Si tratta di un fenomeno naturale, amplificato dal riscaldamento globale, con rischi gravi per agricoltura, risorse idriche e salute pubblica
Nel 2026, con la debole La Niña che si dissolve e le probabilità di un nuovo episodio di El Niño che salgono al 50-60% tra luglio e settembre, il Mediterraneo e in particolare la Sicilia si preparano a fronteggiare impatti climatici intensi. Questo fenomeno naturale, amplificato dal riscaldamento globale, nei prossimi anni potrebbe esacerbare ondate di calore e periodi di siccità sull’isola, portando a rischi significativi per l’agricoltura, le risorse idriche e la salute pubblica.
Cos’è El Niño?
El Niño rappresenta la fase calda del ciclo El Niño-Southern Oscillation (Enso), un’oscillazione climatica periodica che coinvolge variazioni nelle temperature superficiali dell’oceano Pacifico equatoriale e nelle pressioni atmosferiche. Definito come un riscaldamento anomalo delle temperature superficiali dell’oceano superiori a 0,5°C rispetto alla media nella regione Niño 3.4 (tra 120°W e 170°W), El Niño persiste per almeno cinque mesi e altera i pattern meteorologici globali. Contrapposto a La Niña, che raffredda le acque, El Niño rilascia calore dall’oceano all’atmosfera, intensificando estremi come heatwaves (ondate di caldo) e siccità in alcune regioni.
Come si origina questo fenomeno?
La genesi di El Niño deriva da un feedback positivo tra oceano e atmosfera, noto come Bjerknes feedback. In condizioni normali, i venti alisei spingono acque calde verso ovest, favorendo l’upwelling di acque fredde a est, davanti le coste del Peru e dell’Ecuador. Quando gli alisei si indeboliscono il calore si sposta verso est, sopprimendo l’upwelling e amplificando il riscaldamento. Modelli come quelli della Noaa (National Oceanic and Atmospheric Administration) indicano che nel 2026, con il passaggio da La Niña a neutrale, questo processo potrebbe accelerare, portando a un El Niño moderato o forte entro l’autunno.

L’influenza sulla circolazione atmosferica
El Niño perturba la circolazione di Walker, indebolendo i venti alisei e spostando l’attività temporalesca equatoriale verso il Pacifico orientale. Questo genera anomalie globali, come piogge intense in alcune aree e siccità in altre, con un trasferimento di calore dagli oceani all’atmosfera che eleva le temperature medie planetarie di 0,1-0,2°C. Nel Mediterraneo, tali alterazioni possono rafforzare anticicloni subtropicali, gonfiando la cella di Hadley verso l’Europa, favorendo persistenti ondate di calore e riducendo le precipitazioni.
Per il 2026, le proiezioni indicano un’intensificazione di pattern estremi, fra cui una riduzione degli uragani atlantici, e un prolungamento delle fasi siccitose sull’Europa meridionale. Sovrapposto al cambiamento climatico, El Niño potrebbe amplificare le ondate di calore estive e alterare i monsoni, con effetti che si inizieranno a vedere non prima del 2027.
Cosa rischia la Sicilia?
El Niño, nella sua fase strong, generalmente tende a intensificare ondate di calore, come quelle del 2023 e a prolungare periodi di siccità, con piogge che potrebbero ridursi del 50% in Sardegna e Sicilia. Ma gli effetti non li vedremo subito, ma non prima della primavera e dell’estate del 2027, qualora il pattern di El Niño inizierà a prendere vigore sull’oceano Pacifico, dal prossimo autunno. In questo caso l’Isola si dovrà preparare ad affrontare delle ondate di calore davvero intense e persistenti che rischiano di poter determinare emergenze idriche e impatti su turismo e allevamento.
Globalmente, El Niño potrebbe spingere le temperature a nuovi record, con un aumento di +0,2°C che, unito al +1,5°C antropogenico, rischia di superare soglie critiche. Per la Sicilia, ciò significa maggiore vulnerabilità a eventi estremi, con urgenza di adattamento: gestione idrica, agricoltura resiliente e riduzione emissioni per mitigare futuri rischi. Cose ancora non ben chiare alla politica locale.
