Oggi, 28 Dicembre 2008, ricorre un tragico evento. Erano le 5,21 di 100 anni fa quando Messina venne rasa al suolo. Ma non solo. La città dello stretto perse migliaia di vite umane. All’epoca Messina non aveva,numericamente, gli stessi abitanti di oggi. Ma non per questo, perse lo stesso più della metà di abitanti. In città morirono oltre 80.000 persone, mentre nella vicino Reggio quasi 15.000.
In 100 anni sono state dette e scritte tante cose su quel giorno. Addirittura è in programma un film, ma a dir la verità ci si doveva pensare prima e magari proiettarlo nel giorno del ricordo. Si, giorno del ricordo. Perché sappiamo tutti che il giorno del ricordo si celebra il 10 febbraio a livello nazionale. Ma per noi messinesi è senza dubbio questo, perché abbiamo perso i nostri concittadini, ed anche i nostri cari, come si dice, alla lontana.
Ma volendo ricordare precisamente quel giorno, basta leggere i molteplici libri pubblicati, ma, se volete anche le righe successive.
Si narra che il 27 Dicembre, quindi il giorno precedente, in città si respirava aria di festa, con la prima in assoluto dell’Aida presso il teatro cittadino, mentre nella città calabrese si inaugurava quello che per D’Annunzio venne considerato il “chilometro più bello d’Italia-. Nulla, quindi, che avrebbe preluso a quanto sarebbe accaduto il giorno dopo.
Quel 28 Dicembre alle ore 5:21 la storia e la fisionomia della città dello stretto era destinata a cambiare.
Bastarono appena 37 secondi per vedere cadere giù quasi il 90% degli edifici. Messina venne colpita da un violento terremoto,7.1° Richter, e fu così forte che da lì a poco anche chi di competenza dovette aumentare la scala di intensità dei terremoti, poiché fino a quel giorno nessuna località subì un così violento terremoto.
Ma quello che fece aumentare le vittime fu un maremoto che si scaglio contro Messina. E così ci fu morte ovunque. Il terremoto colpì durante la notte, quindi tutti i messinesi erano a letto, magari sognando quanto visto poche ore prima in teatro, o pensando al Natale appena trascorso, o magari ancora, e forse questo pensiero stava nelle menti di tutti, a cosa si sarebbe dovuto fare il giorno seguente.
E invece, alle 5:21 e pochi secondi la terra trema. Con il crollo del 90% degli edifici, muore chi si trova all’interno delle proprie abitazioni e non ha possibilità di scampo. Chi si salva dal terremoto decide di mettersi al riparo andando in porto. Ma purtroppo per loro questo non accade. Perché stando in quei luoghi vicino al mare hanno trovato la morte. Dopo la scossa sismica, infatti, arrivò in città un maremoto altrettanto violento, con onde alte oltre 13 mt.
Dal punto di vista delle vittime quindi, Messina subì enormemente la violenza della natura. Materialmente le strutture che subirono gravi danni furono la Palazzata, anche ancora oggi molti messinesi rimpiangono, ma anche la Cattedrale, il Vittorio Emanuele e tanti altri edifici importanti. Immediatamente scattano i primi soccorsi. Ad iniziare le ricerche di persone ancora vive sotto le macerie, sono i marinai che in quel momento si trovavano all’interno della navi ancorate in porto : Saffo, Serpente, Scorpione e Spica. Successivamente arrivano gli inglesi, i russi e i maltesi. Tutti con propri mezzi navali. Quasi alla fine arrivano gli italiani, perché il 28 Dicembre nel resto d’Italia non si era a conoscenza di quanto accaduto in città. Anche per questo motivo durante la conta delle vittime, scoppiarono polemiche agli italiani che tardarono a mandare i soccorsi.
In poco tempo, quindi, la città fu al centro del pensiero mondiale. Si cercò per diversi giorni sotto le macerie. I numeri parlano chiaro e fanno venire i brividi. Tra Messina e Reggio perirono oltre 100.000 vittime, e altre migliaia di persone rimasero ferite.
Studi degli ultimi anni hanno affermato che qualcosa in città cambiò, e qui non si parla di disegni stradali o di vittime. Questi studi affermano che da allora il Dna del Messinese è diverso. Sarà un caso? Da allora sono cambiate tante cose. Dal punto di vista politico, anagrafico e quant’altro. Ma per un giorno lasciamo perdere tutto quanto e immaginiamo per chi non ha vissuto in prima persona, tramite propri cari, a quegli interminabili 37 secondi che hanno davvero cambiato le sorti della città, e al post terremoto. Pensare alla gente rimasta viva, ma che ha sofferto nel vedere morire le persone care. In città negli ultimi anni si è voluto ricordare tramite convention, filmati e racconti. Oppure con una targa affissa nel 2006 in una zona di Camaro, per ricordare e ringraziare i russi intervenuti.
Ecco perché oggi dobbiamo sentirci ancora più messinesi di quanto lo siamo. Per un giorno facciamo in modo di essere una sola famiglia.
