"Il Ponte è solo ipnosi", la controproposta è una legge speciale per Messina

“Il Ponte è solo ipnosi”, la controproposta è una legge speciale per Messina

Giuseppe Fontana

“Il Ponte è solo ipnosi”, la controproposta è una legge speciale per Messina

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venerdì 10 Aprile 2026 - 13:01

Il senatore Nicita al fianco della candidata sindaca del centrosinistra Russo: "Serve una legge sul modello di Venezia e Roma. Le risorse? 700 milioni in 5 anni. Ecco come"

MESSINA – No al Ponte sullo Stretto, sì a una legge speciale dal titolo “Messina città metropolitana porta del Mediterraneo”, con una dotazione economica di 700 milioni di euro per infrastrutture e investimenti, favorire l’occupazione e migliorare i collegamenti aeroportuali e portuali. È questa la proposta avanzata in mattinata dalla candidata sindaca del centrosinistra Antonella Russo. Con lei al comitato elettorale di centrosinistra c’è stato il senatore Antonio Nicita, vicepresidente del gruppo Pd al Senato, nonché ideatore della proposta. Con loro anche il professore Guido Signorino, docente di Economia applicata all’Università degli Studi di Messina e presidente dell’associazione “Invece del ponte”.

La critica al progetto e l’analisi dei fondi

È stato Nicita ad esporre il programma. Il senatore ha spiegato: “Alcune questioni vanno riprese. La prima è che in questa città si dibatte da tanto su Ponte sì e Ponte no. Io a Salvini in Senato ho risposto ‘Ponte boh’. Oggi bisogna dire la verità sul Ponte, anche solo dal punto di vista informativo. E inoltre si deve liberare la città dall’ipnosi del Ponte. Perché intanto investimenti concreti non se ne fanno, i giovani vanno via e il futuro si allontana. È tipico nostro siciliano: ci immaginiamo l’altrove senza pensare al presente. A che punto siamo? Ho visto che qui c’è stata una manifestazione con il ministro Salvini. Ho visto una foto dall’alto che non commento, mi ha ricordato la prima proclamazione di Trump a cui non ha partecipato nessuno. Lì lui rispose che ognuno ha la sua visione dei fatti, parlando di fatti alternativi. Ecco, il ponte fa parte di questi fatti alternativi. Oggi c’è un decreto pubblicato due volte, a febbraio e a marzo, in cui si dice una verità: laddove tutto fosse a posto, i lavori inizierebbero nel 2030. Che fine hanno fatto i fondi 2026, 2027, 2028 e 2029, pari a 2 miliardi e 800 milioni? Sono risorse prese per una parte dai fondi di coesione di Sicilia e Calabria e per un’altra parte dalle altre Regioni come somma non spesa e ridistribuita”.

“Di nuovo, come già avvenuto l’anno scorso con quasi 800 milioni, i fondi di Sicilia e Calabria non sono stati spesi per le infrastrutture e invece sono stati usati per altro. Queste sono risorse che devono essere ridate al territorio”. E ancora: ‘Ci preoccupa una questione. Oggi rischiamo di avere il peggiore dei risultati. Una situazione in cui c’è un’opera che per propaganda si continua a dire che sarà fatta, e altre opere funzionali che si cominceranno a fare ma che resteranno lì senza essere collegate a niente. Il Ponte è una ipnosi, perché tutto in questa città viene ricollegato a questo. Ora sappiamo che non c’è più questa questione sul tavolo, ma i messinesi sono rimasti comunque coi loro problemi”.

