"Studio cinema a Roma ma sogno di raccontare Messina in un film" VIDEO

“Studio cinema a Roma ma sogno di raccontare Messina in un film” VIDEO

Autore Esterno

“Studio cinema a Roma ma sogno di raccontare Messina in un film” VIDEO

martedì 26 Agosto 2025 - 08:02

Ventunenne, Tano Lenzo ha appena realizzato il cortometraggio "Fondente". "Spero di tornare presto nella mia città. Vorrei lavorare qui"

Testo di Carmen Licata, video a cura di Alessio Bernava, progetto “L’estate addosso”

MESSINA – Si chiama Tano Lenzo ed è un regista ventunenne. Nato e cresciuto a Messina, non smettendo mai di guardare le pellicole di Woody Allen e Quentin Tarantino, incarna il cammino di chi è costretto ad andare lontano per inseguire la propria vocazione. Il suo è un percorso coraggioso, di una generazione che ancora sogna di raccontare il mondo attraverso il cinema, pur sapendo che dovrà però lasciarsi qualcosa alle spalle. Il 5 agosto Tano Lenzo ha presentato il suo secondo cortometraggio, frutto di un “processo umano e creativo che porta con sé tutto il peso delle scelte, delle partenze e dei ritorni immaginati”, racconta. “Fondente”, il suo corto, è “un atto d’amore verso il cinema e verso una generazione che ha ancora qualcosa da dire, nonostante tutto. Un piccolo film che affronta il tema dell’amore non detto e dell’accettazione di sé”, spiega. In questo periodo è nella sua città, in attesa di tornare a Roma. “Mi sono trasferito due anni fa nella capitale dato che ancora Messina non offre sbocchi lavorativi per chi vuole intraprendere questa professione e i tanti mestieri legati al cinema. Ed è un peccato. Io vorrei lavorare qui. Amo la mia città. Le istituzioni dovrebbero puntare sulla formazione in questi settori artistici”.

Il cortometraggio “Fondente”

Realizzato con maestranze messinesi e presentato in anteprima all’Horcynus Festival, “Fondente” è la storia di due coinquiline fuori sede, Lena e Paola, legate da un rapporto complesso e indefinito. La loro quotidianità è fatta di complicità, silenzi, sorrisi, e tensioni. Lena, grazie alla sua sensibilità, mette a nudo una verità che Paola non è pronta ad affrontare. Le due si scontrano in un crescendo emotivo che le costringe a guardarsi davvero per la prima volta. La regia si distingue per un impianto narrativo volutamente non lineare, che abbandona la comfort zone della struttura classica per abbracciare una costruzione complessa e stratificata, capace di restituire con autenticità la dimensione interiore della protagonista. Le inquadrature, realizzate interamente con l’uso della camera a mano, contribuiscono in maniera sostanziale alla resa emotiva del racconto: un linguaggio visivo instabile, mobile, che riflette con rara efficacia il turbamento e la fragilità della giovane figura al centro della narrazione.

Non meno significativa è la scelta fotografica diretta da Francesco La Rosa, anche lui giovane messinese, che si fonde armoniosamente con la scrittura registica, creando un equilibrio sottile tra estetica e contenuto. I contrasti calibrati e una palette cromatica pensata con rigore conferiscono all’opera una coerenza stilistica profonda, esaltando il tono intimista del racconto e rendendo visibile l’invisibile: lo spazio interiore, l’inquietudine, la ricerca di senso. Il cortometraggio è attualmente è iscritto a cinque festival a Roma. La storia di Tano Lenzo è solo uno dei tanti racconti che riguardano i giovani artisti siciliani che sono costretti a lasciare la propria terra per trovare uno spazio che esprima al meglio la propria arte.

“Sogno di girare un film a Messina”

Evidenzia sempre il giovane regista: “La mia storia artistica inizia proprio da Messina. Durante l’infanzia, mi sono appassionato alle semplici riprese con la GoPro, per poi proseguire durante l’adolescenza con delle riprese video pubblicitarie nei locali. Eppure, al termine del liceo, come spesso accade a chi sogna sentieri non tracciati, la paura dell’incertezza ha preso il sopravvento. Avevo scelto un percorso accademico che non rispecchiava la mia vera personalità. Ma l’anima artistica è tornata a farsi sentire. La svolta è avvenuta quando mi sono imbattuto in un monologo scritto da un caro amico che è diventato immagine, racconto, cinema. Ed è in quel momento che ho preso consapevolezza che si trattava di una vera e propria vocazione. Preparare le valigie non è mai semplice. Farlo per lasciare la propria terra lo è ancora meno”.

Con il cuore colmo di malinconia, Tano Lenzo ha salutato la sua amata Messina per trasferirsi a Roma, dove frequenta da due anni l’Accademia delle Arti e Nuove Tecnologie. Qui si sta formando non solo come regista, ma come persona. Assorbe, osserva, sperimenta. Ma non dimentica. Perché Messina, con la sua bellezza silenziosa e il suo potenziale artistico ancora inespresso, continua a vivere nei suoi occhi. “Vorrei che un giorno i giovani non fossero costretti ad andar via per formarsi. E io sogno di tornarci per raccontarla attraverso un film”.

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