Il messinese, presidente di Oltrestretto, vive da anni in Belgio ma il legame con la sua terra è saldo: "Possiamo dare tanto anche a distanza"
BRUXELLES – L’attività in Sicilia, tra gli studi e l’attivismo. Il viaggio prima al Nord Italia e poi in Francia. Il trasferimento (finora) definitivo a Bruxelles. Antonino Mangano, presidente e tra i fondatori di Oltrestretto, l’associazione che riunisce gli expat messinesi in giro per l’Europa, è esso stesso un figlio di Messina che si è lasciato indietro lo Stretto, pur non volgendogli mai davvero le spalle. Il suo legame con la città lo ha portato a lavorare da lontano per tentare di favorire le condizioni socio-culturali necessarie a renderla più accogliente, soprattutto nei confronti dei giovani come lui.
La storia di Antonino: “Nel 2022 la svolta a Bruxelles”
E così dopo la storia di Letizia, anche lei membro di Oltrestretto, Antonino ha raccontato a Tempostretto la sua, proprio partendo dalla scelta di andare via: “La scelta di lasciare la Sicilia era da sempre stata embrionale in me, ma senza un vero e proprio piano, era un progetto vagheggiato. Avevo voglia di esplorare, conoscere ciò che accadeva al di là dei confini della Sicilia. E anche per via del mio percorso di studi in Relazioni Internazionali sentivo che gli sbocchi professionali più naturali si trovavano all’estero. Ho lasciato la Sicilia quando sono arrivate le prime opportunità di lavoro in Nord Italia e in Francia. Anche perché in Sicilia avevo solo trovato tirocini in aziende locali, il Servizio Civile, tutte occupazioni che non avrebbero garantito stabilità economica e soddisfazione personale sul lungo periodo. La svolta però è arrivata nel 2022, quando sono stato selezionato per un tirocinio al Comitato delle Regioni di Bruxelles. Si tratta di un’assemblea consultiva che le istituzioni UE devono interpellare in materia di legislazione comunitaria che possa influire sugli interessi degli enti substatali (e cioè regioni, province, comuni). Da quel momento ho eletto Bruxelles come città di stanziamento. Oggi sono ancora qui, e lavoro nel comparto amministrativo dello European Youth Forum, l’ONG che si occupa di tutelare i diritti dei giovani in Europa”.
L’attività di Antonino Mangano in Belgio
Ma cosa fa, di fatto, a Bruxelles? “Ho menzionato l’attività amministrativa, ma è molto di più. Il Dipartimento in cui lavoro si occupa di risorse umane, logistica, contratti con fornitori, sicurezza e benessere sul posto di lavoro (psicologica e fisica), formazione per i colleghi. Vedo lo European Youth Forum come un’organizzazione che punta a essere pioniera nell’applicazione di nuovi metodi di lavoro che coniughino produttività a benessere di noi lavoratori. Nel mio lavoro considero importante studiare come implementare procedure e regolamenti interni che permettano un lavoro più disteso, ma senza sacrificare l’efficienza. Osservo che non tutti i posti di lavoro prestano attenzione a questi dettagli. Per questo sembra sempre ‘complicato’ spiegare cosa cerchiamo di fare e su cosa concentriamo la nostra attività”.
Cos’è lo European Youth Forum
Ha aggiunto: “Lo European Youth Forum lavora quotidianamente per promuovere i diritti dei giovani in tutta Europa. Dialoga con le istituzioni UE e garantisce la partecipazione dei giovani ai processi decisionali. Dal 2009, lo Youth Forum organizza ogni anno l’iniziativa della European Youth Capital (Capitale Europea della Gioventù). Questo prestigioso titolo mira a riconoscere e premiare le città che hanno compiuto progressi e introdotto approcci innovativi per coinvolgere i giovani nell’elaborazione delle politiche locali. Nota di orgoglio per l’Italia: per il 2027 il titolo è stato assegnato a Parma. Altre campagne di successo includono l’abbassamento dell’età per il voto a 16 anni in diversi Stati europei; l’approvazione da parte delle istituzioni UE per l’iniziativa che vieta i tirocini non retribuiti; e l’invito ai membri dello European Youth Forum di ogni Paese UE a formare lo European Commission President’s Youth Advisory Board (Comitato Consultivo per i Giovani del Presidente della Commissione Europea). Collaboriamo inoltre con il Parlamento Europeo per organizzare lo European Youth Event, un incontro biennale che mira a riunire giovani da tutta Europa a Strasburgo per celebrare l’idea di un’Europa aperta, democratica e a misura di giovane”.
