Referendum giustizia, Gullino: "Magistratura schierata, cosa cambia"

Referendum giustizia, Gullino: “Magistratura schierata, cosa cambia”

Alessandra Serio

Referendum giustizia, Gullino: “Magistratura schierata, cosa cambia”

giovedì 26 Marzo 2026 - 10:36

La Camera penale Pisani Amendolia di Messina "rilancia", dopo la vittoria del no

Dibattito ancora aperto in ambito giudiziario dopo il risultato della consultazione referendaria, anche a Messina. Interviene l’avvocato Alberto Gullino, presidente della Camera Penale Pisani-Amendolia, che rivendica l’impegno nella campagna e “rilancia”, riflettendo su come la magistratura ha affrontato il periodo referendario e gli eventuali riflessi sul dopo. Di seguito, l’intervento del presidente dei penalisti, condiviso col direttivo dell’associazione.

Una battaglia giusta

La vittoria del no è indiscussa: gli italiani si sono espressi chiaramente contro questa riforma. Ai sostenitori del sì e tra costoro, agli avvocati, in quanto parte soccombente della competizione elettorale, non resta che prendere atto del voto e rispettare la volontà del popolo; non senza l’orgoglio e la consapevolezza però di avere combattuto una -anzi, la – battaglia giusta. Noi avvocati torneremo nelle aule di giustizia a batterci, come ogni giorno, in difesa dei più deboli, di chi si trova processualmente nella posizione più svantaggiata, perché questo è il nostro dovere, ed è la cosa giusta.

Magistratura militante

La vicenda referendaria appena conclusasi ci ha consegnato però una magistratura diversa da come era stata intesa sinora, e forse il non averlo immaginato da parte dei sostenitori del sì ha contribuito alla sconfitta referendaria. Ovvero una magistratura fattasi “parte” – militante e vittoriosa – di una competizione elettorale, alla quale, per la prima volta nella storia, ha partecipato schierandosi apertamente come soggetto politico, alleandosi con partiti politici e comitati sostenitori del no, e costituendone e sponsorizzandone uno.

Ha agito da soggetto politico

Una magistratura così apertamente schierata, potrà essere (ed apparire) custode di quell’autonomia ed indipendenza che le derivano dalla sua sottoposizione soltanto alla legge, come vuole la Costituzione?  La ricerca e l’ottenimento del consenso della maggioranza del popolo italiano non rischiano di generare inevitabilmente una responsabilità “politica” della magistratura verso i compagni di cordata (che speriamo si fermi soltanto ai – non proprio opportuni – festeggiamenti in comune), di assai dubbia compatibilità con l’autonomia ed indipendenza del potere giudiziario? Alla magistratura il difficile compito di dare a questi interrogativi la risposta giusta. Non ci resta, allora, che continuare a confidare nelle doti di equilibrio, competenza, onestà dei singoli magistrati (che per fortuna sono in massima parte affidabili). Ma, appunto, per fortuna.

Un commento

  1. Cosa cambierà col referendum? Facile rispondere, in meglio niente, in peggio tanto, ecco cosa porterà il No

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