I tre pilastri della legge speciale

Da qui la proposta: “Ci abbiamo ragionato. Serve una legge speciale per Messina città metropolitana, come fatto per altre città con peculiarità storiche o geografiche come Venezia o Roma. Se ci disintossichiamo dalla discussione sul Ponte, torniamo a parlare di Messina come punta d’ingresso della Sicilia nel contesto del Mediterraneo. Abbiamo chiamato la legge ‘Messina porta del Mediterraneo’ per questo motivo. Sono tre i pilastri: il rafforzamento delle infrastrutture, gli investimenti a imprese e cittadini per l’impiego, e un rafforzamento specifico della Zes messinese per infrastrutture aeroportuali e portuali, cpn una governance unitaria degli investimenti pubblici. Si può fare, perché abbiamo il vantaggio di avere uno schema già approvato dalla Commissione europea per aiuti di Stato e investimenti di questo tipo. Abbiamo pensato a una proposta che semplicemente ridefinisce alcune spese dentro la Zes e mobilita fondi che già vi sono, per individuare Messina come la città di ingresso. Questo sia per chi è pro sia per chi è contro il ponte, perché Messina deve avere quel ruolo. Proponiamo questa legge che ci permette di cambiare prospettiva e anche sfidare i colleghi parlamentari dell’opposizione nel pensare questa città con uno strumento diverso”.

E le risorse necessarie, quante sarebbero? “Basandoci sugli altri modelli abbiamo pensato a 700 milioni in 5 anni. È un investimento sostenibile e necessario per Messina, per la città e per la provincia”. Antonella Russo ha poi ringraziato Nicita e aggiunto: “Questa è una proposta fatta da un professionista di bilanci pubblici e politiche economiche. Quindi se il senatore Nicita dice così, e cioè che questa operazione di 700 milioni è una proposta vera perché ci sono già risorse disponibili, per noi è la notizia più bella che potevamo ascoltare. Non vogliamo più sentire parlare del Ponte, né scivolare ancora nella retorica del sì e del no. Grazie a questo disegno di legge Messina non sarebbe più una città metropolitana come le altre ma una città che ha le sue peculiarità, davvero porta della Sicilia”.

I rischi per l’economia locale e il parere ambientale

Sul Ponte Nicita ha sottolineato che “prima di parlare dei sogni bisogna parlare di bisogni”. E poco dopo a intervenire è stato Guido Signorino: “Il Ponte è una minaccia rispetto alla presenza stessa di Messina. Antonio Nicita è un nostro punto di riferimento, non solo un riferimento in questa lotta. Ci viene detta una bugia e cioè che il ponte farebbe di Messina la piattaforma logistica del Mediterraneo. Ma è vero l’esatto opposto, perché se vogliamo che questa piattaforma abbia uno sviluppo per il tessuto locale bisognerebbe trasformarla in sede di lavorazione delle merci che arrivano non lavorate. E questo si può fare non grazie al ponte, ma solo se le merci che arrivano in Sicilia non scappano. Bisogna costruire infrastrutture e iniziative che consentano a queste merci di restare per essere trasformate. Noi con il ponte creiamo un’autostrada, non una piattaforma. Più velocemente passano le merci e meno lasciano al territorio. Il ponte non può rendere la Sicilia questa piattaforma evocata al suo stesso sviluppo”.

E poi: “Il ponte non ha avuto punti d’inciampo dentro al Cipess, perché il Cipess è il governo. Il comitato Via-Vas è parzialmente emanazione del governo e ha rilasciato un parere biforcuto. Ha detto che si può fare ma non si può fare, perché non è possibile sotto il profilo ambientale. Il parere va letto e lì si trova che la commissione esprime parere negativo per tre siti di Natura 2000. È questo che ha incagliato la marcia che loro al governo volevano imprimere all’opera. Credevamo che sarebbe stato più devastante questo parere”.

L’affondo politico sugli altri candidati e il programma per lo Stretto

Russo nel finale ha attaccato: “Mi sento offesa quando sento dire che il no al ponte è un no ideologico. È un’offesa agli studi e alle relazioni di tanti professionisti in cui si parla di tutti gli aspetti, da quelli normativi a quelli ambientali. Come si fa a dire che il no è ideologico? Mi verrebbe da dire che lo è il sì, che è un sì politico e strumentale. Penso che il ponte potrebbe diventare una ulteriore forma di sfruttamento del territorio se queste merci passassero dalla Sicilia per non rimanere. Così che sviluppo e produttività può esserci? Oggi mancano professionalità qui a Messina. Le bugie che vengono dette dal sì quindi cosa sono?”.