La nascita di Oltrestretto
Da lì è nata anche l’idea di fondare Oltrestretto: “Fin da quando ero in Sicilia sono sempre stato attivo nella vita sociale e culturale locale, prendendo parte a varie associazioni e cercando di dare un contributo concreto per rendere il territorio più vivo e competitivo, in particolar modo a Villafranca Tirrena, da cui provengo. Ma poi la vita mi ha portato lontano da casa, e ho percepito in maniera più evidente come il territorio messinese si stia spopolando sempre di più in questi anni. Sinceramente, non volevo arrendermi all’idea che la distanza fosse un limite e che fossi ormai tagliato fuori dall’attivismo per il mio territorio d’origine. Sono anche convinto che, per via dell’emigrazione sempre più massiccia, il modo di socializzare e il sentirsi messinesi sarà costretto ad adattarsi a questa diaspora continua”.
Il legame con Messina e il territorio
“Oltrestretto – ha spiegato – era la risposta per mantenere il legame con il territorio, con la sua gente. Ma anche per dare voce alla necessità di expat e fuorisede sparsi in tutta in Italia e nel mondo di ritrovarsi in una ‘patria’, se non fisica, almeno ideale, in cui riconoscersi in una identità comune. E tenendo aperta una finestra di dialogo con Messina e la sua provincia, anche a distanza. I mezzi di comunicazione e le tecnologie sono strumenti che, se usati bene, possono creare punti di contatto e permettono di mantenere in qualche modo la connessione con le proprie radici. Ammetto che non è come essere fisicamente presenti, ma è pur sempre un legame e c’è sempre un apporto importante che può essere dato”.
“La possibilità di noi membri di Oltrestretto di tornare varie volte all’anno a casa ci permette di organizzare incontri ed eventi aperti alla cittadinanza, o l’inviare richieste e proposte per fare sentire la voce di noi expat e fuorisede che, per quanto lontani, siamo pur sempre figli della stessa terra e molto più vicini a essa di quanto si possa credere. I nostri obiettivi sono quelli di fornirci mutuo supporto sia in termini pratici ma anche con la nascita di rapporti di amicizia. Vogliamo continuare a organizzare eventi e proporre iniziative e idee per migliorare Messina e la sua provincia, portando in Sicilia ciò che potremmo apprendere fuori. Inoltre vogliamo esportare la ‘messinesità’ all’estero, promuovere le potenzialità e la conoscenza dei nostri territori, spesso poco conosciuti, nonostante le bellezze nascoste e le peculiarità che non hanno nulla da invidiare ad altre località”.
Il romanzo “Chiacchiere di Sicilia”
Nelle scorse settimane, inoltre, Antonino Mangano ha pubblicato il suo primo romanzo. Ed è immancabile il legame alla città e alla Sicilia, presente anche nel titolo: “Sembra quasi scontato, ma Chiacchiere di Sicilia (ed. Scatole Parlanti) parla di un ragazzo siciliano emigrato a Bruxelles e che torna nella provincia di Messina per le vacanze natalizie, nella cittadina fittizia di Bellarocca. Non è una autobiografia: Bruxelles è la città estera che ormai conosco meglio, cosa che mi ha semplificato il processo di scrittura, e la provincia di Messina… volevo tributare un omaggio alle mie origini. Il vero fulcro del romanzo è caratterizzato dal discorso sull’identità e sulla sensazione che definisco ‘sradicamento’, ovvero quello strappo dalla quotidianità in cui ogni emigrato è cresciuto, si è formato e da cui ha ricevuto un imprinting, ma che con l’allontanamento non gli appartiene più e a cui, forse, non si appartiene più. Allo stesso tempo, un expat può rischiare di non essere nemmeno parte integrante della comunità di accoglienza”.
“Ma allora – ha proseguito -, l’identità di un expat è una identità sospesa? Non si viene quasi più riconosciuti come appartenenti a una comunità in Sicilia, in questo caso, divenendo qualcosa di diverso, ma allo stesso tempo non si è nemmeno davvero belgi, tedeschi, inglesi o di qualunque altra nazionalità ospitante. Il quesito sull’identità diviene dunque naturale. Come filo conduttore tra Sicilia e Bruxelles ci sarà il contatto costante con una connazionale conosciuta in Belgio, da cui il protagonista è avvinto in una relazione amorosa tormentata, che lo accompagnerà nelle sue riflessioni alla partenza, durante la permanenza in Sicilia, e anche al ritorno a Bruxelles. A parte i dubbi sull’identità e l’intreccio amoroso, Chiacchiere di Sicilia cerca di scoprire i nervi della condizione della provincia messinese odierna”.
