Accuse indeterminate e prove inutilizzabili, secondo i difensori, che vorrebbero "azzerare" il processo. Ma la giudice dice no e preme sull'acceleratore delle udienze
Messina – Il dibattimento può cominciare ed entrerà nel vivo già alla prossima udienza del 27 giugno. E’ questa la decisione della giudice Adriana Sciglio alla fine della prima udienza del processo sugli appalti all’Università di Messina tra il 2020 e il 2022.
L’accertamento riguarda gli affidamenti diretti del direttore generale Francesco Bonanno e l’allora rettore Salvatore Cuzzocrea. I giudici sono chiamati a stabilire se hanno violato o meno le normative sugli appalti universitari. UniMe è parte civile, mentre è stato estromesso il ministero dell’Università e della ricerca scientifica.
Alle prime battute i difensori hanno già “affilato le armi”, contestando la fondatezza procedurale delle accuse. Secondo i difensori il procedimento dovrebbe “ripartire da zero”, o meglio essere azzerato e hanno perciò presentato delle puntuali eccezioni preliminari. Dopo un’ora e mezza circa di camera di consiglio, la giudice ha però emesso una articolata ordinanza motivando il rigetto di tutte le eccezioni presentate.
Accuse indeterminate e prove inutilizzabili
L’avvocato Nino Favazzo aveva infatti parlato di indeterminatezza del capo di imputazione. Tra i reati contestati dall’accusa c’è infatti la turbativa d’asta; in relazione però a gare non effettuate appunto, visto che la contestazione ai vertici universitari è proprio quella di aver appaltato in affidamento diretto i lavori. Ma secondo la giudice il capo di imputazione non è nullo e il processo può andare avanti. No anche all’eccezione dell’avvocata Elena Florio che assiste il rettore Cuzzocrea, secondo la quale non sono utilizzabili alcuni atti di indagini, effettuati dal pubblico ministero quando i termini erano già scaduti senza che la Procura avesse prorogato formalmente le indagini. Anche questa ragione è secondo la giudice infondata.
La dottoressa Sciglio ha quindi definito la lista dei testimoni di accusa e difese che saranno ascoltati e ha fissato un fitto calendario di udienze che vanno dal prossimo 27 giugno a metà ottobre.
Il dibattimento mira a stabilire quindi se quei lavori messi sotto la lente della Procura di Messina andavano affidati con le procedure di evidenza pubblica, quindi tramite pubblicazione del bando, o se potevano essere affidati direttamente, come ha fatto la governance di Unime.
I nomi
Tra gli imputati, insieme all’ex rettore Salvatore Cuzzocrea e l’ex dg Bonanno, gli imprenditori Giuseppe Cianciolo, Santo Franco, Michelangelo Geraci e Rosaria Ricciardello, assistiti dagli avvocati Florio, Favazzo, Alberto Gullino e Antonio Amata.
Gli appalti al vaglio
Gli appalti sotto la lente sono quelli che l’efficientamento energetico del patrimonio immobiliare dell’Ateneo (10 milioni), il restauro conservativo dei prospetti e la riqualificazione del patrimonio immobiliare universitario (7,8 milioni), la riconversione delle residenze universitarie in due plessi dell’Università (uno 9,4, l’altro 8,4 milioni).
Il caso Cuzzocrea
Il dibattito sugli affidamenti dei lavori portò alle dimissioni del Magnifico a fine 2023, dopo una interrogazione parlamentare del Pd alla Camera su “appalti per un importo complessivo di quasi 40 milioni di euro”. Cuzzocrea aveva rivendicato la legittimità del suo operato ma dopo l’apertura della nuova inchiesta (ancora in corso) sul caso rimborsi, ha per opportunità lasciato l’ermellino.
Anche l’Autority anticorruzione aveva aperto una procedura sugli appalti dell’ateneo messinese, rilevando in particolare il profilo che riguardava gli affidamenti in base alle “norme covid”.