Le critiche a Basile e Scurria

La candidata sindaca ha poi criticato gli altri competitori: “Chi si candida e chi si ricandida deve sapere le peculiarità di Messina ma non solo quelle infrastrutturali e morfologiche. Bisogna conoscere anche quelle nel dna della città. L’ex sindaco, dimissionario ricordiamolo, è favorevole o contrario? Non lo abbiamo mai potuto sapere né di lui né della forza politica che rappresenta. Poi abbiamo un candidato del centrodestra che non dice una parola sulla bontà del progetto o sulla sua produttività pur rappresentando partiti favorevoli. Nell’occasione recente del mega palco sulle scale del palazzo municipale non c’è stato il candidato del centrodestra mentre noi firmavamo a Torre Faro il patto dei candidati sindaci no ponte. Tornando a Basile, dice che difenderà i cittadini messinesi. È il minimo per un sindaco. Ma ha il dovere di dire cosa ne pensa. La gente deve sapere cosa vota”.

Russo e le “pillole” di programma

Russo ha poi lanciato l’idea di una petizione per la chiusura della Stretto di Messina spa, “perché sono sicura che il cittadino messinese vorrebbe pronunciarsi in tal senso”.

Poi “in pillole” ha concluso parlando del programma sulle infrastrutture: “Per una Messina di oggi vogliamo che la città non sia ridotta più solo a grandi eventi e stagionalità. Il turismo non può essere unico orizzonte della città. Sulla mobilità serve un vettore pubblico rafforzato per lo Stretto, con un osservatorio permanente su tempi e tariffe. Vogliamo dignità del lavoro sullo Stretto. Chiediamo che nelle aree Rfi dismesse non ci sia solo rigenerazione urbana ma anche produttiva. In questa città è mancata una visione da questo punto di vista. Per questo alle ex officine vogliamo creare un polo industriale e di rilancio della cantieristica navale di qualità. Nei primi 100 giorni vogliamo raggiungere un accordo di programma con tutti affinché una quota delle aree di Rfi sia destinata a queste attività produttive. E noi vogliamo che ci siano quote di assunzioni di lavoratori locali, ponte o non ponte, con tutela di legalità e sicurezza. Sono solo pillole rapide. Le idee ci sono e sono tante”.

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4 commenti

  1. Bastacuradelproprioorticello 10 Aprile 2026 14:00

    700 milioni di euro in 5 anni!!! Tanto per fare assistenzialismo, senza creare nulla. Al nord creano opere e danno lavoro, qua continuano a fare fuffa!!!

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  2. DDL “narco-ipnotico” per una candidata invisibile.

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  3. Vi dico qui quello che penso. Fino adesso la maggioranza degli appalti pubblici relativi ai vari fondi nazionali e regionali e PNRR assegnati a Messina e non solo sono stati appannaggio, gioco-forza, di Società non Messinesi (Mi smentisca chi può con dati alla mano !) . Qual è il motivo di questo? Ci sono principalmente due motivi che è perfettamente inutile che io vi segnali in quanto il buon direttore li cancelerebbe. Però da bravi Siciliani è facile immaginare quali siano. Perchè vi dico questo, perchè contrariamente a questa tipologia di lavori per il ponte sempre gioco-forza sarebbe diverso, perchè sarebbero dei lavori strutturali e per quanto perduranti nel tempo facendo così in modo che comunque vada rilascerebbero proprio su Messina e quindi sul territorio una grande liquidità in direzione delle economie locali. Al di là certamente delle opere infrastrutturali che drasticamente supererebbero le gabbie dei parcheggi e delle piste ciclabili con le stesse isole pedonali.

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  4. Siamo quasi a fine governo ed hanno fatto solo locandine , hanno speso soldi nostri in una società che non ha fatto niente , senza dimenticare che non hanno potuto rifare una nuova gara d’appalto ed in più è stato bocciata dalla corte dei conti . Quindi perché pago le mie tasse per la società ponte sullo stretto ? Voglio sentire i si ponte

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