I fatti di Ceuta e i migranti trattati come infestanti

I fatti di Ceuta e i migranti trattati come infestanti

Redazione

I fatti di Ceuta e i migranti trattati come infestanti

venerdì 07 Agosto 2026 - 06:30

Una riflessione sulle ingiustizie del nostro tempo. Dalla retorica anti-migratoria alle multinazionali e nessuna redistribuzione della ricchezza

Riceviamo e pubblichiamo questa riflessione di Vincenzo Cinturino.

L’estate delle formiche

Quest’anno, nella casa al mare, le formiche sono tornate con una violenza che non ricordavo. Il caldo anomalo le ha moltiplicate: colonne nere lungo i bordi delle piastrelle, formicai che spuntavano tra le fughe del terrazzo, incursioni in dispensa. Ho risposto come si fa da queste parti: prodotti specifici, liquidi, esche solubili, barriere chimiche lungo i muri. Nel giro di due settimane il problema, ai miei occhi, era “risolto”. Le formiche erano sparite dalla mia vista, e io sono tornato a occuparmi d’altro.

C’è qualcosa, in questo gesto quotidiano e quasi automatico, che mi ha fatto pensare ai fatti di Ceuta.

Esseri umani trattati come infestanti

Quando migliaia di persone hanno provato ad attraversare il confine tra Marocco e Spagna, le immagini che ne sono uscite — corpi ammassati contro le reti, uomini caduti, respinti, contati come numeri su un bollettino — raccontavano qualcosa che va oltre la cronaca di un singolo evento. Raccontavano un sistema che, di fronte a chi arriva dalla povertà, si comporta esattamente come io mi sono comportato con le formiche: individua il punto di infiltrazione, lo tratta con gli strumenti a disposizione, e si considera al sicuro quando il problema torna invisibile.

La retorica anti-migratoria per deumanizzare

Non è una novità concettuale — la retorica anti-migratoria ha già usato altre volte immagini simili, e sempre per deumanizzare. Non è questo che intendo. Il punto non è che i migranti siano come le formiche: è che un certo sistema di potere li tratta come tali — non come persone con nome, storia, diritti, ma come una massa da contenere, respingere, rendere invisibile con la forza necessaria e nient’altro. La differenza è tutta qui: nella freddezza amministrativa e infrastrutturale — muri, reti, fondi europei per “il controllo delle frontiere” — con cui si gestisce la sofferenza altrui.

Il confine tra Ceuta e il Marocco non è un incidente isolato: è il punto in cui si scarica meccanicamente la distanza tra un Occidente che si è arricchito anche a spese delle sue ex colonie e un Sud globale a cui, ancora oggi, si continua a chiedere di restare al proprio posto.

La stessa logica in giacca e cravatta con le multinazionali e nessuna redistribuzione della ricchezza

Questa logica di contenimento non riguarda solo le frontiere fisiche. Si ritrova, con eleganza ben maggiore, nel modo in cui la grande finanza internazionale gestisce le proprie “infestazioni fiscali”: non formiche da eliminare, ma imposte da eludere. Le multinazionali tecnologiche — quelle che generano più valore al mondo — spostano utili tra sedi legali in Irlanda, Lussemburgo, Isole Cayman, pagando aliquote reali di poche unità percentuali su ricavi miliardari, mentre i sistemi fiscali dei paesi dove quel valore viene effettivamente creato — e dove i servizi pubblici andrebbero finanziati — restano a bocca asciutta.

È la stessa architettura di fondo: risorse enormi prodotte in pochi luoghi (spesso proprio quegli stessi paesi ricchi che poi respingono chi arriva dai paesi poveri), e nessun meccanismo serio di redistribuzione che colleghi quella ricchezza a chi ne resta strutturalmente escluso. Il capitale si muove libero e senza attriti da un paradiso fiscale all’altro; le persone, quando provano a muoversi altrettanto liberamente in cerca di una vita diversa, trovano muri, reti e respingimenti.

Il disinfestante e lo specchio

Non voglio spingere il paragone oltre il punto in cui resta onesto: io ho comprato un prodotto per liberarmi di un fastidio stagionale, e in questo non c’è nulla di moralmente equivalente a un dramma umano. Ma l’estate delle formiche mi ha lasciato addosso una domanda scomoda: quanto spesso, come società, ci accontentiamo che un problema — una crisi migratoria, una voragine fiscale, una disuguaglianza strutturale — sparisca semplicemente dalla vista, senza che sia davvero risolto?

Le formiche, nella mia casa al mare, torneranno la prossima estate, più calda ancora. E finché il sistema che genera le disuguaglianze — tra Nord e Sud del mondo, tra grandi capitali e piccoli contribuenti — resterà lo stesso, torneranno anche le Ceuta, sotto altri nomi, in altri confini.

Vincenzo Cinturino

L’immagine è di repertorio.

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