Le parole di Romolo Rossi e Giuseppe Catalano sottolineano il peso di uno stadio che tanto ha aiutato. I muri volutamente bianchi come fossero una tela
MESSINA – Si sorride, si scherza e si calca quello stesso campo che tante gioie ha regalato alla città e a quel gruppo di uomini che supportati da quegli spalti tanto allo stesso modo hanno dato in campo. Il Messina sprofonda nel punto più basso della sua storia, in Eccellenza, e sembra quasi poetico che per risalire la squadra (la richiesta è stata avanzata) potrà tornare nello storico stadio “Giovanni Celeste” rimesso a nuovo con i soldi del Pnrr per la prossima stagione.
Ci si augura che possa essere una rinascita in un impianto tirato a lucido con spogliatoi rifatti, ampliati e rimaneggiati in modo anche da non ostacolare l’accesso alla sala stampa o altre stanze destinate ad uffici e magazzini. Sempre che non si vedono i lavori alla vecchia palestra, ora campo di pallavolo e basket, con accesso separato in modo da essere fruibile magari in orario scolastico e con spogliatoi separati.
All’esterno il manto erboso rifatto, la tribuna A e la Curva Sud già lavorate con la speranza che si possa arrivare a completare per bene anche la Curva Nord. I muri tutti bianchi, anche esternamente, il direttore dei lavori l’ingegner Franco Mento svela sono stati lasciati come fossero una tela bianca. L’ipotesi murales per Totò Schillaci o altri è spesso stata veicolata in passato, vedremo se si arriverà a qualcosa di concreto.
Le parole di Romolo Rossi
Rimasto a Messina, Romolo Rossi ha accolto un po’ gli ex compagni e rivedendo il Celeste tirato a lucido ha scherzato: “L’emozione ad entrare in questo campo c’è sempre, lo vediamo trasformato ma mancano i nostri odori. Dopo quarant’anni non pretendevo di ritrovare la puzza delle scarpe mie, ma ricordarmi quei luoghi. Ora effettivamente a parte tutto è tutto un altro mondo, più moderno e fatto bene. Sto guardando la Curva Nord però e lì è ancora da sistemare rispetto al resto. Quanti punti porta giocare qui? Riempito dalla gente in questo campo non devi perdere perché ti mortifichi da solo non dando ai tifosi la giusta soddisfazione”.
I ricordi di Giuseppe Catalano
Giuseppe Catalano ci tiene a ricordare anche chi oggi poteva esserci e non c’è più: “Le emozioni che si provano rientrando dopo quarant’anni qui sono indescrivibili. Abbiamo vissuto anni magici creando un connubio con la tifoseria e la città difficilmente replicabile, oggi questa giornata ci riporta indietro nel tempo. Ci fa bene e vogliamo ricordare chi non c’è più ed era l’anima della squadra: da Schillaci a Scoglio, Ciccio Currò e il dottore Ricciardi. Grandi emozioni tornare qui e speriamo che il Messina possa presto tornare a vivere quelle emozioni che noi abbiamo vissuto in quegli anni”.


Non dimentichiamoci anche di Tonino Currò quel giovane tifoso del Messina che dopo diversi giorni di agonia perse la vita per via di un pedardo lanciato dalla tribunetta Valeria da qualche irresponsabile mascalzone durante il derby con il Catania. Aveva solo 20 anni povero ragazzo! Non so come sia finita quella storia ma tutto mi fa pensare che il responsabile l’abbia fatta franca! Fu una pagina vergognosa e violenta che abbiamo il doveere di ricordare!