Meglio chiudere gli occhi che intasare i Tribunali e sovraccaricare gli uffici
Una delle grandi differenze tra Settentrione e Meridione è costituita dal modo in cui i cittadini-elettori reagiscono di fronte agli episodi di cattiva gestione delle risorse pubbliche da parte degli amministratori degli enti locali.
Ricordate il Roma ladrona del Bossi prima versione?
Lo slogan fu recepito nel centro-sud soprattutto nella sua accezione separatista – che certamente era reale -, molto meno nella versione più rispettabile: quella della lotta contro il cattivo uso delle risorse pubbliche che la politica romana incarnava.
In quegli anni, più che protestare per lo spreco, il Mezzogiorno chiedeva maggiori risorse per sé.
A distanza di alcuni anni, constatata la strenua resistenza della burocrazia ministeriale capitolina e dei bojardi di Stato – risolutamente avversi a qualsiasi iniziativa volta a indebolire le rendite di posizione romane -, il partito del Nord ha pragmaticamente cambiato alleanze e ridimensionato i suoi obiettivi.
Oggi i Lumbàrd non indicano più la capitale quale simbolo del malcostume amministrativo, anzi, votano a favore della legge che la dota di maggiori risorse economiche, pur di raggiungere un obiettivo – certamente più modesto sul piano dell’immagine ma altrettanto concreto su quello pratico -: il federalismo fiscale.
Da utilizzare come strumento che possa assicurare la gestione locale di buona parte delle ingentissime capacità contributive delle regioni del Norditalia.
Nella certezza di possedere una schiera di amministratori capaci, ma anche di saper controllare la correttezza della loro gestione.
Tutto ciò è un fatto. Può essere valutato nei modi più diversi, ma resta tale e, si sa, i fatti hanno la testa dura.
Contro di essi si infrangono i richiami ai principi costituzionali e le chiacchiere vuote, le urla di sdegno e le lacrime di autocommiserazione.
Forse, più che piangerci addosso, bisognerebbe apprezzare i due fattori che hanno premiato il grande lavoro di Bossi e dei suoi uomini: la capacità di individuare e rappresentare gli interessi comuni di regioni diverse e la calvinistica convinzione che sia possibile creare un rapporto di fiducia tra cittadini e amministratori con la cravatta verde.
Rapporto di fiducia che si concretizza nel fatto che i cittadini pretendono di conoscere in dettaglio come sono amministrati i loro soldi e gli amministratori devono risponderne in modo esauriente.
Soffermiamoci per qualche attimo su questo secondo punto e valutiamo criticamente – senza sterili impennate campanilistiche o spagnolesca munifica superficialità – il modo in cui i cittadini messinesi e i loro rappresentanti si pongono davanti ai bilanci comunali.
Chiediamoci, con la massima serenità di giudizio possibile, se sarebbe ammissibile, oltre il Po, quanto sta accadendo in questi giorni tra la Commissione bilancio, il Consiglio comunale e il Segretario generale.
Come reagirebbero i cittadini padani di fronte ad affermazioni quali tutto fa questa amministrazione, tranne che ispirarsi a criteri di trasparenza oppure qualcuno si è venduto il voto sui revisori dei conti e si è comprato un affidamento all’ATO3, riferendosi, pare, ai 12 (dodici!) servizi aggiuntivi affidati recentemente a 8 (otto!) cooperative sociali con precisi legami politici.
O alle difficoltà poste dal Segretario generale a consegnare copia delle determine di spesa richieste dal Presidente della Commissione bilancio.
Non è forse vero che l’intero Consiglio comunale, di fronte al minimo dubbio di uno scorretto uso delle risorse pubbliche dovrebbe pretendere l’immediata trasmissione delle carte alla Procura?
Là dove le pietre si chiamano sassi, i cittadini e i loro rappresentanti non accetterebbero mai di pagare una pluralità di soggetti per lo stesso servizio che poi … non viene svolto in modo accettabile.
Eppure tutti sanno che ATO3, MessinAmbiente e Cooperative varie, tutte pagate con denaro proveniente dalle casse pubbliche, fanno lavori molto simili ma la città rimane sporca e la cura del verde inesistente.
Passando ai numeri, c’è chi ha avuto l’onestà di affermare che il Comune paga 2300 stipendi al mese, ci sono 77 (settantasette!) unità in esubero a MessinAmbiente, l’Atm è sovradimensionata per qualche centinaio di unità ….
Perché, con altrettanta onestà e un po’ più coraggio non se ne traggono le conclusioni?
Come si possono conciliare gli esuberi di MessinAmbiente e dell’ATM – per non parlare delle 28 (ventotto!) assunzioni all’ATO dell’era Genovese, come denunziato dal consigliere Capurro – con i 472.500 (quattrocentosettantaduemilacinquecento euro!) che sembrano essere destinati a Cooperative per lavori di verde pubblico?
Ognuno può dare a questi numeri la sua personale valutazione politica ma, se le cose stanno così, non avremmo mai creduto che persone premiate dalla fiducia dei cittadini, di fronte a pronunciamenti di tale gravità, potessero criticare la trasmissione delle carte alla Magistratura, chiudendo gli occhi di fronte al possibile sperpero del denaro dei contribuenti.
Invece, purtroppo, constatiamo che alcuni di essi si … scandalizzano e attaccano pesantemente chi lo fa, invece di apprezzarne l’impegno civile.
Con motivazioni assurde come quella secondo la quale trasferire ogni atto della macchina amministrativa comunale alla Procura della Repubblica significa bloccare l’azione politica della città, ma anche intasare il sistema giudiziario, costretto d’ufficio ad aprire fascicoli in continuazione. O, peggio, la funzione di controllo, propria di un consigliere comunale, deve guardare soltanto ai risultati politici
Se ne deduce che il rimedio migliore davanti a un probabile spreco di denaro pubblico è … fare finta di nulla.
Guardare soltanto ai risultati politici … espressione irridente in una città agli ultimi posti per qualità di vita, commissariata per anni, con servizi pubblici da Terzo Mondo, un tasso di disoccupazione giovanile tra i primi in Europa; una città che ha impiegato 100 anni (cento anni!) a produrre il Piano di Emergenza, con le automobili che invadono i marciapiedi, senza vigili urbani per le strade; una città con migliaia di cittadini nelle baracche e dove si costruisce dovunque vi sia un buco, alla faccia delle norme di sicurezza e del rispetto dell’ambiente.
Dove sono la dignità, la tensione morale, il bisogno di legalità e la fame di giustizia, sentimenti che rendono nobile l’impegno dei rappresentanti dei cittadini?
Quando partirà il federalismo fiscale, quando cresceranno le responsabilità e i doveri e sarà ancor più necessario avere amministratori competenti e oculati, cosa accadrà a questa povera città?
