Accademia Filarmonica, una giovanissima orchestra entusiasma il pubblico

Accademia Filarmonica, una giovanissima orchestra entusiasma il pubblico

Giovanni Francio

Accademia Filarmonica, una giovanissima orchestra entusiasma il pubblico

domenica 19 Ottobre 2025 - 17:56

Concerto inaugurale della stagione musicale dell'associazione con l'Ayso Orchestra, diretta dalla bravissima Teresa Satalino

MESSINA – Sabato 18 ottobre, nell’auditorium del Palacultura di Messina, si è tenuto il concerto d’inaugurazione della stagione musicale della Accademia Filarmonica.

Il concerto è stato preceduto dai saluti del presidente della Associazione, il dottor Marcello Minasi, che successivamente ha dato la parola al sindaco di Messina, Federico Basile, presente per l’occasione per i saluti augurali, e infine al direttore artistico, la professoressa Grazia Spuria.

Scelta originale e davvero azzeccata, da parte della Accademia Filarmonica, quella di inaugurare la stagione con una particolarissima Orchestra, la Ayso Orchestra, diretta dalla bravissima Teresa Satalino. Si tratta infatti di un’Orchestra formata esclusivamente da giovani di età compresa fra 18 e 25 anni, assai inclusiva (figurano musicisti provenienti da ogni parte del mondo) che si propone l’alta funzione formativa di preparare i giovani artisti alla carriera professionale.

Il concerto recava l’intitolazione di “𝐒𝐮𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐒𝐩𝐚𝐠𝐧𝐚”, in quanto dedicato a composizioni che hanno celebrato i ritmi e le atmosfere spagnole, tanto in voga nella seconda metà dell’Ottocento presso più o meno tutti gli ambienti musicali europei.

Curiosamente proprio il primo brano presentato, “Farandole” da “L’Arlésienne” di George Bizet, si ispira non alla musica spagnola, bensì a quella provenzale, anche se l’atmosfera è assai simile (Bizet, tra l’altro, adorava la Spagna, ove ha ambientato il suo capolavoro lirico, “Carmen).

Bizet compose due Suite per “L’arlesienne”, dramma di Daudet, e il brano eseguito è l’ultimo della seconda Suite, rimasta incompiuta e completata nell’orchestrazione da Ernest Guiraud.

La Farandola (tipica danza provenzale) di Bizet, è una composizione assai popolare, brillante, dal ritmo irresistibile. Già da questo breve brano l’Orchestra ha dimostrato tutto il suo talento, sia nei numerosi “unisono” degli archi, eseguiti in modo eccellente, sia negli assolo dei fiati, puntuali e impeccabili. Molto merito sicuramente va ascritto a Teresa Satalino, straordinaria direttrice, appassionata, ma dal gesto assai sobrio e contenuto, che è riuscita ad amalgamare i giovanissimi talenti in maniera encomiabile.

Dopo Bizet, è stata la volta del “Concierto d’Aranjuez” di Joaquín Rodrigo, con l’ingresso del solista, il giovanissimo chitarrista 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐞𝐬𝐜𝐨 𝐋evato.

Si tratta del brano più famoso del musicista spagnolo, morto a Madrid nel 1999. Il concerto si ispira ai giardini reali della cittadina spagnola di Aranjuez, e rappresenta uno dei pochi concerti scritti per chitarra solista e orchestra. Tale esiguità di brani esistenti per questo complesso strumentale si spiega col suono debole della chitarra che non può interagire con una intera orchestra senza esserne sovrastata. Il musicista spagnolo, cieco dall’età di tre anni, è riuscito nell’intento, facendo in modo che, quando suona il solista, l’orchestra o tace o accompagna la chitarra con momenti di pianissimo, oppure dialoga solo attraverso i fiati in accompagnamento.

Il concerto si articola in tre movimenti: “Allegro con spirito”, “Adagio”, “Allegro gentile”. Il più conosciuto, e di più elevato valore artistico, è senz’altro il secondo, l’Adagio, con il solista in dialogo con il corno inglese, intonando un tema che è fra i più noti fra quelli composti nel ventesimo secolo.

𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐞𝐬𝐜𝐨 𝐋evato ha eseguito egregiamente il brano, sfruttando tutte le potenzialità dello strumento, ed è stato molto applaudito dal numeroso pubblico del Palacultura, al quale ha concesso un interessante bis: “Mazurka appassionata” di Augustin Pio Barrios.

È stata poi la volta del brano più complesso, dal punto di vista orchestrale, eseguito durante il concerto, il “Capriccio Spagnolo” op. 34 di Nikolai Rimski-Korsakov. È un brano di notevole virtuosismo orchestrale, ove il musicista russo, grandissimo orchestratore, anch’egli affascinato dalla musica iberica, ha voluto restituirne i colori, i ritmi, l’atmosfera festosa. Suddiviso in cinque movimenti (“Alborada: vivo e strepitoso”; “Variazioni; Andante con moto”; “Alborada: vivo e strepitoso”, “Scena e canto gitano: Allegretto” e “Fandango asturiano”), il brano è di grande effetto per la ricchezza e varietà con la quale viene trattata l’orchestra. Un brano assai brillante, in particolare nel Fandango finale, che si conclude con uno strabiliante “Presto”.

Applauditissima dal pubblico, l’Orchestra ha concluso la serata con “Danzón n. 2” di Arturo Marquez.

Danzon n. 2 costituisce sicuramente il brano più celebre del compositore messicano, ancora vivente, ed è stato il cavallo di battaglia dell’Orchestra Simon Bolivar, diretta dal grande Gustavo Dudamel. Una danza di origine cubana, rivisitata per orchestra, con l’ausilio anche del pianoforte, che alterna momenti dal sapore malinconico ad altri ove l’orchestra si scatena in ritmi forsennati.

Grande successo per questi giovanissimi musicisti, che alla fine della performance si sono andati in bellissimi e giovanili abbracci di compiacimento fra di loro, e per la splendida direttrice, che ha spesso interloquito garbatamente con il pubblico.

Un estratto dal primo brano eseguito – “Farandole” – eseguito come bis, ha concluso l’entusiasmante serata.

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