Recuperati anche balconi, formelle e gorgoni: la restauratrice racconta il lavoro durato due anni
servizio di Silvia De Domenico
MESSINA – Annerito dallo smog e mortificato dalle reti verdi protettive. Così i messinesi hanno visto per molti anni lo storico palazzo Coppedè Mallandrino. La costruzione, vincolata dalla Soprintendenza, sorge fra via Garibaldi e Cesare Battisti. Un’opera di interesse storico risalente al 1920, conosciuta anche come palazzo Magaudda dal nome dei primi proprietari.

Il lavoro di tre restauratrici messinesi
Un restauro conservativo durato due anni e portato avanti da tre professioniste messinesi. A raccontarci il progetto è la restauratrice Rosaria Catania Cucchiara dell’impresa Restart. Insieme a lei hanno lavorato Gaetana Catania Cucchiara e Patrizia De Gaetano. Gli interventi sono iniziati nel 2023 e sono ormai alle battute finali. Ecco come il palazzo è tornato al suo antico splendore. A curare il progetto di restauro l’architetta Clara Stella Vicari Aversa con l’ingegnere Francesco Clemente. “Un progetto eseguito magistralmente dalle eccezionali e instancabili restauratrici”, sottolinea Vicari Aversa.

Ammirato e fotografato da migliaia di turisti
Oggi molti croceristi si fermano ad ammirarlo e fotografarlo. “Nel corso dell’attività di restauro in tanti mi hanno chiesto informazioni e io sono stata felice di rispondere apprezzando l’interesse dei turisti verso l’arte”, racconta la restauratrice messinese.
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Palazzo Coppedè Mallandrino prima e dopo il restauro
Ecco nel dettaglio il lavoro su balconi decorati, formelle e gorgoni. Tutto l’apparato decorativo del palazzo è stato recuperato, rispettando la matericità originale.













Peccato per quella sopraelevazione, si vede che quando l’hanno fatta il vincolo non c’era, e neppure il buon senso…
OVVIAMENTE avrete tolto di mezzo … ANCHE il nome MUSSOLINI, da quel palazzo, giusto ?
Ogni tanto una buona notizia.
Sig. Luciano a Messina purtroppo la “sopraelevazione” è una maledizione
La soprelevazione fu fatta più di quarant’anni fa e resta tra le migliori sopraelevazioni fatte a Messina, riprende infatti perfettamente lo stile del palazzo, la cui attribuzione a Luigi Coppedè, almeno all’epoca dei lavori non era certa e per qualche esperto non lo è ancora adesso. Successivamente la palazzina fu lordata dalla firma di Mussolini, durante il triste ventennio, così come la facciata su via Cavour, dove fu dipinta una delle tante cavolate che il criminale Mussolini amava pronunciare. Un restauro filologico non poteva certo conservare quelle due superfetazioni che deturpavano, quelle si il candore delle mura riportandoci nel periodo più triste della storia d’Italia. Anche il palazzo Treni, meglio conosciuto come Palazzo del Gallo o della Medusa, sempre di Coppedè è stato a suo tempo malamente sopraelevato, addirittura di due piani e neanche per intero, un vero orrore. Anche il palazzo Cerruti o del Granchio, accanto la chiesa dei Catalani ha subito una soprelevazione che lo ha lasciato mutilo dell’originaria merlatura, per non parlare del brutto decoro rossiccio in stile carta da regalo. Non parliamo poi del Palazzo Arena o dello Zodiaco accanto alla fontana di Orione anche esse deturpato da una doppia soprelevazione che nulla ha a che vedere con lo stile originario. Mi fermo qui per carità di patria, anche perché tutto sommato, la soprelevazione di via Castellammare 6 a Messina è quella che si nota di meno tra i tanti scempi che l’opera di Luigi Coppedè ha subito a Messina.