Ciclone Harry. "Infrastrutture troppo vicine al mare e cementificazione selvaggia"

Ciclone Harry. “Infrastrutture troppo vicine al mare e cementificazione selvaggia”

Redazione

Ciclone Harry. “Infrastrutture troppo vicine al mare e cementificazione selvaggia”

venerdì 23 Gennaio 2026 - 08:00

L'analisi dell'Osservatorio sull'erosione delle spiagge della provincia di Messina

Dopo il passaggio della tempesta che ha colpito duramente il litorale ionico, gli esperti tornano a riflettere sulla tenuta delle difese costiere. Secondo l’Osservatorio sull’erosione delle spiagge della provincia di Messina, le immagini dei danni parlano chiaro: “Le infrastrutture civili sono arrivate troppo vicine alla battigia, sfidando un mare che, per sua natura, non si può controllare”. Passata la tempesta, è doveroso pensare alla ricostruzione, ma è vitale chiederci come siamo arrivati a questo punto.

LE CAUSE DEL DISASTRO SECONDO L’OSSERVATORIO

L’ente ha analizzato nel dettaglio le criticità che hanno portato alla situazione attuale. In primo luogo, viene evidenziata l’urbanizzazione rigida: “Si è costruita una ‘città lineare’ parallela alla riva, spesso entro i 150 metri, aggiungendo piazzole e strutture che hanno ridotto la profondità delle spiagge”. A questo si aggiunge l’occupazione delle spiagge con manufatti destinati alla fruizione balneare, non rimossi a fine stagione.

Un altro punto centrale riguarda le difese frammentate. L’Osservatorio spiega infatti che “si sono realizzate opere di difesa senza una visione d’insieme, finendo spesso per spostare il problema dell’erosione sui litorali vicini”, come dimostra chiaramente la storia della costa jonica. Sotto accusa finiscono anche le procedure d’emergenza e gli interessi correlati, poiché “spesso si è ricorso a iter speciali che eludono verifiche ambientali serie, alimentando gestioni poco trasparenti delle risorse per il dissesto idrogeologico”.

IL CASO SANTA TERESA DI RIVA E IL CEMENTO

Il documento tecnico sottolinea la pericolosa reiterazione di interventi che riproducono i problemi che si volevano risolvere. “È il caso di Santa Teresa di Riva dove lo scorso anno, dopo la distruzione di un tratto di lungomare per una normale mareggiata, lo si è ricostruito con le stesse modalità di prima, comprese opere rigide protese verso la spiaggia”, come piazzole belvedere e scivoli.

Le immagini post ciclone sono dunque considerate una “scatola nera”: Dove la spiaggia era profonda, il mare si è sfogato senza fare danni. Dove ha trovato cemento e ostacoli rigidi, ha distrutto tutto”.

UN NUOVO PARADIGMA PER IL FUTURO

Quale futuro vogliamo per la ricostruzione? L’Osservatorio avverte che continuare con lo stesso modello significa rassegnarsi al prossimo disastro. È necessario invece un cambio di paradigma che preveda di “arretrare le urbanizzazioni dove possibile e adattare quelle che non possono essere rimosse”.

Tra le soluzioni proposte figura il ripristino dell’equilibrio sedimentario favorendo l’afflusso delle sabbie apportate dai torrenti e la necessità di “pianificare gli interventi su area vasta, perché il mare non riconosce i confini comunali”. Come ricordato dagli esperti citando Einstein, la follia consiste nel fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi: “Non permettiamo che la ricostruzione sia l’inizio del prossimo disastro”.

Articoli correlati

3 commenti

  1. Osservatorio a parte tutti i cittadini di buon senso lo avevano previsto.
    Adesso cosa farà la politica?
    Cercherà di dare risposte celeri per non scontentare gli elettori e fare bella figura ricostruendo in modo sconsiderato o provvederà a ridisegnare la configurazione urbana di alcune parti della città?
    Ovvero:
    Se si può espropriare e ricostruire per il ponte perché non si può farlo per motivi di sicurezza pubblica?
    Troppi voti persi?
    Troppe responsabilità vere?
    La politica che non liscia il pelo all’elettorato in Italia non esiste.

    5
    0
  2. Alessandro Orlando 23 Gennaio 2026 10:57

    Se l’orizzonte è posto ai prossimi 4 anni i disastri sono inevitabili

    0
    0
  3. ECCELLENTE ARTICOLO 👏👏👏👏👏👏CHE STRACONDIVIDO…..PERCORRENDO QUEI TRATTI ANCHE IO NELLA MIA “IGNORANZA ” HO VISTO TROPPE ABITAZIONI, NEGOZI,PIAZZE VICINO AL MARE E NOTANDO CHE TANTI METTEVANO I SACCHETTI CON LA SABBIA DAVANTI ALLE PORTE ,E VEDENDO GIÀ LE ONDE ALTE SBATTERE CON VIOLENZA SUGLI SCOGLI ,SI PRESAGIVA CHE ANDANDOSI AD ALZARE E NON ESSENDOCI NULLA A CREARE BARRIERA QUEI SACCHI ERANO PRESSOCHÉ INUTILI……FINO A QUANDO NON SI METTONO IN TESTA A FARE I LAVORI PER BENE ,TEMPESTIVI,E A NON RILASCIARE AUTORIZZAZIONI CHE POSSONO METTERE IN PERICOLO LA POPOLAZIONE, SI RIPETERÀ DI NUOVO LA STESSA COSA …..FINO A QUANDO SI CONTINUERÀ CON QUESTO ANDAZZO???? FINO A QUANDO SI CONTINUERÀ A ESSERE “SUPERFICIALI” ED “INCOSCIENTI”????? STAVOLTA SI CONTANO DANNI,NON ASPETTATE CHE SI CONTINO MORTI😤!!!!

    0
    1

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Premi qui per commentare
o leggere i commenti
Tempostretto - Quotidiano online delle Città Metropolitane di Messina e Reggio Calabria

Salita Villa Contino 15 - 98124 - Messina

Marco Olivieri direttore responsabile

Privacy Policy

Termini e Condizioni

info@tempostretto.it

Telefono 090.9412305

Fax 090.2509937 P.IVA 02916600832

n° reg. tribunale 04/2007 del 05/06/2007

Questo sito è associato alla

badge_FED