A Messina l'Istituto propone il tempo pieno e svolge una funzione educativa centrale in un contesto segnato da fragilità economiche e sociali
MESSINA – Al villaggio Cep, nella zona sud di Messina, sorge una delle poche istituzioni che offre il tempo pieno in tutti gli ordini di scuola: infanzia, primaria e secondaria di primo grado. L’istituto “Catalfamo” rappresenta oggi un presidio educativo e sociale fondamentale. Il tempo pieno non è solo un’estensione oraria, ma una scelta che punta a garantire pari opportunità formative e a supportare le famiglie, in un contesto segnato da fragilità economiche, sociali e culturali.
Un elemento centrale è la mensa scolastica, che ha assunto un ruolo pedagogico oltre che nutrizionale. Il dirigente scolastico, Angelo Cavallaro, racconta, come nei primi anni, molti alunni non conoscessero nemmeno i nomi dei pasti principali della giornata: “Non sapevano cosa fosse una colazione, un pranzo o una merenda. Questo indica che, probabilmente, non li consumavano regolarmente”. Da qui l’importanza del pasto come momento educativo, di cura e di consapevolezza alimentare.
Tra i progetti recenti, si segnala un’iniziativa culturale basata sugli scritti di Laura Gonzenbach, scrittrice vissuta a Messina nel periodo brillante della zona sud, la quale era molto conosciuta per la raccolta degli agrumi e dei gelsomini. Gonzebach raccoglieva fiabe e racconti narrati dalle anziane del quartiere ai bambini. La scuola ha scelto di far studiare questi testi agli studenti per rafforzare il legame con il territorio e riscoprire le tradizioni locali.
Il pomeriggio scolastico è dedicato anche ad attività extra-didattiche: centri socioeducativi aperti alla comunità, dove trovano spazio adulti che vogliono recuperare il percorso scolastico e giovani stranieri impegnati nell’alfabetizzazione. Un modello di scuola aperta e inclusiva, che va oltre la sola istruzione curricolare.
Tuttavia, non mancano le criticità. Il dirigente segnala la mancanza di laboratori attrezzati, di spazi sportivi adeguati e di un cortile idoneo alle attività motorie, reso difficile dalla presenza di grandi pini le cui radici sollevano il terreno. Il contesto demografico è in evoluzione: il villaggio è in fase di spopolamento e la maggior parte degli alunni arriva da quartieri limitrofi. Anche il parroco locale, don Sergio Siracusano segnala una crescente difficoltà nel creare senso di comunità a causa di “un individualismo diffuso e una scarsa partecipazione collettiva che impediscono un reale coinvolgimento sociale”.
Nonostante tutto, la scuola resta un punto di riferimento per l’intera area. La sua offerta educativa, la cura rivolta agli studenti e l’impegno verso il territorio rappresentano un esempio di scuola pubblica attiva, inclusiva e capace di adattarsi ai cambiamenti sociali.
Testo di Carmen Licata, video a cura di Alessio Bernava, progetto “L’estate addosso”
