Fini e “Il futuro della libertà” e dell'Italia

Fini e “Il futuro della libertà” e dell’Italia

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martedì 17 Novembre 2009 - 15:19

Cosa si cela dietro la querelle tra Berlusconi e l’ex leader di An

Basterebbe un’immagine, tratta da un film di successo, per spiegare la querelle in atto tra Berlusconi e Fini. L’immagine è quella di un avvilito Robert Bruce che, in Bravehearth, si rivolge al padre per pronunciare poche ma incisive parole: «Mai più mi schiererò dalla parte sbagliata».

Basterebbe dunque quest’immagine per chiarire cosa sta avvenendo in casa Pdl. Casa dove a un leader, Berlusconi, che ha uno straordinario consenso del popolo italiano, si contrappone un Fini che, nel tentativo di diventare lui leader indiscusso del partito, ha deciso di farsi portavoce e carico di quell’ostilità del sistema politico nel suo insieme, e cioè di quelle minoranze numericamente infime e per niente rappresentative del popolo italiano, ma comunque potentissime che pesano nella vita del nostro paese – i beneducati le chiamano “elite”, i più ingenui i “salotti buoni”, quelli un po’ meno ingenui i “poteri forti”, gli sfrontati “i massoni”, i realisti “le banche e i grandi gruppi editoriali” – che vedono in Silvio un’anomalia da abbattere quanto prima possibile.

Sia chiaro: Fini non ha grandi strategie, ma una tattica che modifica giorno dopo giorno e che risponde ad un unico interesse politico coincidente con quello suo personale. Per capire quali siano le sue ultime intenzioni basta rifarsi all’ultima puntata di In mezz’ora – programma domenicale condotto dalla brava Annunziata – dove il presidente della Camera, da perfetto cerchiobottista quale ha dimostrato di essere, ha lasciato intendere che lui non vuole sfasciare il Pdl, ma ne vuole semplicemente diventare il leader facendo fuori Berlusconi; ha inoltre chiarito che per portare a termine questa sua pseudo rivoluzione culturale ha bisogno ancora di tempo e in quest’ottica le elezioni anticipate sarebbero quanto di più sbagliato perché rischierebbe di finire nel dimenticatoio. Nelle intenzioni di Fini, allora, la strategia migliore è quella di cuocere a fuoco lento il premier facendo sì che il consenso di questi si eroda giorno dopo giorno e contemporaneamente lui possa avere il tempo necessario per crearsi una figura istituzionale gradita a destra così come a sinistra.

Stando così le cose, rimane da capire quali strategie sta elaborando il Cavaliere per uscire dall’angolo nel quale si ritrova. La situazione attuale sembra ricalcare quella che portò alla svolta del Predellino e c’è chi spera che ancora una volta sia proprio un improvviso colpo d’ala a scompaginare il quadro politico italiano.

Voci insistenti parlano di un Berlusconi intenzionato a tentare la carta delle elezioni anticipate. Il pretesto potrebbe giungere da un “incidente” sulla giustizia e cioè forzando la mano, con un emendamento, sulla «prescri¬zione breve» considerata dal presiden¬te della Camera «inaccettabile». E’ certo che in una situazione ingarbugliata come quella attuale il ricorso al lavacro elettorale, facendo scegliere il popolo, rappresenta forse l’unica via d’uscita dall’empasse nella quale si ritrova la maggioranza di governo. Una via d’uscita tutt’altro che scontata nel risultato per il Cavaliere, ma che avrebbe, se non altro, il merito di far chiarezza sull’appeal che riscuote presso gli Italiani il sempre più noioso firmatario del libro “Il futuro della libertà” (libro che – a quanto si vocifera – pare sia stato scritto a quattro mani da Alessandro Campi, Aldo Di Lello, Fabio Torriero, Angelo Mellone e sotto la “regia” di Mieli).

Chissà: il futuro potrebbe riservarci l’ennesima giravolta politica di Fini. Un Fini che, ridotto a vassallo dei “poteri forti”, continuerebbe a presenziare in tutte le trasmissioni di sinistra, trasmissioni che tanto portano, ma che forse, tra sé e sé, non smetterebbe nemmeno per un attimo di ripetersi: «Mai più mi schiererò dalla parte sbagliata». A quel punto, però, questo potrebbe rappresentare un proposito già fin troppo tardivo.

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