"Salva Colline", il Tar bacchetta il Comune: "Silenzio illegittimo"

“Salva Colline”, il Tar bacchetta il Comune: “Silenzio illegittimo”

Redazione

“Salva Colline”, il Tar bacchetta il Comune: “Silenzio illegittimo”

sabato 08 Novembre 2025 - 06:30

L'Ente ha 60 giorni per decidere, in caso di inerzia sarà nominato un commissario

MESSINA – Una sentenza destinata a scuotere Palazzo Zanca e a riaccendere i riflettori sul destino del “Salva Colline”. Il T.A.R. di Catania (Sentenza numero 03117/2025) ha dichiarato “illegittimo” il silenzio-inadempimento del Comune di Messina, che per oltre un decennio ha lasciato un cittadino in un limbo urbanistico.

La vicenda, che ora ottiene una prima, decisiva svolta giudiziaria, potrebbe fare da apripista ad altri casi simili.

Il patto “tradito

Il caso nasce dalla nota delibera “Salva Colline” (numero 74/c del 2012). L’obiettivo era di tutelare il paesaggio de-zonizzando aree di pregio, offrendo ai proprietari un “credito volumetrico” da utilizzare in altre aree di trasformazione della città.

Il ricorrente, Antonino Sobbrio, assistito dall’avvocato Silvano Martella, aveva aderito con fiducia a questo patto con l’amministrazione. Nel 2014, ha rinunciato formalmente alla notevole capacità edificatoria del suo terreno a Casazza (quasi 8.200 metri cubi) . Il Comune ha accettato la rinuncia, l’ha trascritta e ha riconosciuto al proprietario un credito edilizio di 7.547 metri cubi. Da quel momento, però, il nulla.

Oltre dieci anni di attesa

A fronte della prestazione immediata e definitiva del privato, il Comune non ha mai adottato gli strumenti urbanistici necessari (Piani attuativi, Pug, etc.) a rendere quel credito “spendibile”. Il risultato? Il signor Sobbrio ha perso il valore edificatorio del suo terreno senza ottenere nulla in cambio, se non un “diritto” puramente cartolare e inutilizzabile.

L’Amministrazione si è difesa sostenendo che ogni decisione fosse sospesa in attesa del “redigendo Piano Regolatore Generale”.

La decisione del T.A.R.: “Rinvio sine die”

I giudici amministrativi hanno usato parole dure contro la linea difensiva del Comune. La sentenza definisce l’atteggiamento dell’Ente come “soprassessorio” , ovvero una tattica dilatoria, un “rinvio sine die dell’attività amministrativa in attesa di un evento futuro ed incerto” (il nuovo Pug).

Il T.A.R. ha stabilito che l’inerzia, protrattasi per oltre un decennio , non è in alcun modo giustificata. L’Ente, si legge, “avrebbe dovuto adottare un atto amministrativo espresso, anche solo per comunicarne l’eventuale rigetto”, invece di paralizzare la posizione del cittadino.

L’ultimatum e il commissario

Accogliendo il ricorso, il Tribunale ha ora ordinato al Comune di Messina di concludere il procedimento entro 60 giorni.

Ma la vera “spada di Damocle” è un’altra: se Palazzo Zanca non dovesse provvedere entro il termine stabilito, il T.A.R. ha già nominato un commissario ad acta (il segretario generale del Comune di Taormina) che si sostituirà all’Amministrazione inadempiente e prenderà le decisioni necessarie.

Possibili risarcimenti

La sentenza non chiude la partita. Se da un lato obbliga il Comune a muoversi, dall’altro tiene aperta la strada per la richiesta di danni. Il T.A.R. ha infatti disposto la “conversione del rito” , fissando una nuova udienza pubblica per il 7 maggio 2026 dedicata esclusivamente alla trattazione della domanda risarcitoria milionaria presentata dal ricorrente.

Questa decisione rappresenta un precedente per tutti i proprietari che, fidandosi del “Salva Colline”, attendono da anni di veder riconosciuto un loro diritto.

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