“Decideranno i lettori”
E ancora: “Ci sono potenzialità, elementi culturali, usi e costumi per cui si prova una genuina nostalgia, c’è l’odore di casa, la lotta encomiabile e giornaliera di eroi che lavorano indefessamente per cambiare il destino della provincia: ci sono bellezza e vita che pulsano nella provincia di Messina, energie che, se ben incanalate, potrebbero fare la differenza, aprire spiragli per un futuro radioso. Eppure c’è anche il contraltare di tutte le nostre tare ataviche: immobilismo, paura del cambiamento, faziosità e corruzione, spopolamento, mancanza di opportunità lavorative, inefficienza, spesso mancanza di fantasia e visione per fare un salto di qualità per rendere Messina e il suo territorio al passo con i tempi, pronta a rispondere alle sfide della contemporaneità. Non penso di essere stato né troppo severo né troppo nostalgico o stucchevole, in Chiacchiere di Sicilia: spero di essere riuscito a sintetizzare in maniera equilibrata le contraddizioni che rendono affascinante e tremenda la nostra terra. Ma il parere finale spetterà ai lettori”.
Antonino: “Messina più propositiva e piena di idee”
Antonino a distanza vede una Messina diversa rispetto agli anni passati: “In città vedo molta propositività, una vitalità associativa e un ribollire di idee e iniziative che promettono una ventata di novità e impegno. Sono questi gli elementi cardine per stimolare partecipazione civica, spirito critico, dialogo. È la base per una cittadinanza che vuole riappropriarsi di spazi politici e sociali utili per crescere come individui e come comunità. È il presupposto per rendere Messina attrattiva e viva nel futuro. Non bisogna perdere questo entusiasmo né disperdere queste energie. Ma dovrebbe essere un impegno delle amministrazioni della città, quello di sostenere il proliferare di iniziative civiche e di fare attenzione alle necessità espresse dalle varie componenti sociali. Oltre ad avere uno sguardo lungimirante su quale dovrebbe essere la vocazione di Messina per dare lavoro, opportunità di rimanere e dare la possibilità ai messinesi di trovare il proprio ‘posto nel mondo’, e soddisfazioni personali. Spero che questo entusiasmo e questa ventata positiva, di novità e cambiamento, possa arrivare anche in provincia”.
E sui pensieri riguardanti al “tornare”, il messinese ha spiegato: “Per quanto riguarda me, non ho piani così sul lungo periodo. Attualmente voglio rimanere a Bruxelles, città in cui ho trovato un equilibrio tra interessi professionali e l’ambiente culturale e sociale stimolante, che mi sta permettendo di crescere soprattutto a livello personale. Come detto prima, Oltrestretto permette di mantenere i legami con Messina, il suo stile di vita, il suo modo di sentire. Questo potrebbe rendere più morbido un futuro ritorno”.
Il doppio messaggio di Antonino
Infine un messaggio ai lettori e ai cittadini messinesi: “A dir la verità ne avrei un paio! Forse sarà un ragionamento di parte, ma che si sia emigrati o che si rimanga a Messina, ci si può continuare a sentire parte della stessa famiglia. Chi vuole seguire i propri sogni ‘fuori’, lo faccia. Chi vuole rimanere nella propria terra, continui pure a farlo con tenacia e passione. Non siamo alberi. Abbiamo la possibilità di muoverci liberamente, ma sia che si vada via per inseguire le proprie ambizioni e interessi, sia che si rimanga a Messina, rimane determinante serbare la memoria delle proprie radici, perché la nostra storia rappresenta un punto fermo a cui potere sempre ritornare, per riconoscere noi stessi e capire come e dove indirizzare il nostro futuro, ma anche per riconoscerci in una identità comune, che ci rende più vicini e, si spera, coesi”.
“Il secondo messaggio – ha concluso – è un invito alla partecipazione. Che sia un circolo di lettura, un gruppo sportivo, una associazione culturale, è importante portare avanti iniziative che ci appassionino. Da una piccola azione di partecipazione dipende la vitalità della comunità, la possibilità di alimentare le interazioni, il dialogo, la circolazione di idee, che sono il baluardo contro disaffezione e disinteresse, i prodromi dello sfaldamento di una comunità. È con la partecipazione che si combattono la solitudine e la distanza tra le persone che si avvertono nei tempi moderni. In più ci diamo la possibilità di capire cosa si vuole dalla vita, cosa si vuole sperimentare, cosa si vuole diventare, e si inizia a comprendere il valore del lavoro, dell’impegno, della soddisfazione di essere parte di un progetto più grande, di sentirsi una componente fondamentale del nostro tempo. Questo è il valore delle piccole e coraggiose azioni di impegno quotidiano”.
