra poi necessario indugiare sul rilievo che riveste la scuola nel formare cittadini consapevoli nonché la futura classe dirigente, svolgendo – al tempo stesso – un ruolo fondamentale al servizio della Costituzione, nella misura in cui essa – attraverso il personale scolastico (e, in particolare, gli insegnanti) – si pone il rilevante compito di favorire lo “sviluppo della persona umana” (art. 3 Cost.).
Con il passare del tempo, si è affermato (opportunamente) un modello di “scuola democratica” che prevede una importante presenza delle famiglie all’interno degli organismi di partecipazione che in essa sono stati istituiti. Sono quelle le sedi (in aggiunta alle altre modalità previste) per favorire un proficuo dialogo, nel rispetto reciproco, tra scuola e famiglia, le due agenzie educative primarie (e fondamentali) per la crescita e la maturazione di un essere umano.
Qualunque siano i motivi che, di volta in volta, abbiano fatto scaturire i gravi episodi ai quali si è fatto cenno, occorre stigmatizzare – sempre e comunque – i comportamenti aggressivi, che non sono mai giustificabili. In un Paese democratico come il nostro, la violenza (fisica e verbale) è sempre da bandire, essendo incompatibile con la nostra Carta costituzionale, che è anzi una reazione alla violenza.
In conclusione
Iniziative come quella di oggi hanno un forte valore “pedagogico”, avendo – come si diceva – il principale obbiettivo di sensibilizzare la collettività su argomenti di particolare importanza. Tuttavia, perché esse abbiano una reale efficacia e non rimangano fini a se stesse, occorre che la riflessione che, in una circostanza come questa, si stimola non rimanga confinata alla giornata di oggi ma sia continua e, anzi, ad essa seguano azioni concrete volte a contrastare i problemi sociali che vengono in rilievo. La strada da percorrere, infatti, non può che essere quella preventiva, la repressione di determinati comportamenti penalmente rilevanti dovendo essere considerata solo l’ultima ratio.
Ecco perché l’auspicio è che la “Giornata” che oggi celebriamo possa essere una preziosa occasione per avviare (o incrementare) un processo culturale che coinvolga l’intera collettività (e non solo gli addetti ai lavori), “accendendo i riflettori” o intensificandone l’intensità della luce (per stare nella metafora) su una questione di grande rilevanza e urgenza che caratterizza il nostro tempo.
Tutti, infatti, compresi i mezzi di comunicazione, siamo chiamati a fare la nostra parte per il bene del Paese, a questo e ad altro proposito.
